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Settimana di pausa. Ora ripartenza o correzione?

Pierluigi Gerbino
 

E’ trascorsa senza lasciare troppe tracce un’altra settimana di speranze frustrate. Mi riferisco ovviamente alle speranze di riavvicinamento tra Cina ed USA, dopo lo stop ai negoziati per porre fine alla guerra commerciale. Le distanze non si sono avvicinate, anzi. L’approvazione in America della legge a sostegno delle proteste ad Hong Kong ha innervosito i cinesi, così come non farà piacere l’esclusione, avvenuta nel week-end, di Huawei e ZTE dai sussidi federali USA e l’avvio della procedura per obbligare le imprese americane a sostituire i componenti acquistati dalle due imprese cinesi, dichiarate una “minaccia per la sicurezza americana”. Un messaggio contradditorio dopo che Trump, in segno di buona volontà, aveva prorogato di 90 giorni la data di partenza del bando alle due società cinesi.

E pensare che i cinesi venerdì avevano invitato la delegazione americana a riprendere i colloqui.

Inoltre bolle in pentola in modo sempre più rumoroso la patata Hong Kong, che ieri ha sancito  nelle elezioni distrettuali la vittoria delle forze di opposizione al regime di Pechino.

Il fatto che ora i leader della protesta siedano nei consigli distrettuali potrebbe far sperare a Pechino che la protesta si calmi almeno per un po’. Ma potrebbe anche succedere il contrario, dato che gli oppositori del regime potrebbero pretendere con maggior forza le dimissioni della Governatrice Lam e spingere ancora per l’ottenimento di maggior democrazia, che la dittatura cinese difficilmente vorrà concedere.

Gli elementi di incertezza per il futuro non diminuiscono. Anzi, la discesa in campo ufficiale di Bloomberg, l’ex sindaco di New York, per partecipare alle primarie democratiche e sfidare Trump alle presidenziali del prossimo anno aumenta l’incertezza sull’esito della competizione.

I mercati però hanno troppa voglia di salire e tutto ciò non basta a far cambiare direzione in modo evidente ai listini azionari.

Quelli USA, sia il principale SP500 che il tecnologico Nasdaq100, hanno ritoccato in settimana di qualche punto il massimo storico, ma hanno chiuso la settimana in lieve calo. Si tratta però soltanto di una piccola frazione di punto percentuale, che viene dopo ben 6 settimane rialziste (7 per Nasdaq100). Niente che possa far pensare che il mercato abbia deciso di scendere. L’impressione è che le notizie contraddittorie non bastino ad abbattere l’entusiasmo degli operatori, ma che per scendere ci vogliano altre motivazioni.

Una potrebbe essere la perdita della pazienza di Trump con i cinesi, come successe nel maggio scorso. L’imprevedibilità del Presidente USA, che si sente accerchiato da situazioni ostili (impeachment, trattative ferme con la Cina, Powell che non abbassa i tassi come vorrebbe, ora l’arrivo di un concorrente assai scomodo per la corsa presidenziale), potrebbe causare sue reazioni inconsulte per galvanizzare i suoi sostenitori.

Un’altra potrebbe essere il definivo deragliamento della situazione ad Hong Kong, con azioni di repressione violenta da parte dell’esercito cinese, se l’opposizione, esaltata dal voto, decidesse di alzare la posta.

Ma se questi elementi di perturbazione non arriveranno, non escludo che i listini USA possano ancora migliorare i massimi storici anche questa settimana, dato che l’inerzia rialzista accumulata è ancora ben presente e che questa settimana avremo una ricorrenza che è spesso portatrice di euforia in borsa. Infatti, dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento a base di Tacchino ripieno arrosto, che si celebrerà giovedì 28, il giorno seguente ricorre il mitico Black Friday, l’apoteosi del consumismo USA. Tutti gli americani affolleranno i centri commerciali a caccia di sconti, avviando la stagione degli acquisti natalizi.

Capita spesso, negli anni buoni, che l’andamento delle vendite nel Black Friday faccia da segnale premonitore all’intera stagione delle vendite natalizie, che per il commercio USA rappresenta una percentuale consistente del fatturato annuale e determina l’utile a fine anno.

Nel vecchio continente la correzione della settimana scorsa è stata un po’ più marcata che in USA (Eurostoxx50 -0,65% settimanale) ma non preoccupante, poiché anche Eurostoxx50 aveva in precedenza collezionato 6 settimane di rialzo consecutivo. Si nota solo un po’ più di nervosismo che in USA, anche perché i dati congiunturali europei continuano a faticare. Venerdì abbiamo avuto i PMI di Novembre per l’Eurozona, che hanno mostrato un piccolo rimbalzino per quello manifatturiero, che resta comunque a 46,6, sempre abbondantemente al di sotto di 50, ma un indebolimento evidente per quello del settore servizi, che ha segnato 51,5, un punto in meno delle attese e mostra che la fiducia dei manager delle imprese dei servizi comincia a vacillare un po’.

Il nostro Ftse-Mib, sebbene senza crolli (-1,39% settimanale) è stato il peggior indice d’Europa, risentendo delle convulsioni e delle liti nel governo, preso tra le gatte da pelare ILVA e Alitalia e l’approvazione della manovra, promossa con riserva da Bruxelles. Da qualche giorno poi è spuntata anche la questione del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, che in Europa si vuole riformare ed in Italia ha fatto scoppiare polemiche di ogni tipo, con l’impressione che gli interessati non fossero troppo al corrente di quello su cui polemizzavano.

Dato che l’argomento è complesso e non può essere liquidato in due righe ci tornerò in un futuro commento. Intanto il week-end ha portato il commissariamento di Di Maio da parte di Beppe Grillo e la conferma che l’alleanza dei 5Stelle con il PD deve essere consolidata. Perciò è ipotizzabile un miglioramento del clima in Italia, almeno fino alle prossime liti.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online