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Settore della ceramica in ginocchio a causa dei prezzi del gas

·5 minuto per la lettura
Un operaio taglia piastrelle nel quartiere Valdebebas a Madrid

di Stephen Jewkes e Isla Binnie e Elvira Pollina

MILANO (Reuters) - L'industria delle ceramiche dell'Europa continentale, un giro di affari da 35 miliardi di dollari, credeva di essersi lasciata alle spalle i giorni più duri quando ha visto le proprie vendite balzare di oltre il 10% nel primo semestre del 2021 e gli ordini hanno ricominciato ad accumularsi dopo la pandemia.

Ma la crescita dei prezzi del gas ha colpito le aziende in un settore che ha bisogno di grandi quantità di energia, costringendole a scegliere se aumentare i costi di vendita o se rallentare, o addirittura fermare, la produzione. E tutto ciò in un momento in cui molti sono convinti che i costi della transizione energetica stiano già avendo un impatto.

Iris Ceramica Group, con sede in Emilia-Romagna, una delle case produttrici leader nel settore in Italia, ha introdotto un sovrapprezzo del 3% sulle fatture per attutire il colpo assestato dalla crescita dei prezzi dell'energia.

Le risposte sono state contrastanti.

"Alcuni clienti realizzano che abbiamo fatto del nostro meglio per contenere l'aumento dei prezzi ma altri, specialmente i grandi compratori all'ingrosso, stanno interpretando i contratti alla lettera e chiedono che i cambiamenti vengano segnalati prima", dice il Ceo del gruppo Federica Minozzi.

È stato proprio suo padre Romano a convincere per primo Snam a portare la sua rete nella zona negli anni '80, di fatto lanciando la "Tile Valley" italiana. Ora sua figlia vuole creare la prima fabbrica di ceramiche a idrogeno verde, con un tetto a pannelli solari. Il progetto, partito prima del balzo dei prezzi dell'energia, trova ancora più motivazione alla luce dei prezzi del gas.

"In effetti, visti i recenti sviluppi, la produzione potrebbe diventare competitiva da un punto di vista economico prima di quanto pensassimo", ha detto Minozzi.

L'industria europea della ceramica utilizza il gas per accendere le fornaci e dare lavoro a 200.000 persone, indotto escluso. I costi dell'energia in genere rappresentano circa il 20% del totale.

Non essendoci in vista soluzioni a breve termine, il trimestre conclusivo dell'anno potrebbe trasformarsi in un bagno di sangue, secondo Giovanni Savorani a capo di Confindustria Ceramica. "È un completo disastro. Ci sono aziende che rischiano di dover fermare la produzione e mandare a casa gli operai perché non riescono a far quadrare i conti", ha detto a Reuters Savorani.

L'Italia, che domina insieme alla Spagna il mercato europeo delle ceramiche, ha investito oltre 2 miliardi di euro in sei anni in nuovi materiali e tecnologie per aiutare il settore a competere con la produzione più economica che arriva da Cina, India e Turchia.

Dopo la tempesta scatenata dal Covid, la domanda di ceramiche è tornata a crescere, con i ricavi in Italia che erano balzati nei primi sei mesi dell'anno del 12,3% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma l'aumento degli ordini non può tenere il passo con l'impatto dei costi dell'energia. "Sto pensando di fermare tutto a gennaio, perché non posso realizzare un profitto producendo a questi prezzi", dice Savorani, parlando della sua azienda.

CONCORRENTI PIÙ ECONOMICI I prezzi del gas naturale hanno fatto segnare un balzo del 300% quest'anno, arrivando a toccare cifre record in Europa e in alcune regioni dell'Asia, con le economie che sono ripartite dopo la pandemia di Covid-19 e la domanda di energia che è aumentata più velocemente dell'offerta.

Gli incrementi hanno portato settori che hanno bisogno di grandi quantità di energia a rivedere la produzione per adattarsi a un trend che sta sconvolgendo intere filiere e rischia di dare una forte spinta all'inflazione.

José Luis Lanuza, Ceo della spagnola Keraben Group, una volta guardava ai prezzi del gas una o due volte l'anno, per decidere come strutturare i contratti della sua azienda di piastrelle da muro e da pavimento.

"Ora guardo i prezzi tutti i giorni, sperando che scendano", dice Lanuza. "Non abbiamo fonti di energia alternativa. Dobbiamo comprare gas". A settembre Keraben, di proprietà di Victoria, ha speso sette milioni di euro per tenere accesi i propri forni da 140 metri, rispetto a una media mensile lo scorso anno di due milioni.

Lanuza ora sta valutando degli stop parziali alla produzione a dicembre, che potrebbero portare a un taglio temporaneo della produzione del 50% circa e a un anticipo delle ferie dell'anno prossimo per i dipendenti.

"Questa situazione si potrebbe risolvere spostando la produzione altrove, fuori dall'Europa", ha detto Lanuza, citando tra le possibili alternative Turchia, Polonia, Vietnam e Messico. "Stiamo già valutando la possibilità di investire fuori dall'Europa. Mi addolora, ma devo farlo".

Geert-Jan Starting, alla guida di una fabbrica olandese di mattoni vecchia 165 anni, paragona la crisi alla Prima Guerra Mondiale, quando l'interruzione delle forniture di carbone dalla Gran Bretagna all'Olanda portò a un'ondata di fallimenti.

L'attività è sopravvissuta a due guerre mondiali e alla transizione dalla torba al carbone e poi al gas naturale negli anni '60. Ma ora Starting deve dire ai clienti che non può più permettersi di offrire loro prezzi garantiti in un mercato così volatile. "Non ho previsto questa situazione qualche mese fa, con i prezzi che sono triplicati o quadruplicati, e se mi chiedi che cosa ci aspetta, non ne ho idea".

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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