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Si va in recessione, ma il FTSE-MIB punta al paradiso

Pierluigi Gerbino
 

La settimana scorsa i mercati azionari hanno continuato ad apprezzare molto la modalità con cui i cinesi hanno affrontato il virus, attribuendo alle energiche misure di contenimento del contagio, che il governo ha attuato, il potere di debellare presto l’epidemia.

D’altra parte il governo cinese, pur nella babele delle cifre comunicate e dei cambiamenti attuati nelle modalità di conteggio, ha rimarcato che il ritmo dei contagi sta diminuendo, rafforzando la convinzione dei mercati che il picco stia per essere raggiunto.

Le misure economiche per alleviare l’impatto recessivo che inevitabilmente avrà il fermo all’attività per gran parte delle provincie cinesi, che si è protratto praticamente per tre settimane, sono state anch’esse imponenti. Alle ripetute iniezioni di liquidità da parte della PBC, la banca centrale cinese, si è aggiunta una sorta di moratoria nei confronti delle imprese che in questo periodo non pagano gli interessi per colpa del virus. Non verranno inserite nell’elenco degli insolventi.

Alle rassicurazioni provenienti da fonte cinese si sono poi aggiunte in settimana le parole pronunciate da Powell nelle audizioni davanti ai due rami del Congresso USA, durante le quali ha confermato la sua idea che l’economia USA è solida e per ora non ci sono motivi di preoccuparsi per il virus, ma ha anche rassicurato che in caso di necessità l’intervento della FED non mancherà e potrà essere anche “aggressivo”.

I mercati, che già da tempo stanno scontando un rapido ritorno ad una normalità drogata, non si sono fatti ripetere il ritornello ed hanno messo a segno un’altra settimana piuttosto positiva.

SP500 (+1,58%) e soprattutto Nasdaq100 (+2,37%) hanno esteso ripetutamente (entrambi in 4 sedute su 5) il proprio massimo storico, fermandosi a rifiatare un attimo solo nella seduta di venerdì scorso, in cui si è fermato anche Eurostoxx50, reduce anch’esso da una settimana positiva (+1,12%), anche se meno direzionale e convinta degli indici americani.

Ma la settimana è stata da incorniciare soprattutto per il nostro Ftse-Mib, non tanto per la performance (+1,58%), quanto per il fatto che ha segnato il superamento di quell’area compresa tra 24.500 e 24.600 punti, che l’indice delle nostre blue chips raggiunse una prima volta nell’ottobre 2009, durante il rabbioso rimbalzo post-crisi finanziaria e da essa venne respinto fino ad essere costretto a ritornare sui minimi di 12.300 punti nell’estate 2012, quando l’intervento di Draghi (Wathever it takes…) ci salvò dal baratro. La barriera di resistenza venne poi riavvicinata per diversi mesi nel 2015, ma non raggiunta, e successivamente venne nuovamente toccata a marzo 2018, ma anche quella volta respinse l’indice nostrano sotto quota 18.000. Nei primi giorni della settimana passata è stata nuovamente attaccata, ma questa volta, proprio martedì scorso, è avvenuto il superamento, con chiusura della settimana ampiamente al di sopra di questo livello, a 24.867.

Il segnale rialzista che fornisce il nostro indice è formidabile, per l’ampiezza dell’obiettivo a cui i grafici lo proiettano. Stiamo parlando di oltre 12.000 punti di possibile rialzo in un’ottica di lungo periodo, cioè a quota 36.700!!!

Non è un errore di stampa, anche se mi rendo conto che appaia come incredibile, sotto molti punti di vista, tra cui il fatto che il segnale è avvenuto quando il dato sulla produzione industriale di dicembre ha confermato la stagnazione produttiva del nostro paese già alla fine dello scorso anno e la recessione, anche per colpa del virus cinese, appare dietro l’angolo. Inoltre capita in un momento in cui il governo non se la sta passando per il meglio e subisce venti di crisi per la battaglia tra Renzi e Conte.

Ma tant’è. I mercati fanno quel che vogliono e l’euforia di questi giorni è riuscita perfino a riempire il bicchiere della nostra misera Italietta.

La settimana è chiamata a confermare questo vento di ottimismo che spira gagliardo e senza timori.

La Cina tenterà il ritorno alla normalità, riaprendo le fabbriche nelle province meno piegate dalle misure di controllo del contagio. Oggi ripartono a spron battuto anche gli indici cinesi, in buon rialzo augurale e riescono a rendere meno pesante il calo del giapponese Nikkei, che si è svegliato con la pessima notizia di un calo del PIL di oltre il -6% annualizzato nell’ultimo trimestre 2019 (prima del virus).

L’economia va male, ma le borse fanno festa.

Quando le banche centrali offrono da bere tutto è possibile.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online