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"Si potevano salvare 3,4 milioni di persone". Un rapporto indica gli errori fatti da Oms e governi

·3 minuto per la lettura

AGI - La pandemia è stata un "disastro evitabile" e dichiarare l'emergenza prima del 30 gennaio 2020 "avrebbe potuto salvare 3,4 milioni di vite".  Lo sostiene un rapporto indipendente pubblicato sull'autorevole rivista "The Lancet" con il titolo "COVID-19: Make it the Last Pandemic".

Il rapporto è nato da una richiesta, datata maggio 2020, dell'Assemblea Mondiale della Sanità al direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della sanità, per l'avvio di una revisione indipendente, imparziale e completa sulla risposta sanitaria internazionale alla pandemia da Covid.

I ricercatori, dopo otto mesi di lavoro, sono arrivati alla conclusione che l'epidemia globale è stata determinata "da una miriade di fallimenti, lacune e ritardi nella preparazione e nella risposta" alla crisi sanitaria.

I ritardi dell'Oms

Le due responsabili del rapporto, Ellen Johnson Sirleaf, membro del Centro presidenziale per le donne e lo sviluppo a Monrovia, in Liberia, e Helen Clark, responsabile della "Helen Clark Foundation" di Auckland, ed ex primo ministro della Nuova Zelanda, hanno spiegato che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) avrebbe dovuto dichiarare l'emergenza globale prima della fine di gennaio 2020 e raccomandare da subito maggiori blocchi per i viaggiatori per limitare "una rapida trasmissione della malattia". Il lavoro sarà presentato durante un panel alla 74esima Assemblea Mondiale della Sanità, che si terrà dal 24 maggio al 1° giugno 2021.

Gli esperti che hanno contribuito a stendere il rapporto hanno trascorso gli ultimi 8 mesi ad esaminare i piani preparatori antecedenti al manifestarsi del Covid, le circostanze in cui è avvenuta l'identificazione del virus e delle conseguenze che scatena, e le risposte a livello globale, regionale e nazionale, soffermandosi soprattutto sui primi mesi successivi allo scoppio della pandemia. Il gruppo ha anche analizzato l'ampio impatto del coronavirus sui sistemi sanitari nazionali, e le crisi sociali ed economiche ad essa collegate.

Febbraio 2020, un mese "perso"

Il rapporto spiega ad esempio che l'intero mese di febbraio del 2020 è stato "perso" perché i vari governi "non sono riusciti a imporre misure più severe per arrestare la diffusione del Covid". Lo studio chiede all'Oms di pensare a riforme coraggiose e alle amministrazioni di procedere con l'aggiornamento dei piani nazionali contro le pandemie, unico modo per evitare un altro "cocktail tossico" in futuro. 

I ricercatori segnalano, inoltre, come i medici cinesi abbiano segnalato casi di polmonite insolita già nel dicembre 2019 informando le autorità della questione. Il comitato di emergenza dell'Oms, secondo gli autori, "avrebbe dovuto dichiarare l'avvio dell'emergenza sanitaria internazionale nella sua prima riunione del 22 gennaio invece di aspettare fino al 30 gennaio". 

Preparazione "disarticolata"

Il virus ha messo in luce una preparazione disarticolata e insufficiente, lasciando i sistemi sanitari sopraffatti quando si sono effettivamente confrontati con un virus in rapida e esponenziale diffusione. Allo stesso tempo ha lodato alcune misure come l'apertura e la condivisione internazionale dei dati scientifici relativi al coronavirus.

Per il documento è chiaro che il sistema di allerta internazionale su casi simili non opera con sufficiente velocità di fronte a un agente patogeno respiratorio che invece si muove rapidamente. Il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) del 2005 è ritenuto uno strumento limitante che non facilita una risposta rapida.

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