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Siamo andati a sbattere contro un iceberg

Gaetano Evangelista
 

I mercati sono andati a cozzare contro un iceberg, subendo gravi danni: 26 miliardi di dollari di capitalizzazione persi in poche settimane; quanto il prodotto interno lordo di Stati Uniti e Giappone. Quando rivedremo i massimi di febbraio?

Mentre ci dilettavamo con gli Hindenburg Omen, abbiamo trascurato di scorgere un altro mezzo di trasporto popolare pochi anni prima della grave epidemia spagnola di poco più di un secolo fa: il Titanic. I mercati sono andati a cozzare contro un iceberg, subendo gravi danni: 26 miliardi di dollari di capitalizzazione persi in poche settimane; quanto il prodotto interno lordo di Stati Uniti e Giappone.

Le autorità hanno posto l’economia in coma farmacologico, ma con il passare delle ore diventa sempre più evidente che più questo stato si consolida, più danni irreversibili subisce il paziente. Ha aperte le danze JP Morgan, con una previsione scioccante (-14%) di crescita annualizzata per il PIL americano nel secondo trimestre; ha rincarato la dose Goldman Sachs (-24%), superata ora da Morgan Stanley, che suggerisce una contrazione del PIL del 30%, un tasso di disoccupazione analogo e una caduta dei consumi persino superiore. Non si tratta soltanto di previsioni sell side: ieri sera il presidente della Fed di St Louis James Bullard ha profetizzato per l’economia americana una contrazione del 30% nel secondo trimestre per via dello shutdown totale.

Dei tre scenari portati avanti, quello più infausto sembra prendere corpo. Una volta penetrato il minimo di dicembre (December Low Indicator) sul Dow Jones, e conseguito un saldo negativo anche nel mese di febbraio – circostanza che, come tempestivamente segnalato in questa sede, ha preceduto i bear market del 1974, del 2002 e del 2008... - è apparso ben presto chiaro che lo schema interpretativo da applicare, passasse per i crash del 2008, del 1987 e del 1929. Il Rapporto Giornaliero di oggi aggiorna questo lugubre confronto. Un esercizio peraltro stilistico, dal momento che ogni crollo fa storia a sé. A proposito di storia: in vent’anni abbiamo conosciuto tre severi bear market (-57% nel 2007-2009, -49% nel 2000-2002, e -33% a ieri sera), nonché il secondo bull market più esaltante di tutta la storia. Gli investitori moderni avranno di che raccontare ai posteri.

Estendendo la discussione a tutti i bear market di entità superiore al 30%, si dispone di una casistica non abbastanza ampia da pervenire a conclusioni definitive, ma utile per avere un orientamento per i mesi a venire. Il rapporto di oggi si sofferma sull'estensione ulteriore del ribasso in circostanze simili, e soprattutto - aspetto di interesse di una significativa fetta di investitori in questo momento - sui tempi stimabili di recupero. In altre parole, sulla base dell'esperienza storica, quando potremo rivedere i massimi di febbraio?

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online