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Siamo Serie #36 - L’alligatore è la nuova serie Rai "anfibia"con tanto blues e un Matteo Martari top

Di Francesca D'Angelo
·3 minuto per la lettura
Photo credit: courtesy photo/foto di Thomas Trabacchi
Photo credit: courtesy photo/foto di Thomas Trabacchi

From ELLE

Complice la seconda ondata epidemica, il nostro viaggio alla scoperta di piccole gemme da gustare tra le mura domestiche prosegue. Cosa vedere? Ve lo consigliamo noi. La serie tv di oggi è: L'alligatore, in onda dal 25 novembre su Rai Due e disponibile, integralmente, su Rai Play.

Perché guardare L’alligatore?

E' diverso da tutto quello che avete visto finora sulla Rai. Certo, forse non vi appassionerà come Doc (ma chi può farlo?), tuttavia questa storia "anfibia", a ritmo di blues, attirerà la vostra attenzione spingendovi ad andare fino in fondo. L'Alligatore, ambientato in un piovosissimo Veneto, procede indolente prendendosi tutto il tempo per sviscerare i casi di puntata. Diciamo due orette buone. Le indagini si spalmano infatti sull'arco di due puntate, per poi resettarsi e ricominciare di nuovo. Come una canzone che segue il suo ritmo e ti trascina, piano piano, a ballare. E poi c'è lui: un Matteo Martari più tenebroso che mai, qui al suo primo - meritatissimo - ruolo di protagonista assoluto.

Photo credit: courtesy photo/Rai
Photo credit: courtesy photo/Rai

Trama in pillole

Il protagonista è Marco Buratti (Matteo Martari), un uomo che è stato tante cose: ex cantante blues, ex fidanzato di una fascinossissima Valeria Solarino, nonché ex carcerato. Ma tranquilli: è finito in galera perché lo hanno incastrato. Marco ha coperto infatti un suo amico che, durante un appostamento giornalistico, aveva visto più di quello che avrebbe dovuto vedere: un omicidio e, soprattutto, la faccia del sicario. Con tanto di telecamera che ha immortalato tutto. Pur di non spifferare il nome dell'amico, Buratti le ha prese di santa ragione (peraltro da poliziotti corrotti) e finisce per diverso tempo in carcere. Qui, oltre a farsi ribattezzare come Alligatore, si è distinto per le sue doti diplomatiche: riusciva ad appianare le divergenze (eufemismo) tra i vari carcerati. Così, una volta uscito di cella, alcuni avvocati richiedono i suoi servigi. La serie inizia proprio da qui: da L'alligatore che si improvvisa detective senza licenza. I suoi metodi? Ovviamente discutibili ma in fondo, se pensiamo che a incastrarlo sono stati dei poliziotti corrotti, tutto diventa plausibile. Ergo, come braccio destro Buratti si sceglie un ex compagno di galera, interpretato da Thomas Trabacchi. Il personaggio è un tantino macchiettistico, ma nel complesso godibile. Tra un caso e l'altro, l'Alligatore prova a rimettersi in sesto, anche se il più delle volte lo vediamo annegare nell'alcol la propria tristezza.

Photo credit: courtesy photo/Rai
Photo credit: courtesy photo/Rai

Mood consigliato

Ideale per le sere d'inverno indolenti e piovose, quelle dove non avete voglia di fare altro che sprofondare sul divano. Piacerà molto anche agli amanti del noir e delle fiction nordiche: no, L'alligatore non è al livello dei gialli svedesi ma è quanto di più simile ci sia, al momento, in Italia.

Cosa ricorderete

Che al Nord piove decisamente troppo. E poi il blues. L'atmosfera soffusa dei locali sarà un vero colpo di fulmine: vi riprometterete di fiondarvi subito in uno di quei club, a epidemia finita. Anzi, di svernare direttamente lì al prossimo lockdown. Non ultimo, vi rimarrà impressa la bravura di Martari e Solarino: due attori strepitosi che vorremmo vedere di più, e ancora di più, al cinema e in tv.