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"Siciliani come africani, serve scossa", il ritorno dei Forconi

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(di Rossana Lo Castro) "La convocazione a Roma del ministro De Micheli? Sembra quasi una provocazione perché a quel tavolo noi non siamo stati invitati. La verità è che il Governo nazionale non è interessato a sentire le nostre lamentele. D'altra parte la questione meridionale non è certo nata oggi e il Sud da anni è abbandonato". Mariano Ferro, leader dei Forconi, è un fiume in piena. Battagliero come sempre. Al porto di Catania da stamani alcune decine di autotrasportatori, aderenti ad Aias, Trasporto Unito, Aitras e al movimento dei Forconi che nel 2012 paralizzò la Sicilia con il blocco dei tir, sono in presidio davanti all'ingresso Darsena dello scalo, vicino alla zona del Faro Biscari. Una cinquantina di camion per protestare contro l'aumento nelle tariffe per il trasporto delle merci via mare.  

Rincari che gli armatori imputano alla necessità di adeguarsi alle nuove normative ambientali imposte dall'Europa, ma che, dice Ferro all'Adnkronos, "si scaricano esclusivamente su di noi". Scendono in piazza i Forconi come 8 anni fa, quando la loro protesta mise in ginocchio la Sicilia e non solo. "Rispetto ad allora tutto è peggiorato - ammette Ferro -, i problemi si sono incancreniti e le risposte non sono arrivate. Qui manca tutto: le infrastrutture, i servizi. Solo le tasse sono uguali al resto d'Italia. Sono passati oltre quattro anni e mezzo dal crollo del viadotto Himera lungo l'A19 Palermo-Catania, senza che si sia mosso un dito. Una vergogna nazionale. A Genova, invece, procedono i lavori per la ricostruzione del ponte Morandi". Ecco il segno delle differenze tra nord e sud del Paese, secondo il leader dei Forconi. "Da anni si discute inutilmente della costruzione del ponte sullo Stretto, l'unico modo perché l'alta velocità arrivi anche in Sicilia - aggiunge -. La verità è che più che europei i siciliani si sentono africani e più che isolani siamo isolati".