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##Sisma Emilia, dopo 10 anni memoria scosse e rinascita

Image from askanews web site
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Modena, 19 mag. (askanews) - "L'Emilia ce la fa da sola". Questo si diceva pochi giorni dopo le due terribili scosse del 20 e 29 maggio 2012 che hanno messo in ginocchio quattro province emiliane, in particolare nella Bassa modenese zona dell'epicentro, provocando 28 decessi, 300 feriti, 45mila sfollati e danni per quasi 13 miliardi di euro. C'è gran parte della verità in questa frase, perché l'Emilia davvero si è rimbocca le maniche e nessuno ne parla più, sembra quasi che quelle "crepe" siano già state tutte risanate. La ferita, invece, è viva nella gente che abita qui.

Il resoconto dello stato della ricostruzione parla di 17.500 abitazioni ripristinate tra Modena, Reggio Emilia, Bologna e Ferrara e, fuori regione, Mantova e Rovigo. Circa 27mila persone sono rientrate nelle proprie case; 570 scuole ripristinate o ricostruite ex novo e "mai un'ora di lezione è stata persa" come ha ricordato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Da soli si fa tutto, tranne che le cose che dipendono da altri canali, tipo le chiese, gli istituti pubblici, gli edifici storici: quel 5% che non è ancora stato ricostruito perché sottoposto a vincoli della Soprintendenza o di altri enti. Tutto il resto, invece, ha ripreso forma. A partire dalle industrie che si sono rialzate rapidissimamente per quello che è stato definito il primo "terremoto industriale": seimila piccole attività commerciali, artigiane e dei servizi rese di nuovo agibili in pochi mesi, 3.500 aziende industriali e agricole ristrutturate e altre 1.550 imprese che hanno potuto mettere in sicurezza i propri stabilimenti o spazi di produzione in nome della prevenzione futura. Le "delocalizzazioni forzate" erano una delle paure più grosse nell'estate di dieci anni fa, del resto percorrendo decine e decine di chilometri di campagna, passando in mezzo ad alcuni dei distretti industriali più importanti al mondo - come quello del biomedicale o della meccanica, ma anche dell'agroalimentare - si vedevano soltanto capannoni squarciati e desolazione tutt'intorno. In realtà nessuno ha mai perso fiducia: nei cortili delle imprese hanno cominciato a comparire tendoni, qualcuno ha chiesto "ospitalità" per qualche mese in Romagna, ma nessuno ha mai mollato. "Ora abbiamo una terra più bella, più forte e più sicura di prima - ha detto Bonaccini -. Ci sono più imprese e più forza lavoro rispetto a prima del terremoto". Il traguardo è ormai in vista: "spero che questo sia l'ultimo anno come commissario straordinario" ha aggiunto il governatore che domani accompagnerà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nelle zone più "calde" del cratere, a cinque anni dalla sua ultima visita. Sarà tempo di bilanci, senza nascondere l'orgoglio per come è stata gestita l'emergenza, prima dall'allora governatore Vasco Errani, poi dal successore Bonaccini. "Tutto questo - ha proseguito - è frutto di una filosofia vincente e convincente" ovvero quella di dire 'no' alle tristemente note "new town" sperimentate col terremoto dell'Aquila, per "consentire alle persone di continuare a studiare, lavorare, incontrarsi e pregare là dove lo facevano prima".

Domani Mattarella camminerà in alcune piazze dei centri storici della Bassa modenese, liberati dalle macerie di quei mesi e ricostruiti completamente. Sarà al Teatro Facchini di Medolla insieme a sindaci e amministratori locali per la cerimonia ufficiale studiata per celebrare l'anniversario e, in particolare, per ricordare le 28 vittime. Poi farà tappa a Finale Emilia, il comune dell'epicentro. A pochi metri dalla torre dell'orologio del 1200 che quella notte di crollò per metà e divenne il simbolo della tragedia. Qui il Capo dello Stato presenzierà all'inaugurazione della nuova sede di "Rulli Frulli", la band inclusiva nata nel 2010 da un'idea di Federico Alberghini. Una sede ricavata dalla riqualificazione della locale ex autostazione.

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