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Smart working, quanto ha risparmiato lo Stato

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

Con lo smart working lo Stato, da quando è iniziata l'emergenza Covid, ha risparmiato oltre 50 milioni di euro. Sono moltissimi i dipendenti della Pubblica Amministrazione infatti che hanno lavorato anche in smart working nel 2020 e gli ultimi DPCM di dicembre del governo hanno nuovamente suggerito il massimo ricorso al lavoro agile.

I 53 milioni di euro, questa è la cifra stimata, che lo Stato è riuscito a risparmiare grazie allo smart working deriva per 18 milioni dallo straordinario non svolto dai dipendenti della PA e nella misura di 35 milioni di euro, la parte più sostanziosa, dai buoni pasto non goduti. Il risparmio dello Stato, come scrive Money.it, deriva dunque da alcuni benefici riconosciuti ordinariamente ai dipendenti pubblici che con il ricorso allo smart working vengono tuttavia meno.

La ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ha però prontamente annunciato che c’è l’intenzione di ricollocare quelle somme risparmiate nella contrattazione integrativa così da andare comunque a beneficio dei lavoratori. La ministra nelle stesse ore ha anche annunciato la pubblicazione delle linee guida del già previsto POLA, introdotto dal decreto Rilancio convertito nella legge n.77/2020, il Piano Organizzativo del Lavoro Agile di cui la PA dovrà dotarsi per portare lo smart working a regime, il quale già da gennaio dovrebbe essere innalzato al 60%. In caso di mancata attuazione del POLA, specifica il testo della legge, lo smart working si applica almeno al 30% dei dipendenti qualora lo richiedano.

Per Dadone lo smart working rappresenterebbe uno strumento aggiuntivo per la Pubblica Amministrazione e che potrà dare i risultati sperati con obiettivi chiari e un costante monitoraggio. L’obiettivo è rendere lo smart working, o lavoro agile, strutturale, una modalità questa “che coinvolge strumenti, innovazione tecnologica, ma soprattutto un approccio culturale da Paese di serie A" ha dichiarato la ministra. Il prossimo passo sarà quindi ripensare lo smart working, e non solo per i dipendenti pubblici, affinché quanto risparmiato dallo Stato venga reinvestito a beneficio dei lavoratori.