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Società italiane quotate in Borsa che salgono, secondo Mediobanca

·3 minuto per la lettura

Il nuovo rapporto Mediobanca sullo stato di salute delle società italiane quotate in Borsa e non, dal titolo “Le principali società italiane 2021”, ci racconta una cosa molto semplice: l’imprenditoria italiana ha retto nonostante l’urto violento della pandemia.

La fotografia che quest’anno ci presenta lo studio, giunto alla 56 esima edizione, è quella di una contrazione dei ricavi nel 2020 indubbiamente, ma anche di una fase di espansione e di ripresa che stiamo vedendo con i nostri occhi.

Basti pensare alle trimestrali di Intesa Sanpaolo spa (ISP) che staccherà un dividendo da 0,0721 euro per azione, ovvero 1,4 miliardi di euro condivisi con gli azionisti. Il titolo ISP ad un anno ha guadagnato il +68,78%.

Ecco nel dettaglio cosa ci dice lo studio Mediobanca (MB).

Società italiane quotate in Borsa e non secondo Mediobanca

Lo studio Mediobanca ha analizzato i bilanci di 3.437 aziende suddivise per settore in cui operano. Di queste la gran parte sono società industriali e dei servizi, seguite da holding, SIM, società di leasing, di factoring e credito al consumo, banche e infine assicurazioni.

Il balzo in avanti durante la pandemia lo ha fatto Italpreziosi (non quotata) entrando nella top 20 di Mediobanca. Il motivo è semplice, l’oro visto come bene rifugio è stato acquistato da molti durante la pandemia per tutelarsi da scenari avversi. La società è salita a 6,9 miliardi di fatturato.

Entrano nella top 20 con balzi enormi anche le non quotate Eurospin Italia (6,3 miliardi di euro) e Lidl Italia (5,5 miliardi di euro) per il settore alimentare.

Tra le quotate il salto di qualità lo fa Fincantieri (FCT), che passa dal 23 esimo posto del 2019 al 19 esimo posto nella nuova graduatoria, con un fatturato da 5,8 miliardi di euro.

Le manifatturiere italiane che resistono

Nella Top 20 di Mediobanca, le società manifatturiere che resistono sono 6, con la classifica dell’industria dominata “per fatturato dai grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici”.

Enel spa è prima con un fatturato di 62,6 miliardi di euro (erano 77,4 nel 2019), seguita da Eni spa (E) con 44 miliardi (erano 69,9 miliardi) e da GSE spa con 26,3 miliardi di euro. Quest’ultima è la società statale, non quotata, che acquista e vende energia elettrica per il mercato italiano.

In quarta posizione FCA Italy nel manifatturiero e quindi Telecom Italia nei servizi.

In generale “nei primi 20 gruppi ne figurano dieci a controllo pubblico, cinque a controllo privato italiano e altrettanti a proprietà estera; sei delle prime venti società appartengono al settore energetico (petrolifero o energia elettrica), otto alla gestione di infrastrutture o ai servizi (commerciali, di telecomunicazioni, di ristorazione, postali, distributivi o di trasporto) e sei alla manifattura”, si legge nel comunicato stampa di presentazione dello studio Mediobanca sullo stato di salute delle società quotate in Borsa e non italiane.

Incremento di fatturato per il 30% delle aziende

Degno di nota la capacità delle imprese italiane di resistere alla crisi economica scatenata dalla pandemia e ancora di più di reagire a essa, consentendo un aumento di fatturato.

“Pur in presenza di una crisi di portata eccezionale, circa il 30% delle aziende che compongono la graduatoria ha realizzato, nel 2020, un incremento di fatturato. In particolare, vi sono alcuni settori che, considerati nel loro insieme, hanno espanso o comunque preservato le vendite poiché le loro attività specifiche sono state sollecitate dall’emergenza pandemica oppure perché al loro interno vi sono state operazioni di acquisizione e incorporazione che ne hanno accresciuto il perimetro di attività. In particolare si sono distinte alcune aziende del comparto alimentare, della distribuzione organizzata (food), del farmaceutico e del settore informatico.

This article was originally posted on FX Empire

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