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Il sogno della vaccinazione globale

Pierluigi Gerbino
 

La pentola a pressione emotiva, appena allentata la valvola di sicurezza, ha fatto saltare il coperchio dell’entusiasmo. La fine dei lockdown è stata decretata nel week-end in parecchi stati USA ed in alcuni paesi europei, tra cui il nostro, e celebrata da un evento che normalmente non avrebbe nemmeno una riga di spazio fuori dalla stampa sportiva, ma che domenica tutti i media hanno adeguatamente “coperto”, cioè la ripresa del campionato di calcio tedesco.

Se torna il calcio e finiscono le autocertificazioni da compilare anche quando vai a fare la spesa, l’epidemia è proprio agli sgoccioli, debbono aver pensato molti. La fretta di recuperare due mesi di quarantena ha obbligato alla passeggiata anche chi fino a febbraio proprio non ci pensava nemmeno a fare attività fisica. Si sono riviste tante biciclette come mai in passato e la fretta di ricominciare ha persino fatto dimenticare a molti gestori di ristoranti, bar ed alberghi che con lo spazio a disposizione e le regole di distanziamento previste, se tutto andrà bene e la gente tornerà, ne potranno ospitare solo la metà rispetto a gennaio, ed avranno da ora in poi un fatturato dimezzato rispetto allo scorso anno. Ma l’importante è ripartire e poter pensare che il petulante ritornello che leggiamo su tutti i balconi ,“Andrà tutto bene!”, si stia realizzando.

Se sogna la gente comune, volete che non sognino anche i mercati? Del resto governi e banche centrali, tra aiuti assistenziali, promesse di finanziamento e liquidità già immessa, stanno fornendo all’economia mondiale nel suo complesso molto più denaro di quanto verrà distrutto dalla recessione.

E’ la magia della creazione di ricchezza dal nulla, l’ebbrezza del vedere piovere dall’Elicottero il denaro bruciato da due mesi di clausura forzata di metà della popolazione mondiale. Iniezioni di denaro fresco di stampa per vaccinare l’economia dalla recessione.

Questa sensazione di liberazione e l’euforia da ritorno ad una “nuova normalità”, ha messo ieri le borse di buonumore fin dall’apertura.

Col passare del tempo, anziché affievolirsi, il buonumore rialzista è stato alimentato da un paio di notizie che sono arrivate come una spruzzata di benzina sul fuoco dell’entusiasmo.

La prima, al mattino, è stata l’iniziativa franco-tedesca per sbloccare lo stallo sul fantomatico Recovery Fund, l’araba fenice che dovrebbe risolvere ogni problema e sconfiggere la recessione nell’Eurozona. Entra in azione il solito asse Merkel-Macron, con il secondo che ha fastidiosamente dichiarato che senza un accordo franco-tedesco in Europa non esisterà mai alcun accordo a 27, a sottolineare chi ha il bastone europeo del comando. Ha poi ordinato ad Ursula di costruire l’unanimità intorno al piano partorito dai due sovrani.

Il Piano, che tempo fa si fantasticava dovesse essere da 1.000 – 1.500 miliardi, sarà solo di 500 miliardi. Un passo indietro. Ma un passo in avanti si vede su un altro dettaglio non secondario. Il Fondo dovrà finanziare paesi e settori più colpiti dal virus e lo farà sotto forma di “dotazioni” e non di prestiti. Sembrerebbe quindi che il denaro sia dato a fondo perduto. Detto così sembra un progetto troppo bello per essere vero, poiché pare sposare la richiesta di Italia e Spagna. Infatti l’Austria ha subito dichiarato la sua contrarietà. Personalmente attenuerei gli entusiasmi perché è difficile pensare che tutti questi soldi, che verrebbero presi sul mercato e finanziati con garanzie e interessi a carico del Bilancio della UE dei prossimi anni, possano essere  regalati senza controlli stringenti e “condizioni” da rispettare per averli. Attendiamoci che la mediazione necessaria per avere il consenso austriaco e della componente austera dell’Eurozona, renda la pillola meno dolce dello zuccherino che al momento i due sovrani europei hanno offerto ai mercati.

Intanto però i mercati ieri avevano voglia di dolcezza ed hanno gradito.

Anche perché nel pomeriggio sono arrivati anche i primi importanti risultati positivi nella Fase 1 di test del progetto di vaccino che è in pole position rispetto alle centinaia di altre ricerche. Lo ha comunicato la società di ricerche biotecnologiche americana Moderna (un nome che già, di per sé, un programma), che ci lavora insieme alla piccola società italiana Advent (scommetto che presto  arriverà la quotazione in Borsa) e sviluppa un’idea partorita dagli scienziati dell’università inglese di Oxford.

Su un primo ristretto campione il prototipo di vaccino ha stimolato gli anticorpi in modo simile a quanto avvenuto naturalmente nell’organismo dei pazienti guariti dal Covid-19. Ovviamente è molto presto per cantare vittoria, perché per ora il campione di volontari è molto ristretto e si dovrà estendere il test a numeri più grandi per concludere la fase 1. Poi ci saranno ancora altre due fasi da superare, di cui la terza dovrebbe durare qualche mese. A quel punto, se tutto continuerà ad andare bene, si dovrà passare alla produzione di massa di miliardi di dosi, per vaccinare gran parte della popolazione mondiale e mandare in soffitta il “problema Covid”. Parliamo del 2021, salvo miracoli.  Perciò è prematuro come non mai cantare già vittoria. Ma, come direbbe Lapalisse, è meglio la notizia che per ora il vaccino sembra funzionare che quella che il vaccino non funziona. Perciò i mercati, già euforici per il Recovery Fund, non hanno tardato a fantasticare anche sul fatto che nei prossimi giorni arriveranno altre notizie da parte della nutrita concorrenza che conta parecchie decine di progetti alternativi di vaccino, con conseguente appeal speculativo a puntare su tutti i cavalli in corsa.

Il risultato è stato una seduta sugli scudi, con SP500 (+3,15%) che è tornato in un solo giorno a contatto con i massimi del 29 aprile, recuperando completamente la scivolata della settimana scorsa. Da notare che questa volta non sono stati i tecnologici a tirare il gruppo. Nasdaq100 ha fatto “solo” +1,96%. La ragione è che se si deve celebrare il ritorno alla normalità, non è il momento di puntare su chi si è avvantaggiato del lockdown ed ha corso quando la “old economy” chiudeva le saracinesche, ma casomai su chi è rimasto più penalizzato dal blocco produttivo, è rimasto più indietro nel recupero ed ora può sognare la resurrezione. Il più tradizionale Dow Jones infatti ha fatto +3,85%, ma è stato soprattutto l’indice delle Small Cap americane  Russell 2000 a vivere il suo momento di gloria (+6,39%), arrivando a completare il ritracciamento del 50% esatto del movimento ribassista scatenatosi a febbraio.

Perciò non stupisce che gli indici europei, decisamente più penalizzati di quelli americani fino a ieri, abbiano trovato  anch’essi una giornata da incorniciare, con performance viste solo nelle prime fasi del violento rimbalzo di marzo. Eurostoxx50 (+5,1%), Dax (+5,7%), Ftse-Mib (+3,25%, ma gravato di circa un punto percentuale di dividendi staccati): un florilegio di speranze già messe nei prezzi, tanto per portarsi avanti col lavoro.

Oggi si continua? Possibile, se SP500 avrà la forza di piazzare un altro fendente rialzista ed abbatterà il massimo del 29 aprile, aprendosi la via verso la cifra tonda dei 3.000 punti.

Chi l’avrebbe pensato un mese fa?

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online