Italia Markets close in 2 hrs 26 mins
  • FTSE MIB

    19.041,56
    -44,39 (-0,23%)
     
  • Dow Jones

    28.210,82
    -97,98 (-0,35%)
     
  • Nasdaq

    11.484,69
    -31,81 (-0,28%)
     
  • Nikkei 225

    23.474,27
    -92,73 (-0,39%)
     
  • Petrolio

    40,07
    +0,04 (+0,10%)
     
  • BTC-EUR

    10.868,43
    +1.539,02 (+16,50%)
     
  • CMC Crypto 200

    259,38
    +14,49 (+5,92%)
     
  • Oro

    1.909,00
    -20,50 (-1,06%)
     
  • EUR/USD

    1,1832
    -0,0035 (-0,2958%)
     
  • S&P 500

    3.435,56
    -7,56 (-0,22%)
     
  • HANG SENG

    24.786,13
    +31,71 (+0,13%)
     
  • Euro Stoxx 50

    3.167,55
    -13,15 (-0,41%)
     
  • EUR/GBP

    0,9026
    +0,0004 (+0,04%)
     
  • EUR/CHF

    1,0718
    -0,0013 (-0,12%)
     
  • EUR/CAD

    1,5551
    -0,0029 (-0,19%)
     

Sommersi e salvati dal ritorno del coronavirus

Pierluigi Gerbino
·5 minuti per la lettura

L’ultima settimana piena di settembre ha allungato a 4 la serie di candele settimanali negative ed ha disegnato un mese piuttosto direzionale e correttivo. Tuttavia non per tutti i mercati allo stesso modo e con le medesime prospettive.

Partirei da quelli americani, perché dettano la direzione all’azionario mondiale. La settimana per il principale indice USA SP500 è stata ancora negativa, ma quasi completamente raddrizzata dal recupero di venerdì scorso (+1,60%). La candela settimanale è terminata con saldo ancora negativo (-0,63%), ma a quota 3.298 ha chiuso a debita distanza (quasi il 3%) dai minimi settimanali di  3.209, segnati giovedì. Ad invogliare l’indice al rimbalzo finale è stato il ritorno della speculazione rialzista sul Nasdaq e sulla tecnologia, che prospera quando il virus impazza. L’indice Nasdaq100, che la rappresenta, sebbene abbia sofferto nella prima parte della settimana, ha infatti tenuto molto meglio dei settori tradizionali ed ha concluso con un saldo settimanale ampiamente positivo (+1,56%), che spicca non solo nei confronti del ribasso di SP500, ma anche paragonato al saldo negativo del Dow Jones (-1,75%), che esprime la “old economy”, e soprattutto del Russell 2000 (addirittura -4,09% nella settimana) che rappresenta le small cap americane.

Ecco allora un primo elemento di riflessione. La settimana ha confermato ed esteso la ripresa di vigore del Coronavirus, che sta mettendo in seria difficoltà l’Europa, con contagi paragonabili per dimensione in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Belgio ed Olanda a quelli dello scorso mese di marzo. La letalità è inferiore ad allora, ma ovunque le terapie intensive stanno rapidamente tornando a riempirsi, mentre l’aumento dell’età media conferma che il contagio sta passando dai giovani asintomatici, che lo hanno preso in vacanza, ai familiari più anziani e vulnerabili. I contagi aumentano nuovamente in modo significativo anche in USA, con New York che ha nuovamente superato, da sola,  i 1.000 contagi quotidiani. Ovunque torna a farsi evidente l’impellenza di nuove restrizioni alla vita sociale o il pericolo di doverle presto introdurre. E non siamo ancora arrivati ai mesi invernali, che sono molto temuti dai virologi. L’OMS, considerando che ormai il numero di vittime del virus ha raggiunto il milione nel mondo, ha stimato possibile il raddoppio della cifra prima che il virus venga debellato.

Nessun governo prevede lockdown totali ad ampio raggio come quelli visti nel nostro paese da marzo a maggio (neanche allora però furono annunciati, ma adottati in emergenza dalla sera alla mattina). Si pensa a chiusure a macchia di leopardo, all’inseguimento dei focolai, che ovunque sono molte migliaia, ed alla prolungata limitazione delle attività ritenute non vitali e che prevedono assembramenti. 

Il mercato ha già cominciato a scontare ulteriori dolori per quelle attività, che neppure erano riuscite a riprendersi durante la parziale tregua estiva concessa dal virus: ristorazione collettiva, turismo, viaggi, spettacoli ed eventi sportivi con pubblico. Sono attività che albergano nei settori più tradizionali dell’economia, svolte spesso da imprese medio-piccole, e molte di esse difficilmente sopporteranno una nuova prolungata limitazione senza fallire.

Per contro l’incentivazione del lavoro da casa e la ricerca di svaghi e modalità di “connessione sociale” alternativa al contatto fisico potrebbero gonfiare ulteriormente gli utili delle regine del Nasdaq, che operano nel commercio elettronico, cloud, big data, piattaforme di smart communication e social network.

Ecco perché la speculazione è tornata sul Nasdaq, mentre l’economia tradizionale, che popola il Dow Jones e soprattutto il Russell 2000, soffre sotto il giogo del Covid.

E, dato che i listini europei non hanno la protezione delle grandi Over The Top tecnologiche, che sono tutte quotate in America, ecco che l’ansia da virus deprime gli indici europei assai più dei principali americani. La settimana scorsa Eurostoxx50 ha subito una batosta da -4,47%, sfondando i supporti fin da lunedì e continuando a scendere senza riuscire nemmeno venerdì a chiudere in positivo la seduta. Analoghe le performance settimanali del nostro FtseMib (-4,23%) e del Dax tedesco (-4,93%).

La forza relativa di Eurostoxx50 rispetto all’americano SP500, che già si era indebolita con la stasi europea di agosto mentre Wall Street festeggiava nuovi massimi assoluti, ma ad inizio settembre sembrava voler recuperare, perché alla stasi europea si è contrapposta la scivolata americana, mostra ora nuove rilevanti perdite di vigore e rischia di raggiungere nuovi minimi storici inferiori a quelli di agosto.

Ma non è solo il virus a disturbare l’azionario. Anche l’incertezza politica americana sta facendo la sua parte a frenare gli entusiasmi. Preoccupa gli investitori la sensazione che Trump si stia preparando a contestare l’esito sfavorevole del voto ed ostacolare l’insediamento del suo avversario, se Biden dovesse prevalere. Per riuscirci ha già nominato una giudice, donna ma molto conservatrice, ad occupare il posto vacante nella Corte Suprema, forzando il buonsenso, che avrebbe consigliato di lasciarla nominare al prossimo Presidente. Lo ha fatto perché in questo modo si assicura una larga maggioranza di giudici a lui favorevoli nel supremo organo costituzionale, che potrebbe essere chiamato a dirimere istanze di contestazione sulla regolarità delle elezioni.

Però, se questo fosse il piano per non lasciare la Casa Bianca, contestazioni, riconteggi e ricorsi prolungherebbero assai  l’attesa dell’insediamento del nuovo Presidente e potrebbero sorgere ostacoli mai visti prima nel regolare funzionamento della macchina amministrativa americana, che, in tempo di Covid e di recessione, dovrebbe invece funzionare in modo rapido ed efficiente.

Questo scenario, oltre alle incertezze sulla ripresa, disturba la visibilità di breve periodo dei mercati, che, fino ad elezioni felicemente concluse, dovrebbero esprimere più volatilità che direzionalità, con oscillazioni nei due sensi, anche ampie, ma momentanee. Per questo penso che l’indice SP500, che oggi e per il resto della settimana corrente potrebbe anche estendere il rimbalzo iniziato venerdì scorso,  ben difficilmente riuscirà a concludere in poco tempo la fase correttiva con un nuovo superamento dei massimi assoluti. Non credo che quest’anno il rally di Natale parta tanto in anticipo, ma che necessariamente voglia attendere qualche certezza sulle elezioni e sui vaccini, prima di esprimere tutta l’euforia necessaria a fare nuovi massimi storici.

Pertanto nel breve termine direi che ogni rimbalzo cospicuo pare più occasione per alleggerirsi che per comprare. Inoltre, chi volesse comprare per partecipare alla festa rialzista del 2021, penso che avrà ancora la possibilità di pagare prezzi inferiori a quelli della scorsa settimana.  

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online