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Sommerso e illegale valgono 203 mld, 3,5 mln i lavoratori irregolari

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Image from askanews web site
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Roma, 18 ott. (askanews) - Ammonta a 203 miliardi di euro, pari all'11,3% del Pil, il valore dell'economia sommersa e illegale nel 2019. Rispetto al 2018 il valore dell'economia non osservata si riduce di oltre 5 miliardi (-2,6%) confermando la tendenza in atto dal 2014. La componente dell'economia sommersa vale poco più di 183 miliardi di euro mentre quella delle attività illegali supera i 19 miliardi. E sono 3 milioni 586 mila le unità di lavoro irregolari nel 2019, in calo di oltre 57mila rispetto all'anno precedente. Il tasso di irregolarità torna così a collocarsi al livello del 2013. E' la fotografia scattata dall'Istat nel report "L'economia non osservata nei conti nazionali" relativo al 2019, dunque al periodo pre-pandemia.

Quasi tutte le componenti dell'economia non osservata hanno evidenziato una contrazione: il valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione è diminuito di 3,8 miliardi di euro rispetto al 2018, quello generato dall'impiego di lavoro irregolare di 1,2 miliardi, mentre le altre componenti hanno registrato una riduzione di 0,5 miliardi. L'economia illegale ha invece segnato un aumento, pur se molto contenuto, rispetto all'anno precedente (+174 milioni).

Nel confronto con il 2018 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti: a una riduzione della quota ascrivibile alla sotto-dichiarazione (dal 45,1% al 44,5%) corrisponde un incremento di quella connessa al lavoro irregolare (dal 37,5% al 37,9%) e all'economia illegale (dal 9,2% al 9,6%). Stabile invece il contributo delle altre componenti del sommerso (8,1%).

Guardando alle attività illegali, Rispetto al 2018, si è registrato un incremento dello 0,9%, meno accentuato di quello dei due anni precedenti, quando l'economia illegale era aumentata rispettivamente dell'1,8 e del 4,5%. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 22 miliardi di euro (corrispondenti al 2% del valore complessivo della spesa per consumi finali), in aumento di 0,4 miliardi rispetto al 2018 (1,8%).

Tra il 2016 e il 2019, le attività illegali hanno registrato un incremento complessivo di 1,3 miliardi per il valore aggiunto e di 1,8 miliardi per la spesa per consumi finali delle famiglie, con una crescita media annua, rispettivamente, del 2,4% e del 2,8%.

Come negli anni precedenti, la dinamica del complesso delle attività illegali è determinata in gran parte dal traffico di stupefacenti. Per questa attività, il valore aggiunto sale a 14,8 miliardi di euro nel 2019 (+0,9% rispetto al 2018) mentre la spesa per consumi si attesta a 16,6 miliardi di euro (+2,1% rispetto al 2018). Nel periodo 2016-2019, per il traffico di stupefacenti si è registrato un incremento medio annuo del 2,8% per il valore aggiunto e del 3,4% per i consumi, a causa soprattutto della dinamica dei prezzi.

Nello stesso periodo, la crescita dei servizi di prostituzione è stata modesta. Nel 2019 sia i consumi finali sia il valore aggiunto si sono mantenuti sostanzialmente stabili (4,7 e 4,0 miliardi di euro rispettivamente); con una crescita media annua (2016-2019) dello 0,8%. L'attività di contrabbando di sigarette nel 2019 rappresenta una quota del 2,5% del valore aggiunto (0,5 miliardi di euro) e del 2,9% dei consumi delle famiglie (0,7 miliardi di euro).

Quanto al capitolo lavoro il ricorso a quello non regolare da parte di imprese e famiglie "è una caratteristica strutturale dell'economia italiana", ha osservato l'Istat. Nel 2019, delle 3 milioni e 586 mila unità di lavoro a tempo pieno in condizione di non regolarità, sono occupate in prevalenza come dipendenti circa 2 milioni e 583 mila unità. La componente non regolare segna un calo dell'1,6% rispetto al 2018, registrando un ridimensionamento per il secondo anno consecutivo (-1,5% nel 2018 sul 2017).

L'incidenza del lavoro irregolare è più rilevante nel Terziario (16,1%), e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli Altri servizi alle persone (46,4%), dove si concentra la domanda di prestazione lavorative non regolari da parte delle famiglie. Molto significativa risulta la presenza di lavoratori irregolari in Agricoltura (18,8%), nelle Costruzioni (16,3%) e nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (15,3%).

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