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Sos manodopera, nelle imprese mancano 1,2 mln persone

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di Andreana d'AquinoC'è un gap di manodopera nel nostro Paese e all'appello mancano soprattutto competenze digitali e ingegneri. Tanto che nel 2018 le imprese hanno registrato difficoltà di reperimento per 1.198.680 persone, pari al 26,3% delle entrate previste, a causa della scarsità dei candidati ma anche per la loro inadeguatezza rispetto alle mansioni da svolgere. A delineare il quadro è Confartigianato in un rapporto presentato oggi a Roma alla Convention dei Giovani Imprenditori. L’allarme carenza di manodopera riguarda anche i giovani under 30: lo scorso anno le imprese non hanno potuto assumerne 352.420, pari al 27,8% del fabbisogno. Il problema di trovare personale, sottolinea il Rapporto, peggiora per le piccole imprese che nel 2018 non hanno potuto mettere sotto contratto 836.740 persone, di cui 245.380 sono giovani under 30.  

A scarseggiare sul mercato del lavoro sono soprattutto le professionalità dell’ambito digitale e dell’Ict: in questi settori nel 2018 le imprese richiedevano 48.800 giovani persone, ma quasi la metà (48,1%), pari a 23.450, sono considerate di difficile reperimento. Dal Rapporto emerge che mancano all’appello soprattutto i giovani analisti e progettisti di software (difficile da trovare il 71,3% del personale richiesto dalle imprese, pari a 6.720 unità), e i tecnici programmatori (il 64,2%, pari a 6.990 unità, è di difficile reperimento). Le competenze digitali, al di là delle mansioni svolte anche le più tradizionali, sono richieste da quasi il 60% delle imprese. Ma questo requisito è difficile da soddisfare e lascia scoperti 236.830 posti di lavoro per giovani under 30. 

A livello regionale, la situazione più critica per assumere giovani under 30 si registra in Friuli-Venezia Giulia con il 37,1% dei posti di lavoro di difficile reperimento, Trentino-Alto Adige (34,2%), Umbria (31,6%), Veneto (31,6%) e Emilia-Romagna (30,5%). Il rapporto di Confartigianato mette in evidenza anche la difficoltà a trovare professionalità con titolo di studio adeguato alle esigenze delle imprese. In testa i laureati in ingegneria industriale: 55,5%, pari a 5.750 persone difficili da reperire, seguiti dai laureati in indirizzo scientifico, matematico e fisico (54,7%, pari a 3.370 persone introvabili sul mercato del lavoro), ingegneri elettronici e dell'informazione (52,4%, pari a 7.480 unità) e i diplomati in informatica e telecomunicazioni (50,4%, pari a 9.930 unità). 

MERLETTI - Il "paradosso dell'alto tasso di disoccupazione giovanile da un lato e del gap di manodopera dall'altro denunciato oggi da Confartigianto Giovani, si spiega perché "in Italia ci sono molte più persone che consumano rispetto a persone che producono". A sottolinearlo è il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, intervistato dall'Adnkronos. Questo scenario, incalza Merletti, "è terribile" perché "è la dimostrazione di una disaffezione nel nostro Paese al voler fare e al saper fare". "Se guardiamo alla Germania, scopriamo una banalità che dovrebbe però farci paura: i tedeschi la formazione duale - la nostra alternanza scuola-lavoro- la chiamano cultura duale, ovvero per loro il lavoro è cultura". Al sistema Paese, aggiunge Merletti, servirebbe "che ci fossero più studenti agli Istituti tecnici che non alla facoltà di Giurisprudenza" tant'è che "il numero degli avvocati del solo foro di Roma è pari a tutti gli avvocati della Francia".  

 

PIETRI - Gli imprenditori italiani sono a caccia "di giovani neodiplomati o neolaureati con competenze ma queste competenze non riusciamo a trovarle e parliamo di giovani tecnici qualificati, di ingegneri informatici ma anche di impiantisti o di elettricisti da inserire nei nostri settori artigianali" ormai coniugati nel solco delle tecnologie digitali. A scandirlo parlando con l'Adnkronos è il Presidente dei Giovani imprenditori di Confartigianato, Damiano Pietri, commentando i dati del Rapporto diffuso oggi dall'associazione.  

ASCANI - La distanza fra mondo della scuola e mondo delle imprese si colma "introducendo a scuola un po' di 'educazione finanziaria', ovvero educazione all'imprenditoria, cioè bisogna allargare l'idea che il lavoro, in questa fase del nostro sviluppo al livello mondiale, si crea prima ancora che cercarlo". A scandirlo è stata la Viceministro all'Istruzione, Università e Ricerca, Anna Ascani, intervenuta oggi alla Convention dei Giovani Imprenditori di Confartigianto. Il gap secondo Ascani può essere ridotto "sicuramente anche con una migliore Alternanza scuola-lavoro, cioè con dei percorsi che, dopo esser stati indeboliti dal precedente Governo, ridiano dignità al rapporto fra mondo della scuola e mondo del lavoro".