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'Spaccaossa' condannati a Palermo. Incidenti finti, fratture vere

Giuseppe Marinaro
·2 minuto per la lettura

AGI - Incidenti fasulli, fratture vere. Il gup di Palermo Marco Gaeta ha condannato un gruppo dei cosiddetti "spaccaossa", uomini e donne che organizzavano falsi incidenti, spesso con lesioni provocate per truffare le assicurazioni. Sedici i condannati, col rito abbreviato, e 7 le assoluzioni. Mentre in sei hanno patteggiato la pena.

Si tratta di un'altra tranche del processo che ha fatto luce su una organizzazione che agiva reclutando povera gente, disposta a farsi materialmente spaccare le ossa per simulare incidenti stradali e truffare le assicurazioni, ottenendo indennizzi non dovuti.

La procura ha accettato i patteggiamenti da parte delle vittime-complici di questo sistema: coloro cioè che accettavano le fratture, in cambio di piccole somme, comprese fra 300 e 500 euro.

Piccole somme versate a tanti disperati (persone con disagi sociali, poveri, tossicodipendenti) che si sottoponevano alle dolorosissime fratture, procurate con colpi di mattoni sugli arti. Nove anni e 8 mesi, la pena più alta inflitta.

Truffatori, dunque, ma al tempo stesso, in diversi casi anche vittime. Le ferite erano vere e, come testimoniato dalle intercettazioni, dolorosissime, anche se volontarie; gli incidenti e le richieste dei danni erano invece del tutto fasulli.    

Un fenomeno inquietante al quale aveva dedicato un passaggio della sua relazione, in apertura dell'anno giudiziario, il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato"La questione giustizia è inestricabilmente connessa con la questione sociale e il dibattito non può essere solo fra tecnici", aveva detto nel corso di un intervento incentrato sulla stretta connessione con il tema della povertà.

La Sicilia "è la regione con il tasso di povertà maggiore in Italia, il 40,7%, contro la media nazionale dell'11", e per questo Scarpinato era partito proprio dall'inchiesta sugli spaccaossa, rimarcando "l'inefficacia di un sistema penale basato soltanto sulle pene".

Quale deterrenza può esserci "nei confronti di persone disposte ad accettare menomazioni personali in cambio di denaro? Quale rieducazione, dopo aver scontato le pene, per gente così povera e disperata?".