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Spadafora valuta rinuncia a delega sport se manca fiducia M5S

webinfo@adnkronos.com
·3 minuto per la lettura

Spadafora pronto a rimettere la delega allo Sport nel caso in cui dovesse venire meno la fiducia del M5S. E’ in corso, in queste ore, una riflessione all’interno del Movimento 5 Stelle dopo la lettera con cui alcuni parlamentari grillini hanno chiesto al ministro Spadafora di stoppare la riforma dello Sport. La missiva ha irritato il ministro campano, tant’è che da 24 ore si susseguono incontrollate le voci di un incontro tra Spadafora e Conte, durante il quale il ministro avrebbe rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente del Consiglio. Rumors non confermati da Palazzo Chigi né dall’entourage Spadafora.

A quanto apprende l’Adnkronos da fonti governative, invece, Spadafora si sarebbe detto pronto a rinunciare alla delega allo Sport (conservando quella alle Politiche Giovanili). Se il Movimento non ha più fiducia in me - il senso del suo ragionamento - allora non ha senso tenere la delega allo Sport. Il confronto nel Movimento è in corso.

Oggi si è tenuta una riunione dei ministri M5S sul decreto agosto. Nel corso della riunione Spadafora ha illustrato le misure a sostegno dei lavoratori dello Sport. In serata, a Montecitorio, l’assemblea dei deputati, dopo le tensioni con il direttivo per la partita sulle Commissioni.

In una nota congiunta le senatrici del Movimento 5 Stelle in VII commissione (Istruzione, Cultura e Sport) scrivono: "Il M5S dall'inizio della legislatura sta lavorando con obiettivi precisi sullo sport. Il testo unico sulla riforma del settore ci vede convinti nel portare avanti il lavoro fatto in questi anni: nessuno vuole bloccare il provvedimento e c'è piena fiducia nel ministro Vicenzo Spadafora. Però il Movimento 5 Stelle ai tempi del governo Conte I aveva dato impulso a una proposta per snellire e semplificare la linea di comando dello sport italiano. L'obiettivo, che poi è quello originario del progetto di riforma, era ed è quello di dare ruoli e funzioni ben chiari al Dipartimento e, a fianco, alla neonata società statale Sport e Salute. Al contrario, c'era la determinata volontà di rivedere il ruolo del Coni, diventato negli ultimi anni una sorta di potentato dal quale sgorgano intrecci affaristici e consorterie varie".

"Il M5S su questo - proseguono - rimane coerente: l'era dei presidenti, capi e capetti che restano in sella per una sequela infinita di mandati deve finire, perché un sistema così tarato non fa il bene dello sport italiano. Nessuno vuole scrivere la parola fine sul Coni, che resta la società che deve rappresentare lo sport di alto livello. In un paese come il nostro però, lo sport è un comparto ben più complesso e particolareggiato, che abbraccia la scuola, l'educazione e le realtà sociali difficili, pertanto serve una riforma che guardi al futuro. Un nuovo corso dove i vertici dello sport italiano facciano gli interessi delle società, dei praticanti, dei tesserati delle federazioni, dei gestori delle strutture e di tutti i cittadini in generale. Non della solita accolita ristretta".

"Ci sono presidenti di federazione seduti dietro alla stessa scrivania dal secolo scorso: qualcosa va cambiato. Abbiamo tutta l'intenzione di andare avanti insieme al ministro Spadafora per individuare tutte le migliorie possibili per la bozza del testo, che conserva comunque parte dell'impianto del progetto di riforma al quale abbiamo lavorato dall'inizio della legislatura", concludono le senatrici.