SPECIALE FOREX Ghizzoni: in Italia più fermento ma le imprese devono dipendere meno dalle banche

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“Sono più ottimista rispetto a qualche mese fa. Se torniamo indietro di un anno, ricordo che i temi dibattuti con maggiore frequenza erano se l’Europa avrebbe resistito o meno in termini politici e se sarebbe avvenuto il break up dell’euro. Ogni volta che si andava a incontrare investitori esteri, questi ultimi chiedevano se avevamo un piano d’emergenza pronto nel caso in cui l’euro fosse crollato. Era insomma una situazione molto grave”.

Lo ha spiegato l’ad di Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) , Federico Ghizzoni, durante una tavola rotonda all’Assiom Forex in corso a Bergamo. Il numero uno di Piazza Cordusio ha sottolineato che “a distanza di un anno - un 2012 che è stato importante e di transizione  - ci troviamo a fare i conti con un euro che si è rafforzato fin troppo, visto che ora si dice che è troppo forte”. Un recupero della divisa unica dettato anche dal fatto che “molti operatori stanno diversificando sulle valute, tornando proprio a investire sull”euro”.

Ghizzoni ha inoltre osservato che “si è iniziato a parlare di maggiore integrazione, a partire da quella fiscale con impegni presi da tutti i Parlamenti in Europa. Si torna a parlare nuovamente di unità  politica e di supervisione europea sulle banche, tema che era impensabile abbozzare fino a qualche mese fa. L’Europa ha insomma battuto più di un colpo”.

Il progressivo recupero di competitività da parte di alcune economie del vecchio Continente, per il numero uno di Unicredit, è anche dovuto al fatto che “diversi Paesi Emergenti stanno segnano il passo per via di un costo del lavoro sempre più elevato, mentre contestualmente la crisi lo ha fatto scendere in Europa, consentendo un piccolo recupero di competitività. “Se il trend proseguirà“ è pronto a scommettere il top manager, “l’Europa potrebbe tornare a giocare un ruolo importante”.

Quanto all’Italia, Ghizzoni osserva che,  uscita dall’emergenza, “ora deve affrontare il passo successivo, che consiste nel trasformare un’emergenza in opportunità” finalizzata alla crescita. “Qualsiasi sia il governo che si insedierà” dopo le elezioni di fine febbraio, “la sua priorità sarà aiutare il settore privato a recuperare competitività . Lo Stato non dispone più delle risorse necessarie a sostenere la crescita”, neppure se gli impegni presi con Bruxelles verranno un poco ammorbiditi.

Nel frattempo, archiviato il 2012, Unicredit comincia a esaminare i bilanci delle aziende clienti. “Abbiamo notato che molti - soprattutto per le aziende che esportano - sono migliori rispetto all’esercizio precedente. Altri sono peggiori, ma hanno comunque registrato sforzi importanti per recuperare efficienza”, commenta Ghizzoni, secondo il quale, comunque, “la situazione rimane ancora grave. Noto però più fermento, con aziende che vengono da noi a chiedere sostegno finanziario per acquisire concorrenti più deboli e accrescere la quota di mercato. Il settore privato va insomma verso una situazione meno rarefatta, con più player di media dimensione, in grado di competere a livello mondiale”.

 Ghizzoni ha infine osservato che le aziende italiane  rispetto alle omologhe dei Paesi più sviluppati - si appoggiano troppo al sistema bancario. “Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) risorse che oggi utilizzano vengono per l’80% dalle banche, contro una media europea di circa il 65%, che cala addirittura al 30- 35% per le aziende Usa. Le società  italiane devono capitalizzarsi meglio e riuscire a diversificare le loro fonti di finanziamento”.

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