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Spending review, arriva il commissario (che costa)

Spending review, arriva il commissario (che costa)

Francamente non se ne sentiva affatto il bisogno. Un emendamento al Dl del Fare introduce un super commissario con delega alla spending review. Un film già visto, ad essere sinceri. Il precedente governo Monti aveva iniziato a percorrere la strada dei faticosi tagli alla spesa pubblica con scarsi risultati. L’ex ministro, Piero Giarda, con il decreto 95 era stato incaricato di individuare gli elementi utili per una revisione della spesa pubblica. Qualche mese e poi la palla passò di mano, l’esecutivo dei professori nominò Enrico Bondi come nuovo super commissario. Come se il governo dei tecnici non avesse personalità competenti per affrontare una volta per tutte le spinosa questione. Bondi, giusto ricordarlo, decise di non percepire compenso per l’opera di revisione della spesa. Al massimo un rimborso spese. E il nuovo super commissario voluto da Enrico Letta? Un milione di euro.

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Prima di fare una pensata sull’utilità di questa figura - a proposito, è già partito il toto nomine – fa un po’ specie che la persona che dovrebbe ridurre lo spreco pubblico, invece, lo accresce. Paradossi all’italiana, il nostro Paese ne è pieno zeppo. Il nuovo commissario, chiunque esso sarà, si intascherà le bellezza di 150mila euro quest’anno, 300mila nel 2014 e altrettanti nel 2015 per “scendere” a 200mila nel 2016, ultimo anno di incarico. Insomma, una milionata, euro più o euro meno. Così c’è scritto nel decreto del “Fare”. Sul nome si aprono i soliti siparietti politici. Le voci più insistenti dicono Pier Carlo Padoan, esperto dell’Ocse, già in corsa per la poltrona di ministro dell’Economia. Come dire, un piccolo risarcimento in quota Pd. Salgono le quotazioni “rosa” di Lucrezia Reichlin, economista con un passato in Bce e che sarebbe la preferita del presidente del Consiglio. Latitano, al momento, le candidature piedielline, ma è ovvio che in queste ore l’attenzione nel partito è tutta per la sentenza di Berlusconi. Altro che spending review. E scendono anche le possibilità dell’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, il padre fondatore della revisione della spesa.

Questo è la situazione, a grandi linee. Il governo per far quadrare i conti si affida ancora ad una personalità esterna all’esecutivo. E con le precedenti esperienze, è difficile essere ottimisti circa la buona riuscita. Ogni tentativo di sforbiciata si scontrerà con la Casta che, poco ma sicuro, prima di rinunciare a qualche privilegio farà il possibile per evitarlo. I tecnici si subappaltano ad altri tecnici. Ma al ministero dell’Economia non c’è proprio nessuno in grado di attuare il tanto sospirato taglio? “Chi viene designato per tagliare gli sprechi, ironia della sorte, finisce per crearne di nuovi”, denunciano i deputati del Movimento 5 Stelle. “Il governo, alle prese con il decreto del “Fare”, sbatte la testa al muro e non riesce a trovare coperture per qualche decina di milioni. Ma poi, con un emendamento, istituisce un nuovo commissario alla spending review che dovrebbe beccarsi quasi 1 milione di euro di indennità in quattro anni, dal 2013 al 2016”. E su qualche anticipazione circa il nome del fortunato: “Abbiamo qualche sospetto su chi potrebbe cadere la scelta. E certi paletti dell’emendamento sembrano su misura per lui”, concludono i deputati pentastellati che si dicono pronti a battersi “giorno e notte per evitare trappole, giochi di prestigio e scherzetti che gli illusionisti delle larghe intese mettono in atto per ipnotizzare e gabbare i cittadini”. Il coro degli indignati è vasto nell’opposizione. Per Guido Crosetto, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia “il governo ha tirato fuori il coniglio dal cappello, un’idea originale, innovativa e soprattutto di sostanza”. E per chi non avesse colto il tono ironico, ha aggiunto: “Tanto valeva tenersi Monti, il cui esecutivo faceva danni irreparabili ma con competenza tecnica e non con superficiale approssimazione”. Al nuovo super commissario toccherà un compito non facile: tagliare gli sprechi pubblici. Una mission (quasi) impossible.