La spending review di Crocetta sull'ufficio stampa della Regione

Rigore e discontinuità. Sono le parole chiave del neo presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, pronunciate durante la presentazione del suo programma amministrativo. "Il rigore sarà il punto d’onore di questa giunta e spero anche dell’assemblea".

Un rigore che passa attraverso una "riorganizzazione" delle spese per provare a colmare quella voragine di 6 miliardi di euro delle casse pubbliche di Palazzo d'Orleans, come dichiarato mesi fa dalla Corte dei Conti.
Un lavoro duro, che comporta una serie di provvedimenti da mettere subito in atto. Si va dal taglio delle auto blu - sostituito da un ecologico sistema di car sharing - alla riduzione degli uffici di diretta collaborazione del presidente (da undici a otto). Tagli anche sui costi dell’Ars, l' assemblea regionale siciliana: “Non è accettabile - ha dichiarato Crocetta in conferenza stampa -  che un direttore generale costi 390 mila euro l’anno. Neanche all’Onu esistono questi stipendi". Il rimedio, per il neo presidente, è un tavolo di concertazione "per fissare i tempi perché siano effettuati questi tagli".

Misure non facili, specie dal punto di vista del consenso, che si porteranno dietro una serie di polemiche e intoppi. Uno di questi lo ha già incontrato: si tratta dei 21 giornalisti, capiredattori, che popolano l'ufficio stampa della presidenza della Regione. Un entourage che costa alla Sicilia 3,2 milioni di euro l'anno, una cifra esorbitante con la quale - sottolinea Crocetta - "la Regione può pagare 200 precari". Il governatore li considera già "licenziati", in realtà la situazione è più intricata di quanto sembri.

L'ufficio stampa infatti, nominato ai tempi di Salvatore Cuffaro - l’ex governatore condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra - venne riconfermato in toto dal governatore uscente Raffaele Lombardo con contratti a tempo indeterminato e con vincoli contrattuali che blindano la posizione dei giornalisti. I quali hanno subito fatto sentire la loro voce: "qualsiasi decisione  - ha dichiarato il cdr - non può essere assunta se non attraverso il rispetto delle norme previste dal contratto di lavoro dei giornalisti, a noi applicato, e dallo Statuto dei lavoratori". Parole che lasciano intendere come i giornalisti non abbiano intenzione di abbandonare il loro desk, nonostante la posizione irremovibile dell' ex sindaco di Gela: "Se i giornalisti vorranno fare vertenza, lo facciano pure, non hanno un rapporto a tempo indeterminato perché non hanno fatto un concorso pubblico, il loro rapporto è fiduciario. Presentino i curricula e li verificherò assieme agli altri che riceverò”.

Di questa intricata situazione se ne era occupata già in passato la Corte dei Conti che, sempre in merito all'analisi del buco delle casse regionali, aveva aperto un'indagine che stimava un danno erariale di circa 5,3 milioni di euro.