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Speriamo che a Piazza Affari l'ultimo argine tenga

Gaetano Evangelista
 

Una chiusura a fine mese sotto i 2806 punti, indurrebbe il secondo mese di fila negativo in misura superiore al 5% da parte dell’indice S&P500. Questo pattern si è manifestato altre 23 volte negli ultimi 90 anni.

Come già riportato da più parti, con una contrazione ora superiore al 20% dal massimo dello scorso 12 febbraio, il Dow Jones ufficializza l’ingresso in bear market. Conseguenze inevitabili di lugubri avvisaglie riscontrate nei giorni passati: come riportato in questa sede, il 25 febbraio scorso il decano degli indici di Wall Street ha penetrato il minimo di dicembre: attivando un setup (“December Low Indicator”) sperimentato altre 35 volte dal 1950. E seguito da una performance media (-10.5%) ulteriormente negativa: come puntualmente si è manifestato.

Circostanze eccezionali impongono sforzi altrettanto eccezionali. Nei giorni passati abbiamo rilevato comportamenti insoliti, per questo bull market: setup sperimentati prima d’ora non tanto in occasione delle non poche fasi correttive sperimentate negli ultimi dodici anni; quanto durante il sell-off del 2008, del 1987, quando non addirittura del 1929. Ieri mattina ad esempio sul blog abbiamo rilevato tutti i casi in cui una seduta dal saldo inferiore al -5%, come occorso lunedì, sia stata immediatamente seguita da un rimbalzo speculare. La casistica riscontrata mette i brividi: soltanto nel 1997 il setup concise con un minimo definitivo. Verosimilmente il bear market si estenderà anche al più significativo S&P500. Sulle condizioni che attiverebbero questo scenario, ci soffermiamo sul Rapporto Giornaliero di oggi.

Se qualcuno crede che i minimi di queste ore siano definitivi, è destinato a ricredersi presto: una chiusura a fine mese sotto i 2806 punti, indurrebbe il secondo mese di fila negativo in misura superiore al 5% da parte dell’indice S&P500. Questo pattern si è manifestato altre 23 volte negli ultimi 90 anni. Il mese successivo nei due terzi dei casi il mercato ha manifestato un comportamento degno di nota.

Piazza Affari nel frattempo va incontro al suo destino. La prospettiva di un massimo rilevante a febbraio è stata anticipata nel 2020 Yearly Outlook, e rafforzata in seguito, sulla scorta di tre input: il modello proposto sin da settembre 2019, basato sull’ampiezza di mercato; il modello ciclico-stagionale, infine il modello rispolverato di recente, e basato sul mercato delle opzioni. Naturalmente, niente lasciava immaginare un declino così devastante. Piazza Affari è fra le 15 borse al mondo – fra le prime 30 per capitalizzazione – correntemente in formale bear market.

L’All Share va ora incontro al suo destino. Per dodici anni l’indice nella versione total return si è mosso elegantemente in questo canale inclinato verso l’alto, di cui a febbraio è stata fatalmente sollecitata la parte superiore. Il crollo conseguente ha condotto l’indice a relativa poca distanza dal limite inferiore. Speriamo di cuore che non si spinga oltre.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online