Spese senza controllo per i trasporti

Metropolitane e linee ad alta velocità: gli investimenti infrastrutturali in Italia che prevedono esborsi (troppo) elevati

Le opere infrastrutturali rappresentano un vastissimo capitolo di discussione, che coinvolge molteplici soggetti tra comunità locali, istituzioni e tecnici. Numerose sono le strutture ancora incompiute – nonostante finanziamenti già convogliati e progetti avviati da tempo – ma la spesa destinata ai progetti sembra risentire della mancanza di adeguati controlli. Da più parti è stata messa in discussione l’utilità di alcune opere recenti, mentre ci sono grosse e importanti regioni – come buona parte della Calabria e Sicilia – sostanzialmente tagliate fuori dai collegamenti col resto d’Italia.

Lo scorso 7 settembre la Regione Toscana ha ufficializzato che anticiperà 1 milione di euro al Comune di Pisa per avviare la progettazione del people mover, una metropolitana leggera e automatica che collegherà la stazione - situata nel centro della città - e l’aeroporto Galileo Galilei che in linea d’aria distano tra loro poco meno di mille metri. Ed è già su questo aspetto che emergono i primi elementi di discussione. Il tracciato del nuovo servizio sarà invece di 1.780 metri, poiché seguirà quello ferroviario, e sostituirà i treni attualmente in funzione che verranno dismessi.

Per iniziare i lavori soltanto l’investimento verrà a costare 78 milioni di euro, come ha rilevato Marco Ponti sul lavoce.info. “Il finanziamento – si legge - avverrà tramite le tariffe dei passeggeri: un contributo pubblico a fondo perduto di 27 milioni di euro in conto capitale", e “fino a un massimo” di circa 800mila euro all’anno in conto esercizio (pari in quaranta anni a 32 milioni di euro), e la concessione di un parcheggio con relativi introiti, su terreni pubblici. La quota totale di risorse pubbliche sembra dunque del tutto dominante”. Si trattava davvero di un intervento così urgente e decisivo per il territorio?

Susa è il paesino piemontese che negli ultimi anni ha conquistato svariate prime pagine per via delle polemiche sulla Tav. La località ospiterà una nuova stazione internazionale, sull’asse della linea ad alta velocità Torino-Lione. Il concorso internazionale per aggiudicare il progetto è stato vinto ad agosto dall’architetto giapponese Kengo Kuma. Il piano finanziario per l’opera non è stato ancora reso noto, ma il costo previsto è di circa 48 milioni. Un finanziamento non indifferente, soprattutto se si considera che la linea sarà incentrata sul traffico delle merci e che riguarderà quindi pochissimi passeggeri. E se l’inaugurazione dei cantieri è ancora lontana. “L’avvio dei lavori dovrebbe essere nel 2014 – ha sottolineato Gemma Amprino, sindaco della cittadina – con la preparazione dell’area e la costruzione del primo binario tra cantiere e linea storica per il trasporto, in treno dei materiali di risulta”.

I casi di spese enormi per infrastrutture non proprio imprescindibili sono ormai una costante italiana. L’Alta Velocità di Reggio Emilia sconta un ritardo di almeno dieci mesi da attribuire a revisioni del progetto esecutivo la cui approvazione risale al 6 febbraio 2009. Lo scorso 2 aprile il sindaco Graziano Delrio annunciava che “la prima sosta del treno sarà a ottobre”. Il 21 settembre l’assessore alla Mobilità, Paolo Gandolfi, comunicava che "l’ultimo aggiornamento formale avuto con Rfi a fine luglio ci ha confermato che entro la fine dell’anno la stazione sarà fruibile. Il che non vuol dire che il cantiere sarà terminato, ma che potenzialmente la stazione potrà funzionare”. Un rinvio dopo l’altro per un’opera firmata Calatrava e dal costo complessivo pari a 79 milioni di euro – 18,3 finanziati da Tav e 60,79 dalla Regione Emilia Romagna – che non sarà determinante per gli spostamenti nell’area. Anche perché la nuova stazione non servirà né Modena né Parma.

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