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Sprechi pubblici: due prefetti per ogni Provincia

Il presidente del Consiglio Enrico Letta durante una conferenza stampa. REUTERS/Yves Herman

Uno schiaffo bello e buono alla spending review. Il governo ha pensato bene di aumentare il numero di prefetti, nominandone altri 22. Totale: 207 per 105 prefetture, ossia due prefetti per ogni Provincia. Tra l’altro, le Province non saranno abolite? Difficile, perciò, comprendere il senso di questo provvedimento varato dall’ultimo Consiglio dei ministri. Si capisce, e anche facilmente, che l’infornata di nuovi burocrati peserà sempre e solo nelle tasche dei cittadini.

La notizia è stata riportata dal giornale online “La nuova Bussola”, dove si spiega come l’aumento (poco utile) dei prefetti coincide con l’introduzione di “una norma che riduce di un anno la durata delle specializzazioni per i medici”. Volendo sintetizzare: meno medici, più prefetti. Qual è il senso di questa scelta? Se lo chiede il giornale che risponde: “L’unico motivo è dettato dalla cassa. Anche a costo di praticare una tripla ingiustizia: verso la professionalità degli specializzandi, cui si sottrae il 25 per cento del percorso di approfondimento; verso i pazienti ricoverati negli ospedali che sono al tempo stesso cliniche universitarie, e che vedono sottrarre un quarto dell’assistenza dei giovani medici; verso questi ultimi, ai quali all’inizio è assicurato un quadriennio e in corso d’opera, con danno economico, si sottrae un anno”.

Le prefetture sono 105, compresi i Commissari di governo di Trento e Bolzano. Fino a pochi giorni fa i prefetti erano 185, comunque troppi, 80 in più rispetto alle prefetture esistenti. Ora il numero è arrivato addirittura a toccare la cifra record di 207. Nell’articolo a firma di Vincenzo Luna, ci si interroga sull’utilità di questo aumento ma “proprio perché non ci sono funzioni in questo momento disponibili per tutti i 207 – si legge – gran parte dei neopromossi sono senza incarico. Ma con lo stipendio di prefetto che è sensibilmente superiore a quello di viceprefetto: e questo comporta un esborso per le casse dello Stato, nell’immediato, e a regime per gli anni successivi”. Quasi impossibile in tempo di austerità e taglio della spesa pubblica cogliere la logica di questa decisione che sempre la nuova Bussola definisce come “mero arroccamento burocratico: in vista di futuri tagli al numero complessivo dei prefetti, meglio allargarsi, finché i ministri di oggi si prestano ad assecondare un passo del genere, suggerito dal ceto prefettizio”. Come a dire, se mai domani dovesse arrivare qualche sforbiciata, sarebbe sempre sul di più già ottenuto.

Il governo Letta è alla disperata ricerca di soldi. Nelle ultime ore si sta facendo largo l’ipotesi di taglio alle detrazioni Irpef nella prossima dichiarazione dei redditi. Dal 19 al 18 per cento, perché servono 500 milioni e a pagarli potrebbero essere, come sempre, indistintamente tutti i contribuenti. Giusto per rendere l’idea: i prefetti hanno stipendi generosi, solitamente attorno ai 150mila euro lordi l’anno. Se si aggiungono anche i viceprefetti, il capo di Gabinetto del Ministro e il capo dipartimento, si arriva a circa 120 milioni di euro, secondo i dati riportati nel documento del ministero dell’Interno sulle retribuzioni prefettizie. Stime ormai un po’ datate perché trovare le somme aggiornate sul sito del Ministero dell’Interno non è una faccenda scontata, con buona pace per le norme sulla trasparenza. Dall’anno prossimo, comunque, il dato avrà sicuramente bisogno di essere rivisto, all’insù, dopo la nuova ondata di nomine.

Lo spreco va sempre più di moda. Si calcherà anche un po’ troppo la mano alle volte, ma le decisioni dell’esecutivo non fanno altro che amplificare la tendenza. Come in questo caso. Anche perché, le forze dell’ordine, in compenso, devono fare i conti con sempre meno risorse a disposizione perché la razionalizzazione della spesa pubblica, da qualche parte, si dovrà pur fare. “I prefetti alla fine potrebbero essere più di 207”, ha detto al Corriere della Sera Giovanni Aliquò, per dodici anni presidente dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia. “Io ne ho contati 18, al Viminale, nei soli ranghi del dipartimento per la Pubblica Sicurezza”. Bisognerà anche cominciare a pensare dove ricollocare tutti questi prefetti quando le Province saranno abolite. A proposito, nel 2014 è previsto il commissariamento di altre 52 province che si sommano alle 20 già congelate dal governo Monti.