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Sputnik tra orgoglio e pregiudizio in Russia. L'arma strategica tira di più fuori confine

Michela A.G. Iaccarino
·giornalista
·2 minuto per la lettura
Sputnik (Photo: ansa)
Sputnik (Photo: ansa)

Il virus non ha bandiere né nazionalità, il vaccino invece sì e, in controluce, sui flaconi delle dosi, alcuni governi e Stati preferiscono non intravedere il vessillo russo: lo Sputnik V non è semplicemente un siero anti-Covid-19, è “il vaccino di Putin”, una soluzione sanitaria sintetizzata in strategia geopolitica, proprio come tutto ciò che riguarda la Federazione. Chi dice Sputnik dice Mosca: terra di veleni ed avvelenamenti, patria di complotti e sospetti, diritti umani negati e sanzioni. Trattato come arma strategica, descritto come tale dalla stampa nazionale, lo Sputnik rimane quel che è: un siero curativo, una profilassi che ha, secondo l’eminente rivista scientifica Lancet, più del 90% di efficacia.

Il vaccino Sputnik V vola proprio come il satellite in onore del quale è stato battezzato: raggiunge, con mille dosi, perfino Gaza, come comunica il Ministero della Difesa israeliano, dove verrà destinato ai sanitari in prima linea. Lo avranno anche i camici bianchi in Bosnia. In via emergenziale lo userà, se necessario, anche il Messico. Si estende sulla mappa: si può assumere a San Marino, tra qualche settimana anche in Angola. Lo ha approvato la Siria di Assad quanto il dicastero della Salute di Accra, in Ghana. Dal Guatemala all’Egitto: la luce verde l’ha data il Cairo e le frontiere le ha aperte la Georgia per quanti presentano, al confine, un certificato di vaccinazione. Il siero dell’Istituto Gamleya è prediletto da amici, alleati o vecchi ex Paesi satelliti dell’impero sovietico come Uzbekistan e Kirghizistan. Il Kazakistan è invece il primo Paese al mondo che lo produrrà fuori dai confini di Mosca.

Sovranisti vaccinali. Tutti i Paesi di Visegrad, esclusa la tradizionale nemica Varsavia, hanno chiesto aiuto a Mosca e lo hanno ricevuto: prima Budapest, poi Praga, e adesso anche la Slovacchia, dove il primo ca...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.