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Stampa estera e toto Quirinale: attenti a non perdere Super Mario…

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Image from askanews web site
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Roma, 26 gen. (askanews) - Se i grandi elettori riuniti a Montecitorio ancora non sbloccano il rebus del Quirinale, diversi grandi quotidiani internazionali hanno già votato. "Il tentativo di Mario Draghi di diventare presidente è nocivo per l'Italia e l'Europa", secondo l'Economist. Per il Wall Street Journal "la paura è che il governo ideologicamente eterogeno che ora guida possa collassare". Il voto per eleggere un nuovo Capo dello Stato, ha scritto il Financial Times, "ha il potenziale di indebolire il Governo e danneggiare le prospettive per l'economia".

L'ex presidente della Bce è una personalità guardata con considerazione ben oltre i confini italiani, il suo peso determinante anche nel resto d'Europa. Ma cosa succederebbe se le alchimie parlamentari non solo sbarrassero a Draghi la strada verso il Colle ma facilitassero anche la fine della sua esperienza a Palazzo Chigi? Se l'italiano più noto nelle cancellerie straniere finisse effettivamente a fare il nonno, lontano da quelle istituzioni che è pronto a servire? Lo abbiamo chiesto ad alcuni corrispondenti a Roma di testate di altri paesi.

"Quello che ho imparato dopo qualche anno è che qui in Italia vengono lanciati degli ultimatum che poi il giorno dopo non valgono più", dice Frank Hornig, il corrispondente dello Spiegel. "A Berlino un ultimatum è un ultimatum, qui un giorno si dice 'Conte o morte' e il giorno dopo si va avanti con Draghi senza problemi... C'è una retorica da opera buffa", dice il giornalista tedesco, che sottolinea come invece in Germania la politica sia più "noiosa". Ma ci sono anche analogie: "Il Presidente in Germania è un po il primo notaio della Repubblica, al momento di crisi è molto importante ma alla fine decidono sempre i partiti. Non è molto diverso in Italia. Neanche Mattarella poteva installare Draghi senza il sostegno dei partiti. Il rispetto e l'ammirazione per il Presidente della Repubblica è sicuramente giustificato, però a volte mi sembra esagerato. Non dovrebbe essere così difficile trovare una persona istituzionale, indipendente, per questo ruolo. Nessuno schieramento ha la maggioranza e tutti hanno motivo di continuare l'esperienza di Governo, alla fine si potrebbe trovare una personalità adatta per il Quirinale. Per me il posto del Presidente del Consiglio è molto più importante. Oltretutto Draghi a Palazzo Chigi è una sicurezza per tanti parlamentari che vogliono continuare la legislatura".

Il corrispondente dello Spiegel, tuttavia, indica anche una prospettiva di lungo periodo: "Per l'Italia e l'Europa avere Draghi come garante di stabilità è un sollievo, una persona per così dire 'noiosa', rassicurante: ma alla fine gli italiani dovranno decidere dove andare. Vinceranno i partiti di destra? Qualche mese, e poi, con l'avvicinarsi delle elezioni, la decisione andrà presa".

Secondo Nicole Winfield di Associated Press, "la politica italiana è sempre difficile da comprendere, e queste elezioni presidenziali sono piu complesse del solito. Draghi gode di una importante reputazione internazionale, ed e chiaro che establishment' europeo vuole che lui rimanga sulla scena politica italiana, al Qurinale o a Palazzo Chigi. Ma - nota la giornalista statunitense - la politica italiana non sempre segue gli auspici di Bruxelles o delle altre capitali, ed il futuro di Draghi è tutto da scrivere, presumibilemente a partire da giovedì".

Draghi che perde in un colpo solo il Quirinale e Palazzo Chigi "sarebbe il peggiore degli scenari possibili", analizza Anna Buj, corrispondente del quotidiano La Vanguardia e della radio RAC1. "Draghi ha detto che se la maggioranza si spacca in questa elezione, il Governo non avrà le condizioni per andare avanti, e quindi si aprirebbe una crisi politica che potrebbe finire in un voto anticipato, quando la situazione pandemica è ancora grave, nel momento dell'attuazione del pnrr e con le tensioni in aumento in Ucraina. Personalmente, dopo aver scritto di tante crisi politiche in questo paese con conseguenze sorprendenti, ancora spero che i partiti politici possano raggiungere un accordo", prosegue la giornalista catalana. Che non si scompone davanti al caos delle prime giornate di votazione: "E' l'andamento naturale perchè i partiti hanno cominciato le negoziazioni molto tardi a causa della candidatura di Silvio Berlusconi. Il Parlamento è molto diviso, i partiti sono deboli, nessuno ha la maggioranza e devono per forza arrivare a un accordo, una missione mai semplice in politica italiana. Capisco gli interessi per chiudere la partita in fretta - conclude Buj - però penso che in questo caso non cambi molto se si spende qualche giorno in più: quello che conta è la qualità della persona scelta per i prossimi sette anni".

Il direttore di Ria Novosti in Italia, Sergey Startsev, rileva innanzitutto un fatto di linguaggio: "Abbiamo a che fare con una situazione in cui le candidature non si discutono pubblicamente ma nascono nelle stanze dei palazzi parlamentari. I colleghi italiani usano sempre più spesso le parole legate alla storia vaticana, 'liturgia costituzionale', 'fumate nere e bianche', addirittura il segretario del Pd Enrico Letta parla del 'Conclave'... Questo fatto fa pensare!". Ad ogni modo, il giornalista russo è cauto: "La situazione cambia non ogni giorno, ma ogni ora: la mattina ci svegliamo con una situazione, a pranzo ce n'è un'altra, la sera è cambiata di nuovo e la notte possono arrivare novità!". Nel merito, "le chanche di Draghi secondo me rimangono alte: spero che rimarrà alla guida del Governo che, a mio avviso, è una cosa importante e utile per l'Italia", afferma Startsev. "La figura di Draghi è un punto di riferimento per l'Italia anche sullo scacchiere internazionale".

Corrispondente turca a Roma, Ovgu Pinar osserva che "sarebbe irresponsabile mettere a rischio la stabilità politica ed economica, ma forse bisogna anche riflettere sul perché tutta questa stabilità dipenda da una persona. Secondo me uno dei problemi piu grandi con queste elezioni sono i giochi e gli intrighi per interessi personali che fanno perdere ancora di più la fiducia nella politica. Sarebbe da sperare - conclude Pinar - che i grandi elettori, e gli eventuali candidati, mostrassero un senso di responsabilità e maturità".

Niva Mirakyan, corrispondente dì Rossiyskaya gazeta in Italia, ammette che "la politica italiana, che assomiglia a volte una commedia dell'arte, potrebbe essere molto imprevedibile. Per me gli scenari sono due: o Draghi rimarrà a Palazzo Chigi oppure andrà al Colle. Se non dovesse salire al Quirinale, Draghi difficilmente lascerebbe la guida del Governo per senso di responsabilità nei confronti dell'Italia. Dall'altro canto - prosegue la giornalista russa - anche i partiti politici in questo momento dì pandemia e dì una legislatura così fragile, non possono permettersi dì 'perdere' un personaggio così forte che può farsi garante della stabilità del Paese. Spero, insomma, che prevalga il buon senso. Non è il tempo per i giochi politici".

La situazione, comunque, non rimarrà com'è stata sinora. Tom Kington, corrispondente del Times di Londra, afferma: "Se Draghi non viene eletto presidente, non lo vedo dimettersi dal ruolo di primo ministro, ma sospetto che sarà comunque indebolito nel ruolo poiché il fatto di avere sempre ottenuto ciò che voleva è andato in frantumi e i partiti non lo trattano più con lo stesso rispetto. Ovviamente con la campagna elettorale che inizierà entro la fine dell'anno - conclude Kington - i partiti presteranno comunque meno attenzione a Draghi".

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