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Stati Uniti e Cina, la rivalità per diventare traino dell’economia globale

Redazione
·3 minuto per la lettura
Stati Uniti e Cina, la rivalità per diventare traino dell’economia globale
Stati Uniti e Cina, la rivalità per diventare traino dell’economia globale

Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, analizza i rapporti tra le due superpotenze e i loro margini di crescita. Unico obiettivo in comune: la lotta al cambiamento climatico

Da tempo si sente parlare di una nuova Guerra Fredda, quella commerciale e ideologica in atto tra Stati Uniti e Cina. Ma la potenza economica di Pechino è ben diversa da quella della Russia di Krusciov e Breznev. Forse funzionerebbe meglio associare la rivalità tra i due Stati a quella vissuta tra Sparta e Atene nel quinto secolo avanti Cristo, con i primi rappresentati dagli Usa, forza egemone, e i secondi che avrebbero il ruolo di potenza emergente, quello che oggi ricopre la Cina.

L’AUTORITARISMO “BENEVOLO” CINESE

È l’opinione offerta da Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, nel suo commento sulle due superpotenze globali. L’esperto della società di gestione patrimoniale comincia analizzando il modello politico della Cina, “l’autoritarismo benevolo” che il presidente Xi Jinping promuove fuori dai confini nazionali come alternativa ai sistemi democratici occidentali. Se è vero che da un lato Pechino è riuscita a uscire dalla crisi pandemica in tempi rapidi e a essere l’unica realtà a crescere nel 2020, è anche vero, ricorda Benetti, che il suo debito è tre volte superiore al Pil e che la fiducia nel governo come prestatore di ultima istanza sta venendo meno, con la mano autoritaria del Partito Comunista sempre più presente nella vita delle imprese, come dimostrato dal caso della IPO di Ant.

I RAPPORTI NELL’ASIA-PACIFICO

Anche per questo motivo, i Paesi alleati degli Stati Uniti nell’area dell’Asia-Pacifico hanno cominciato una progressiva diminuzione della dipendenza dalla Cina. L’esperto di GAM cita i casi del Giappone, che ha attuato un piano di “reshoring”, ossia il rientro in patria di attività produttive delocalizzate, finanziato con oltre due miliardi di dollari, e quello dell’Australia, la quale invece ha respinto la rete 5G di Huawei e ha ingaggiato un aspro confronto con Pechino.

LA BATTAGLIA COMUNE

L’unico punto che sembra mettere d’accordo Stati Uniti e Cina è, secondo Benetti, il contrasto al riscaldamento globale. L’amministrazione Biden infatti ha ripreso in mano l’agenda della transizione energetica abbandonata da Trump, mentre il nuovo piano quinquennale di Pechino prevede il traguardo della “carbon neutrality” entro il 2060. Un obiettivo comune che, seppur diverso nei tempi e nei modi, è sempre meglio di una mancanza totale di dialogo.

CHI VINCERÀ?

Per l’esperto di GAM le due realtà sono destinate a giocarsi nei prossimi anni il ruolo di superpotenza egemone, traino dell’economia globale. Da un lato c’è la Cina, unico Paese a chiudere il 2020 con un tasso di crescita positivo, il cui obiettivo è il raddoppio del PIL entro in 2035 grazie a grandi investimenti nelle infrastrutture tecnologiche. Dall’altro invece ci sono gli Stati Uniti, dove la domanda dei consumi è destinata a crescere grazie agli aiuti economici messi in campo da Biden e a una campagna vaccinale che procede spedita. La seconda parte del 2021 per Benetti potrebbe essere stellare per l’economia americana, con la Fed che ha rivisto le stime di crescita per l’anno tra il 6% e il 7%.