Italia markets open in 8 hours 57 minutes

Stati: usano coronavirus per togliere l'attenzione loro casini

Francesco Simoncelli
 

Vorrei aprire l'articolo di oggi con un commento dell'amico e collega Francesco Carbone che mi trova pienamente concorde: «Vediamo, a cosa sta servendo il coronavirus? Direi, senza ordinare le voci in ordine di priorità e considerare l'elenco esaustivo, per:

  1. implementare ulteriori misure di controllo sulla popolazione,
  2. sgonfiare le bolle finanziarie pompate dalle banche centrali ma continuando a stampare allegramente trilioni,
  3. ottenere il verde per sforare serenamente i vincoli di bilancio,
  4. terrorizzare la gente e sottometterla all'unico protettore dotato apparentemente di superpoteri: lo Stato.

Perfetto proprio. se non cascava come manna dal cielo dovevano proprio inventarselo.»

_

di Daniel Lacalle

Il monitoraggio globale dei casi di Coronavirus della Johns Hopkins University mostra che il tasso di mortalità dell'epidemia è molto basso. Al momento della stesura di questo articolo sono stati registrati 92.818 casi, 3.195 decessi e 48.201 guarigioni. È normale che i media si concentrino sulle prime due cifre, ma penso che sia più importante ricordare l'ultima. Le guarigioni sono più di dieci volte i deceduti.

Ho partecipato a numerosi dibattiti sui media internazionali in cui gli scienziati sottolineano questo fattore per prevenire le reazioni di panico tra la popolazione. La storia ci mostra che queste influenze hanno tassi di mortalità decrescenti e sono contenute rapidamente. Dobbiamo ricordare le vittime e le loro famiglie, e pregare per una rapida risposta da parte della comunità scientifica, una soluzione che sicuramente arriverà... anche se non nel tempo che gli operatori di mercato ed i media vorrebbero.

L'impatto economico è completamente diverso. C'è più logica nella reazione negativa dei mercati, perché l'impatto del coronavirus si aggiunge ad un'economia globale già debole che stava mostrando una crescita anemica, un debito elevato e una stagione degli utili deludente prima che qualsiasi malattia fosse inclusa nelle stime.

Le ramificazioni non sono poche. La Cina ha messo in quarantena 21 province che rappresentano circa il 90% delle esportazioni e l'80% del PIL. Tredici province, che rappresentano circa il 51% del PIL cinese, hanno iniziato a riprendere l'attività economica, ma ad un ritmo molto lento. Gli indici dei gestori degli acquisti in Cina (PMI) hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi decenni, anche al di sotto delle cifre del 2008. Il PMI manifatturiero è sceso a 35,7 a febbraio, rispetto ai precedenti 50 e le stime di 46. Ancora più importante, il PMI non manifatturiero è crollato ad un minimo storico di 29,6 rispetto al precedente 54,1.

Pochi analisti si aspettavano di vedere i dati da recessione in Cina, anche nelle loro stime più negative. La Cina potrebbe arrivare ad un PIL pari a zero nel primo trimestre, il che mostra l'entità del caos economico.

Le PMI menzionate sono importanti per due motivi: la produzione, che era già scarsa e in contrazione nella maggior parte delle economie più importanti, è destinata a crollare nel primo trimestre; i settori non manifatturiero e dei servizi hanno mantenuto a galla l'economia globale in una contrazione degli utili e della produzione, e questa volta saranno colpiti più duramente e più a lungo.

Perché? Perché l'unica azione che le autorità possono intraprendere per prevenire il collasso dei sistemi sanitari dei loro Paesi è quella di chiudere le frontiere, limitare i viaggi, annullare grandi riunioni ed eventi e ridurre l'attività commerciale internazionale per rallentare la velocità di diffusione del virus; non perché il tasso di mortalità sia alto, ma per evitare un massiccio flusso di cittadini negli ospedali e la carenza di medicinali.

La reazione delle autorità in molti Paesi e la paura dell'ignoto generano un effetto domino: annullamenti delle decisioni di investimento e un crollo del commercio internazionale. Non possiamo cadere nel panico ingiustificato né essere eccessivamente compiacenti, come leggiamo in alcuni documenti di ricerca economica di febbraio, secondo cui tutto questo (a livello economico) sarà risolto in un mese o due mesi e la crescita mondiale verrà rilanciata.

Dobbiamo essere cauti perché la carta coronavirus verrà utilizzata, come la Brexit e la guerra commerciale, per ridurre le stime di crescita globale già ottimistiche.

Prima della notizia della malattia, economie come Spagna, Francia, Italia, Germania, Giappone e Cina stavano già mostrando debolezza nel quarto trimestre del 2019. L'energia e le materie prime industriali, che ora sono entrate in una fase di correzione, avevano già iniziato l'anno con prezzi deboli. Non possiamo dimenticare segnali importanti come il Baltic Dry Index, che riflette l'enorme sovraccapacità globale e il crollo dei prezzi dei trasporti marittimi, o i bassi volumi fatti registrare dagli esportatori di rame, petrolio, carbone e ferro.

Nella sua analisi dei rischi economici, PricewaterhouseCoopers ha mostrato una stima dell'impatto economico globale che il coronavirus può generare: potrebbe erodere fino a circa lo 0,7% del PIL globale, usando la metodologia di Johns Hopkins, McKibbins e Lee. Tuttavia tale impatto può essere considerato conservativo, visto che bisogna anche prendere in considerazione la perdita del valore di mercato delle azioni ed il calo dei PMI cinesi. Bloomberg ha fatto salire l'impatto a $1.000 miliardi, considerando che l'effetto su materie prime, industrie e servizi sarà probabilmente maggiore di quanto temuto a breve termine e la ripresa potrebbe non essere a V come prevede la maggior parte degli analisti, bensì molto più lenta.

È essenziale ricordare la precedente debolezza di molte economie, in particolare nella zona Euro, a causa del debito in eccesso, della bassa crescita e dell'elevato interventismo. Non possiamo dimenticare l'impatto sui mercati emergenti, poiché affrontano un enorme muro di scadenze di oltre $1.400 miliardi di debiti proprio mentre il prezzo delle materie prime crolla ed i volumi esportati scendono a nuovi minimi.

Deutsche Bank ha analizzato le economie più esposte alla malattia e ha concluso che la Corea del Sud, il Giappone e il Messico saranno probabilmente i più colpiti, mentre gli Stati Uniti, che esportano molto poco (l'11% del PIL, più o meno) subiranno un impatto minore.

L'errore più grande è quello di cercare di mascherare l'impatto economico della malattia tagliando i tassi d'interesse e iniettando più liquidità. Nessuna società investirà con tassi sotto zero se si troverà ad affrontare un calo delle vendite a causa della malattia; inoltre c'è un eccesso di compiacenza tra gli stati che vedono i loro rendimenti obbligazionari raggiungere livelli ancora più bassi. Il calo dei rendimenti dei titoli sovrani fa credere agli stati che stanno facendo la cosa giusta e che non vi sono rischi. Due grossi errori. I rendimenti obbligazionari bassi sono un segnale di avversione al rischio alto, non di politiche statali eccellenti.

Cina e Hong Kong hanno promesso massicci programmi di spesa per "compensare l'impatto economico". Enormi cattedrali nel deserto, inutili progetti di spesa pubblica per mascherare l'impatto economico di un determinato evento, possono generare un effetto molto peggiore e accelerare il percorso verso la stagflazione. I prezzi aumentano a causa degli shock nelle supply-chain e la crescita economica è stagnante.

Non dimentichiamo le lezioni del Giappone: il Paese ha speso più di $6.000 miliardi in enormi piani infrastrutturali dopo lo scoppio della sua bolla immobiliare e l'economia è diventata meno dinamica e più indebitata.

Sono convinto che si troverà una soluzione medica a questa malattia, ma l'economia reale e la scienza non si muovono velocemente come vorrebbero gli operatori di mercato.

L'eccesso di pessimismo riflesso in questi giorni può essere spiegato solo dal precedente e imprudente eccesso di ottimismo che gli agenti dei mercati finanziari hanno manifestato alla fine del 2019 e all'inizio del 2020, quando i mercati azionari hanno raggiunto nuovi picchi nonostante le notizie del coronavirus in Cina, gli utili delle aziende deludenti ed una situazione macro scoraggiante.

Nelle prossime settimane dovremo iniziare a pensare ad importanti effetti collaterali, come l'aumento dei tassi di insolvenza ed i rischi nei Paesi emergenti esposti a forti squilibri monetari e commerciali.

Le banche centrali e gli stati non maschereranno il reale impatto economico della malattia, anzi il contrario. Misure di quarantena aggressive peggioreranno una tendenza economica già debole.

Molti la chiamano "incertezza", ma abbiamo molte certezze:

  • L'impatto di questa malattia sarà più lungo di quanto la maggior parte vorrebbe.
  • Le banche centrali e gli stati cercheranno di mascherare i rischi con una maggiore repressione finanziaria e monetaria, e affogheranno la cosa in un mare di spese.

Come in tutti gli episodi di panico, uno dei maggiori rischi è rappresentato dagli stati che sentono il bisogno di fare qualcosa, contribuendo allo stesso panico che sono chiamati a mitigare. Prendere misure interventistiche non necessarie, barricare l'economia e mascherare il rischio è persino peggio rispetto al problema stesso.

Mi fido della comunità scientifica e delle reti di collaborazione globale, ma non dimenticatelo: la carta coronavirus sarà utilizzata come scusa per ridurre le stime di crescita e di occupazione, incolpare un nemico esterno e permettere agli stati di avere miliardi in più di spesa alimentata da Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online