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Statistiche inutili ma molto belle sulla diciannovesima giornata di serie A

Di Giuseppe Pastore
·6 minuto per la lettura
Photo credit: Marco Luzzani - Getty Images
Photo credit: Marco Luzzani - Getty Images

From Esquire

Nella settimana in cui la Juventus è diventata la prima squadra italiana a vincere un titolo per dieci stagioni di fila (battendo il precedente primato del Milan 1987-1996, nove stagioni) e Insigne ha ribadito una statistica francamente inspiegabile – o forse spiegabilissima –come quella dei tre rigori su tre sbagliati “in partita” contro la Juve (non conteggiando dunque il rigore che Lorenzo aveva segnato a Buffon nella coda della finale di coppa Italia dello scorso giugno), la scena se l'è presa d'imperio lo staff tecnico della Roma con uno scivolone senza precedenti per il pur rocambolesco calcio italiano.

Non capitava dal 1976-77 che una squadra incappasse in due sconfitte a tavolino nella stessa stagione, quando il Napoli ricevette lo 0-2 per due episodi simili: in Napoli-Juventus del 12 gennaio 1977 una bottiglia lanciata dal settore distinti aveva colpito il guardalinee Binzagi dopo l'annullamento di un gol segnato di mano dal napoletano Massa; in Napoli-Fiorentina del 23 maggio 1977, ultima giornata, ancora lancio di oggetti in campo dopo un rigore negato ancora a Massa e un gol di Mimmo Caso in presunto fuorigioco. Che la Roma sia riuscita a piazzare questa clamorosa doppietta con gli stadi chiusi è perciò impresa ancora più titanica e rimarchevole.

Speedy Lozano

Photo credit: SSC NAPOLI - Getty Images
Photo credit: SSC NAPOLI - Getty Images

Andiamo per ordine: il gol di Hirving Lozano segnato dopo 9”28 di Verona-Napoli (secondo il cronometraggio Sky a cui umilmente ci accodiamo) è il gol più veloce della storia del Napoli? Gli almanacchisti del Ciuccio giurano di sì: sarebbe stato battuto un primato vecchio di 79 anni, detenuto dalla buonanima di Giovanni Venditto che l'11 gennaio 1942 aveva segnato il gol-vittoria contro la Fiorentina dopo appena venti secondi. Leggiamo dal Corriere della Sera dell'epoca: “Al fischio iniziale il pallone da Barrera perveniva a Milano, questi lo allungava a Verrina che a sua volta smistava a Venditto, in quel momento libero, che aveva così la possibilità di battere fulmineamente il portiere fiorentino". Seconda domanda: come si piazza il gol di Lozano nella top 5 dei gol più veloci della storia della serie A? Sul primo posto nessun dubbio: comanda l'irripetibile combinazione Calhanoglu-Leao dopo 6”76 del recentissimo Sassuolo-Milan. Poi è bagarre: sempre i ragazzi di Sky Tech hanno ricronometrato tutto quanto e collocano Lozano al terzo posto dopo Paolo Poggi (gol dopo 8”36 di Fiorentina-Piacenza 2001) e prima di Marco Branca (gol dopo 9”48 di Udinese-Fiorentina 1993).

Bergamo altissima

Il Milan festeggia il primo titolo di campione d'inverno dopo dieci anni in maniera alquanto singolare: facendosi sminuzzare a domicilio dal robot da cucina Atalanta, ormai ufficiale bestia nerazzurra dei rossoneri che non li superano in casa da oltre sette anni (ultima vittoria il 6 gennaio 2014, penultima panchina nel Milan di Massimiliano Allegri, doppietta di Kakà e primo – e unico – gol nel Milan di Bryan Cristante: sembra passata una vita, e in effetti è così). Non capita spesso che il Milan non riesca a battere a San Siro una squadra per sette campionati consecutivi: escluse le due grandi Juve e Inter, nel dopoguerra una striscia più lunga è stata piazzata solo dal Napoli che rimase invitto a casa del Diavolo per nove partite di fila, dal 1973-74 al 1983-84 (con in mezzo anche le due stagioni in serie B del Milan), vedendo curiosamente interrompersi la striscia proprio nella prima stagione di Maradona. Il record assoluto appartiene però all'insospettabile Triestina che dal 1931-32 al 1941-42 fu in grado di tornare a Trieste Centrale con qualche punticino per undici stagioni di fila: ma la vendetta del Diavolo fu feroce, visto che poi il Milan vinse dodici dei tredici successivi Milan-Triestina.

0-3 per chi chiama da fuori Milano

Danno un certo scalpore anche le proporzioni del tracollo: da quanti anni una capolista solitaria non subiva un trattamento simile in casa propria? Per una sconfitta con tre gol di scarto dobbiamo tornare al 27 settembre 2015, quando alla sesta giornata l'Inter di Roberto Mancini (ancora a punteggio pieno) dalla Fiorentina di Paulo Sousa, bella quanto effimera, che maramaldeggiò 1-4 a San Siro suonando una sinfonia balcanica con Kalinic (tripletta) e lo stesso Ilicic, che aprì le marcature su rigore dopo appena quattro minuti. Per uno 0-3 dobbiamo invece tornare addirittura alle vacanze di Natale 2001,quando il Chievo dei miracoli di Luigi Delneri si piegò al feroce pragmatismo della Roma di Capello, che passò come un rullo compressore sul Bentegodi nonostante oltre mezz'ora giocata in inferiorità numerica per l'espulsione di Antonioli, con gol di Emerson, Samuel e Tommasi. I milanisti alla lettura sappiano che sia l'Inter che il Chievo si classificarono fuori dalla zona medaglie in quei due campionati, rispettivamente quarta e quinto; ma possono consolarsi (più o meno) sapendo che – al netto delle pastoie di Calciopoli – solo in un caso la regina d'inverno è finita giù dal podio al traguardo finale: stagione 1935-36, Juventus prima alla 15^ giornata e quinta alla 30^.

C'è sempre una prima volta

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
Photo credit: SOPA Images - Getty Images

Rispettivamente a 34 e 39 anni, Mario Mandzukic e Zlatan Ibrahimovic hanno calpestato per la prima volta lo stesso campo di calcio in una partita ufficiale tra due squadre di club. “Possibile?”, direte voi. “Non era mai successo, nemmeno in Champions?”. Proprio così: l'unico precedente risaliva al 29 febbraio 2012, stadio Maksimir di Zagabria, Croazia-Svezia 1-3, ma nulla più che una semplice amichevole –aggettivo per altro lontanissimo mille miglia dallo stile di vita di Ibrahimovic (che aveva segnato) e Mandzukic (che era stato ammonito e sostituito all'intervallo).

Democrazia Beneventana

Nell'epoca delle rose allargate e del turn-over estremo, capita che queste regole di vita vengano applicate anche nel momento di massima sacralità in una partita di calcio: l'esecuzione di un calcio di rigore. In metà campionato, Sassuolo e Benevento si sono presentati dagli undici metri con quattro tiratori diversi: il Sassuolo ha alternato Berardi, Caputo, Locatelli, Djuricic, mentre i campani hanno risposto con Lapadula, Sau, Caprari e Nicolas Viola. Un record? No, perché nel girone d'andata 2016-2017 il Sassuolo fece ancora meglio (o peggio, a seconda dei punti di vista): cinque rigori calciati da cinque giocatori diversi, in ordine d'apparizione Berardi, Politano, Pellegrini, Ricci e Acerbi. E furono cinque gol.

Parmasciutto

Il girone d'andata paradossale del Parma si sublima in una statistica: ha segnato più gol in due partite a San Siro (4) che in dieci partite in casa. Sette partite consecutive senza segnare sul suolo amico: il Parma di Liverani-D'Aversa ha le polveri fradicie quando gioca al Tardini, e chissà se la presenza del pubblico aiuterebbe o meno. L'ultimo gol risale al 25 ottobre, un rigore segnato da Kucka che evitò al 93' la sconfitta contro lo Spezia: da allora sono passati 630 minuti senza lo straccio di un gol. c'è chi ha fatto peggio? La ricerca non è facile, ma abbiamo trovato almeno un precedente all'interno della stessa stagione: l'Inter 1976-77 che rimase a secco a San Siro per 675 minuti, dal 2' di Inter-Foggia 1-1 del 13 febbraio 1977 (gol di Pavone) al 47' di Inter-Perugia 1-1 del 22 maggio 1977 (ancora gol di Pavone). Avrà poco da pavoneggiarsi anche il Parma.