Italia markets close in 6 hours 30 minutes
  • FTSE MIB

    26.285,51
    +16,89 (+0,06%)
     
  • Dow Jones

    35.258,61
    -36,15 (-0,10%)
     
  • Nasdaq

    15.021,81
    +124,47 (+0,84%)
     
  • Nikkei 225

    29.215,52
    +190,06 (+0,65%)
     
  • Petrolio

    83,28
    +0,84 (+1,02%)
     
  • BTC-EUR

    53.401,30
    +85,80 (+0,16%)
     
  • CMC Crypto 200

    1.453,18
    +1,55 (+0,11%)
     
  • Oro

    1.782,70
    +17,00 (+0,96%)
     
  • EUR/USD

    1,1663
    +0,0045 (+0,38%)
     
  • S&P 500

    4.486,46
    +15,09 (+0,34%)
     
  • HANG SENG

    25.787,21
    +377,46 (+1,49%)
     
  • Euro Stoxx 50

    4.158,37
    +6,97 (+0,17%)
     
  • EUR/GBP

    0,8452
    -0,0004 (-0,05%)
     
  • EUR/CHF

    1,0720
    -0,0004 (-0,04%)
     
  • EUR/CAD

    1,4366
    +0,0002 (+0,01%)
     

Stellantis in difficoltà, shortage chip riduce immatricolazioni 2021

·3 minuto per la lettura

Non c’è pace per l’automotive, dopo la pandemia a bloccare le fabbriche e le vendite ci pensa lo shortage di chip che affligge le maggiori società produttrici mondiali e l’italo-francese Stellantis non è da meno.

Secondo i dati di immatricolazione in Italia forniti dall’Associazione nazionale filiera industria automobilistica (ANFIA), a settembre il calo delle immatricolazioni è del -32,7%. Un dato peggiore delle aspettative che era già nell’aria e che sta penalizzando i titoli del comparto in Borsa.

Il titolo Stellantis (STLA), alla Borsa di Milano, sul mese perde il -5,7%, pur restando positivo a 6 mesi.

Settembre prosegue, quindi, il trend ribassista che si era già osservato nei mesi estivi e così l’Associazione è costretta a rivedere al ribasso le stime di immatricolazione di autovetture in Italia a 1,5 milioni nel 2021. Un dato che rappresenta appena il +8,5% sul 2020 e un sonoro -21,8% rispetto al 2019.

L’automotive, quindi, non solo non recupera affatto (almeno parzialmente) le perdite del 2020, ma addirittura annaspa tra i problemi che la pandemia ha generato nell’industria globale.

Il mercato dell’auto in Italia

Le auto immatricolate a settembre sono state 105.175 contro le 156.357 di settembre 2020.

Nei primi 9 mesi del 2021 le immatricolazioni in Italia ammontano a 1.165.491 unità, un dato che rappresenta il +20,6% rispetto ai primi 9 mesi del 2020.

In luglio il crollo delle immatricolazioni si era attestato al -19,2%, mentre ad agosto sul -27,3%.

Stellantis e le altre

Una elaborazione dell’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri (UNRAE), mostra come il crollo delle immatricolazioni a settembre abbia in qualche modo rigettato l’intero mercato nel buio come nei mesi più critici della pandemia.

Skoda ha immatricolato il 60% in meno del settembre 2020, seguita dal 59% di crollo delle Mini. Male Peugeot con il -49,94% e anche Ford (F) con il -45,10%.

Fiat ha immatricolato il -43,21%, a cui segue il -41,89% di Renault (RNO), preceduti dal -44,58% di Citroen. Anche Jeep pere il 30%, mentre Opel immatricola quasi il 34% in meno di auto in Italia.

Male anche Mercedes (-44,79%) e Bmw (-28,3%), mentre Hyundai e Dacia sono tra le poche in positivo del +2,5%. Tesla (TLSA), invece, splende con il +49,48% indicando un cambiamento in atto nell’ambito delle motorizzazioni preferite dagli automobilisti/e.

Motori benzina e diesel in declino

Spinti probabilmente dagli incentivi, anche se ANFIA ne denuncia l’erogazione a singhiozzo e una cattiva programmazione da parte del governo, i motori alternativi come elettrici e ibridi di nuova generazione primeggiano.

I motori a benzina e diesel declinano in termini di vendite cedendo il passo alle alimentazioni alternative.

Il diesel rappresenta il 18,8% del mercato a settembre (23% da inizio 2021), mentre le autovetture a benzina rappresentano il 25,2% del mercato (30,8% da inizio anno). Le motorizzazioni alternative conquistano il 56% del mercato a settembre e il 46,1% nei primi nove mesi dell’anno.

E tutto questo mentre il prezzo del petrolio e il prezzo del gas naturale raggiungono nuovi massimi di prezzo, che non passano inosservati agli occhi degli acquirenti di nuove auto.

La domanda da porsi, infatti, è se al termine di queste fiammate speculative e inflazionistiche i prezzi delle materie prime torneranno a livelli precedenti o se parte degli aumenti non resteranno per pesare in modo permanente sui portafogli degli automobilisti.

Un insieme di fattori, quindi, potrebbe nei prossimi anni spingere verso l’abbandono delle auto a benzina pure e diesel. Stellantis come gli altri produttori dovranno tenerne conto.

This article was originally posted on FX Empire

More From FXEMPIRE:

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli