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Stipendi post-Covid, ecco come cambieranno

webinfo@adnkronos.com
·5 minuto per la lettura

Quale sarà l’impatto sugli stipendi a seguito del forte shock al mercato del lavoro causato dal Covid? Quali sono gli asset fondamentali sui quali si determinano i salari e che impatto avranno in futuro? Come verranno remunerate competenze e funzioni nel prossimo futuro? A queste domande ha cercato di dare una risposta 'Future of Rewards', l’indagine realizzata da Badenoch + Clark, azienda specializzata nel recruiting di figure manageriali ed executive, in collaborazione con JobPricing.

L’indagine ha preso in esame fattori determinanti come istruzione, capitale umano accumulato in tutta la vita lavorativa o specifico di una posizione in un determinato contesto aziendale, livelli professionali, aree funzionali, settori e altre caratteristiche specifiche dei lavoratori e delle aziende e le ha messe in relazione a specifiche tendenze del mercato. L’analisi ha così permesso di delineare tre scenari: un primo scenario è orientato solo a capire l’andamento salariale nel caso in cui il contributo dell’istruzione nella formazione del salario crescesse; un secondo scenario valuta, invece, una diminuzione del valore monetario dell’esperienza on the job a causa della necessità di competenze sempre nuove; un terzo scenario valuta, in ultimo, cosa succederà ai premi dei singoli settori, con un’espansione della domanda di lavoro.

L’espansione della domanda di lavoro sarà trainata dalla cosiddetta digital transformation e dall’ecosostenibilità, soprattutto nelle filiere salute e benessere, education e cultura, meccatronica e Robotica, mobilità e logistica, energia. Nello specifico, i settori maggiormente interessanti saranno: Farmaceutica e biotecnologie; apparecchiature elettriche ed elettroniche; arte, intrattenimento e divertimento; servizi alla persona. Le previsioni sulle professioni e titoli di studio evidenziano sempre più la necessità di laureati in ambito: economico-statistico; Stem; medico; ingegneristico che presentano tutti, seppur a diversi livelli, una carenza di offerta.

Secondo l'indagine, tenendo presente che si assiste da diverso tempo ad una stagnazione salariale e non ci si aspetta che cambi nel medio periodo, i settori associati alle filiere in espansione, essendo caratterizzati da una domanda di competenze in rinnovamento e potenzialmente in carenza di offerta di lavoratori con quelle specifiche caratteristiche, potrebbero, seppur marginalmente, contribuire a variazioni dei differenziali salariali per settore.

Contemporaneamente, l’eccesso di domanda di professioni ad alta specializzazione e, in generale, con competenze generaliste che permettono un più veloce adattamento alle skill richieste dalle trasformazioni dell’Industria 4.0, potrebbe far aumentare il valore della laurea in termini di salario.

Ecco gli scenari. Nel primo scenario, facendo crescere il valore della laurea in termini salariali, si ha che sono i livelli professionali più alti nella gerarchia e quelli più tecnici a trarne beneficio, in un range compreso tra 0,6 e 0,8%. Nel secondo scenario, invece, i salari per i livelli professionali subiscono in media delle variazioni negative ma prossime allo zero. Per quanto riguarda le aree funzionali, in entrambi gli scenari, sono quelle più tecniche e di produzione a trarne più beneficio, perché presumibilmente maggiormente investite dall’innovazione e dai cambiamenti dell’Industria 4.0. La stessa logica la troviamo tra i settori: i più premiati sono quelli strettamente industriali e di innovazione tecnologica.

Il terzo scenario, come detto, ci dà i risultati delle previsioni dovute all’espansione di domanda per i singoli settori. Quello che emerge è che, in media, i settori più digitalizzati avranno delle variazioni negative, prossime allo zero, quasi inesistenti. Questo effetto è legato probabilmente al mismatch di competenze presenti nel mercato italiano: le imprese sono costrette ad assumere personale meno qualificato e a formarlo internamente, non avendo la possibilità di premiare le competenze che cercano. Il settore farmaceutico, invece, si trova in una situazione di eccesso di offerta di laureati e si registra una previsione negativa prossima allo zero.

Per gli altri settori legati alla salute e benessere, meccatronica e robotica, mobilità e logistica, energia si registrano previsioni comunque prossime allo zero, ma con segno positivo. Di questa espansione di domanda di lavoro ne beneficeranno, in media, maggiormente i dirigenti e gli impiegati. Nello specifico delle posizioni più apicali, i dirigenti dei settori arte e intrattenimento (1,63%), tessile (1,44%) e consulenza legale, fiscale, amministrativa e ricerche di mercato (1,34%). Per i quadri, invece, i settori con una risposta migliore saranno quelli riguardanti i servizi alla persona (0,85%), consulenza e ricerche di mercato (0,91), apparecchiature elettriche ed elettroniche (0,67%) e tessile (0,63%). In generale, le aree funzionali che beneficeranno maggiormente dell’espansione della domanda saranno quelle del marketing, manutenzione ed acquisti e vendite.

La terza ed ultima parte della ricerca presenta invece delle previsioni sui differenziali salariali a seguito dei forti shock sul mercato del lavoro causati dell’emergenza sanitaria in termini di aumenti dei tassi di inattività e disoccupazione. Le variazioni dei tassi di disoccupazione e inattività seguono gli ultimi dati Istat di settembre 2020. In particolare, la variazione della disoccupazione utilizzata è del 7% (10,2% previsione 2021/9,6% previsione 2020) ed è applicata in maniera proporzionale a tutti i settori. Per l’inattività, invece, si è seguito l’ultimo aumento di settembre 2020 che è stato di 10 punti percentuali rispetto al tasso del primo trimestre 2020, che era circa 35%.

Quindi, l’aumento percentuale utilizzato è del 30%. Anche in questo caso, è applicato in maniera proporzionale a tutti i settori. In termini salariali, la variazione del tasso di disoccupazione avrà un impatto negativo, in un range tra lo 0 e -1%, abbastanza omogeneo tra tutti i settori. L’inattività, che invece sta crescendo a ritmo più sostenuto, colpirà negativamente principalmente i salari di oil gas (-3,87%), automotive (-3,84%), aeronautica (-3,76%), farmaceutica (-3,26%) e navale (-3,02%).

Andando a disaggregare per le caratteristiche del lavoro, quello che emerge è che in generale la disoccupazione e l’inattività accentueranno la polarizzazione del mercato occupazionale che si concentrerà sempre di più tra le posizioni dirigenziali e specializzate e quelle non specializzate. I differenziali salariali sono polarizzati a loro volta: i livelli professionali più colpiti sono infatti quelli a media specializzazione, con un picco di circa -0,85% per gli specialist.