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Stop allo smart working per gli statali: chi lavora poco torna in ufficio

Redazione
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Stop allo smart working per gli statali: chi lavora poco torna in ufficio
Stop allo smart working per gli statali: chi lavora poco torna in ufficio

Il Ministero della Funzione Pubblica starebbe mettendo a punto criteri per valutare la produttività dei dipendenti che lavorano da remoto

I dipendenti statali attualmente in smart working che non sono abbastanza produttivi rischiano di dover tornare in ufficio. Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano “Il Messaggero”, il Ministero della Funzione Pubblica ha intenzione di intensificare i controlli sui dipendenti che lavorano da casa. L’obiettivo è misurare la produttività dei lavoratori, e chi non raggiungerà determinati criteri verrà richiamato in ufficio.

NUOVE PAGELLE IN ARRIVO

Le “pagelle” frutto dei controlli saranno a cadenza mensile, secondo quanto previsto dal Pola, il Piano organizzativo del lavoro agile. Quali saranno i criteri per valutare il rendimento dei dipendenti? Le performance verranno misurate in base al numero delle pratiche assolte e della quantità di utenti serviti, oltre al tempo trascorso tra l’apertura e la chiusura di una pratica. Anche la valutazione dei superiori, inoltre, concorrerà alla valutazione complessiva.

POLEMICA SULLO SCIOPERO

La decisione del Ministero sarebbe frutto, secondo quanto riportato dal Messaggero, di un monitoraggio effettuato la scorsa estate che avrebbe evidenziato come 500mila statali esonerati dal servizio, perché impegnati in mansioni non eseguibili da remoto, avrebbero continuato a percepire lo stipendio senza lavorare. Dati, questi ultimi, non confermati ufficialmente dal Ministero. Nelle scorse settimane, restando in tema di pubblica amministrazione, aveva suscitato polemiche la decisione dei dipendenti pubblici di confermare lo sciopero dello scorso 9 dicembre per protestare contro i mancati adeguamenti contrattuali.