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Su Facebook non si vedono le foto degli articoli. Un problema di diritto d'autore

·3 minuto per la lettura
A sinistra l'anteprima di un articolo di giornale sulla Fan page del giornale, a destra quando l'utente lo condivide questa scompare (Photo: Facebook - Repubblica)
A sinistra l'anteprima di un articolo di giornale sulla Fan page del giornale, a destra quando l'utente lo condivide questa scompare (Photo: Facebook - Repubblica)

Perché su Facebook alcuni utenti non riescono a vedere la foto e il sommario di un pezzo condiviso da un giornale? Dipende da come Meta ha accolto la direttiva europea sul copyright. La preview, ovvero quel riquadro che appare in automatico quando si vuole condividere un link su Facebook, non appare più quando si condivide un “link di terze parti”. In altre parole quando un lettore condivide l’articolo di un giornale, come Huffpost, Repubblica, Corriere etc, questo non ha né immagine né sommario. La modifica riguarda anche i post precedenti, con link di giorni o mesi scorsi. Tutto ciò però non si verifica sulle Fan page delle testate, che mantengono invece la fotografia, così come quando l’utente condivide il post in modo diretto dalle pagine.

Perché oggi. Facebook ha modificato la visualizzazione del riquadro dell’anteprima per adeguarsi alla direttiva europea sul diritto d’autore 790/2019 che aggiorna le regole sul copyright in Europa nell’ambito dei contenuti che circolano su Internet. L’Europa aveva iniziato a lavorare a un aggiornamento delle regole sulla protezione del diritto d’autore nel 2016, proponendo modifiche a un testo che risaliva al 2001, cioè a un periodo in cui le grandi piattaforme online non erano ancora diventate protagoniste nelle modalità di distribuzione e accesso ai contenuti, come quelli informativi. Il cambiamento dell’anteprima è legato all’entrata in vigore, oggi, del decreto (177 dell’8 novembre) di attuazione della direttiva. Quando l′8 novembre 2019 il governo italiano approvava la nuova normativa, riceveva il plauso di editori e sindacato dei giornalisti, oltre che delle associazioni degli artisti. Nella normativa infatti c’è il via libera all’equo compenso per gli editori per l’utilizzo dei loro articoli da parte delle piattaforme online, inclusi i social network, con la possibilità per gli autori di ricevere una quota dei proventi.

Un problema di equo compenso agli editori. Lo schema prevede che le piattaforme, quando concedono l’accesso al pubblico a opere protette dal diritto d’autore caricate dai loro utenti, hanno l’obbligo di ottenere un’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti (sono escluse, tra gli altri, le enciclopedie online, motivo per cui Wikipedia nel 2019 protestava, i repertori didattici e scientifici, i prestatori di mercati online, i servizi cloud). I social network devono quindi garantire una remunerazione proporzionata al valore dei diritti concessi in licenza o trasferiti, con l’obiettivo di tutelare la parte contrattualmente più debole. Proprio per questo Meta ha deciso di eliminare foto e sommari dalla piattaforma.

Tutto nelle mani dell’Agcom. Nel frattempo venivano ampliati già nel 2019 i poteri del Garante delle comunicazioni (Agcom), chiamato a esprimersi sulla congruità dei compensi. Adesso, entro il 12 febbraio 2022, l’Autorità dovrà indicare i criteri per il calcolo dell’equo compenso. Dovrà quindi stabilire il valore anche di quegli elementi dell’anteprima, come foto o parti di testo, e quanto gli editori potranno farsi pagare per la pubblicazione dei contenuti sulle piattaforme.

Perché ricompaiano le immagini serve l’autorizzazione di Meta. Mancano 60 giorni al 21 febbraio, ma se entro 30 giorni dall’avvio della negoziazione su questi criteri le parti non riescono ad accordarsi, potranno tornare dal Garante, che dopo altri 60 giorni stabilirà l’equo compenso. Ma, come riporta il Corriere della Sera, Meta ha deciso che gli editori possono concedere da subito al social network l’autorizzazione temporanea a pubblicare le anteprime complete. Conclude il Corriere riportando una nota ricevuta da un portavoce di Meta.

Nel rispetto della legge, continueremo a garantire che il controllo rimanga nelle mani dei titolari dei contenuti che utilizzano le nostre piattaforme. Ci impegniamo inoltre a rafforzare le soluzioni che offriamo, per aiutare il settore a soddisfare le esigenze di un’era sempre più digitale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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