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Su 'La Ragione' l’analisi delle morti bianche di Luca Ricolfi e Fondazione Hume

(Adnkronos) - Oggi la consueta rubrica settimanale del quotidiano d’opinione 'La Ragione' - 'leAli alla liberta'̀ a cura del professor Luca Ricolfi e Fondazione Hume, dedicata all’analisi quantitativa di tematiche di attualità, parla di morti bianche.

Tra le notizie di cronaca più strazianti dell’anno passato figurano i casi dei giovanissimi deceduti sul posto di lavoro. Queste tragedie hanno, inevitabilmente, riacceso il dibatto riguardo alle morti bianche nel nostro Paese. Dai politici ai giornalisti, dai sindacati ai conduttori tv, sul tema si sono espressi in molti. I dati Eurostat presentati nel grafico a corredo del testo dimostrano come il nostro Paese non si collochi tra gli Stati europei con il maggior numero di incidenti letali sul posto di lavoro.

Come si può vedere, al primo posto tra i Paesi con la più alta mortalità troviamo la Francia (con 3,53 infortuni letali ogni 100mila lavoratori), seguita dal Lussemburgo (3,37) e dalla Bulgaria (3,13). Il nostro Paese si colloca al dodicesimo posto (con una media di 2,10 decessi sul posto di lavoro ogni 100mila occupati), preceduto anche da Austria (2,49) e Portogallo (2,12), non lontano dalla media europea di 1,74. Inoltre, osservando il trend delle morti bianche nel nostro Paese, possiamo notare come negli ultimi 10 anni si sia registrato un netto miglioramento riguardo alla sicurezza sul lavoro. Infatti, nel 2020 (al netto dei decessi dovuti al Covid-19) sono stati registrati 967 incidenti con esito mortale, circa 500 in meno rispetto al dato del 2010.

I dati fin qui presentati tengono conto anche dei cosiddetti 'infortuni in itinere', ovvero di quegli incidenti che occorrono nel tragitto tra la propria abitazione e il luogo di lavoro. Le tragedie sul posto di lavoro sono rimaste piuttosto stabili negli ultimi 5 anni, non presentando variazioni particolarmente ampie eccetto il picco del 2020 dovuto ai decessi da Covid-19. Secondo l’Inail, infatti, sono stati ben 571 i lavoratori deceduti a causa del virus contratto sul luogo di lavoro.

Sebbene sia orribile constatare come ogni anno circa 650 italiani trovino la propria fine sul posto di lavoro, forse sarebbe anche il caso di provare a svincolarsi dalla retorica emergenziale tipica del nostro Paese, che tende a trasformare ogni problema in una disperata emergenza. Ben vengano quindi i dibattiti sul tema della sicurezza sul lavoro, ma solo se sono in grado di portare a iniziative concrete, trascendendo lo status di “chiacchiere da talk show sull’emergenza della settimana”.

L’analisi completa di Luca Ricolfi e Fondazione Hume correlata dal commento a cura della redazione de La Ragione sono disponibili sul numero di oggi del quotidiano e per sempre gratuitamente sull’ app e sito web www.laragione.eu.

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