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Sud, Talarico: "Per rilancio non ragionare più come enti locali ma come aziende"

·3 minuto per la lettura

Si è parlato di marketing territoriale a km zero nel primo forum della seconda giornata dell’International Annual Meeting SUDeFUTURI III - (R)INNOVIAMO IL MEZZOGIORNO, organizzato al Castello Ruffo dalla Fondazione Magna Grecia, introdotto dai giornalisti Paola Bottero e Alessandro Russo e coordinato da Paolo Mieli, giornalista e storico. “Si deve avere un occhio particolare a ciò che il territorio può esprimere -ha esordito Marina Lalli, presidente Federalberghi e imprenditrice pugliese. Non dimentichiamo che per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 7-8 in altri settori, a partire da quello del turismo. In passato abbiamo snaturato alcuni nostri territori e i residenti sono andati via. Questi sono errori fatti fino al 2019, poi è cambiato tutto. Adesso dobbiamo rilanciare culturalmente i nostri territori e gli eventi giocano un ruolo fondamentale, così come lo hanno fatto i festival, il più eclatante dei quali è quello dei Due Mondi di Spoleto”.

“Abbiamo il dovere di iniziare a costruire le basi di un’Italia più digitale e più sostenibile da consegnare alle nuove generazioni -ha dichiarato nel proprio intervento Michelangelo Suigo, direttore comunicazione e R. E. Inwit. Dopo l’ultimo anno e mezzo è impossibile ignorare il ruolo della digitalizzazione e il suo ruolo sociale. Ma per raggiungere la piena digitalizzazione e far fare al Sud il salto in avanti del quale parliamo è opportuno sfruttare appieno le risorse del PNRR, che prevede 50 miliardi per il settore digitale. Il rischio è quello di non riuscire a spenderli velocemente e bene, però la rivoluzione digitale può essere la scintilla per avere una nuova visione del Sud e rendere attrattivi territori che adesso non lo sono. L’auspicio è che molto presto ci possa essere un nuovo futuro per il nostro Mezzogiorno all’insegna del green e della digitalizzazione”.

Simbolo di una narrazione diversa della Calabria è l’imprenditore del settore moda Maurizio Talarico. “Ormai bisogna ragionare non più come enti locali, regionali o nazionali, ma come aziende: bisogna intuire, avere una visione -ha sottolineato. Ma in Calabria da 30 anni non esiste l’assessorato regionale al Turismo e rispetto al rilancio di questa regione la politica è assente. Qui si ragiona solo di ‘ndrangheta e di sanità. Siamo i più grossi produttori commerciali di cocaina ed è così che ci vedono all’esterno. Intanto nelle altre regioni si fa promozione, mentre la bellezza della Calabria non emerge, la nostra montagna è più bella del mare ma non se ne parla. Come non si parla della storia, della cultura della Magna Grecia. Allora cosa digitalizziamo? La Puglia è un esempio, in questo senso. Diversi schieramenti politici, ma con una linea e visione sempre uguali che hanno perseguito la trasformazione territoriale con masserie trasformate in luoghi di lusso”.

"Sul ruolo degli enti locali è intervenuto il sindaco di Scilla Pasqualino Ciccone, che ha ricordato che “il buon amministratore ha compito e il dovere di sviluppare il proprio territorio e di farlo con tutti quelli con cui può lavorare. È arrivato momento di fare rete tra sindaci: se la politica locale corre, la Regione è costretta a inseguirla e sto lavorando a un incontro tra tutti i sindaci della provincia di Reggio Calabria. Dobbiamo giocare la nostra partita senza piangerci addosso, altrimenti rischiamo di non fare nulla, mentre ciascuno deve fare la propria parte”.

A tirare le conclusioni del primo panel della mattina il giornalista Antonio Padellaro. “Quando si parla del Sud l’informazione viaggi tra due estremi: la cultura del piagnisteo, uno stereotipo al quale si affidano molti conduttori televisivi, e quello della “cultura dell’ufficio del turismo” con l’altro stereotipo, quello delle terre meravigliose abbandonate da amministratori incapaci e corrotti. Rispetto all’informazione, però, c’è stato un cambiamento progressivo grazie alla pandemia, che ha rappresentato un tale concentrato di cattive notizie che ogni tanto piace potersi agganciare a un elemento di speranza e di fiducia, che non era più retorica ma ancoraggio verso qualcosa che si poteva fare in meglio. È importante, insomma, far uscire l’informazione dal circolo vizioso e ozioso che vede o la cartolina o il piagnisteo”.

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