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Sui mercati si registra solo uno storno, nessun motivo di cedere al panico

Stefano Caratelli
·5 minuti per la lettura
Sui mercati si registra solo uno storno, nessun motivo di cedere al panico
Sui mercati si registra solo uno storno, nessun motivo di cedere al panico

Dopo un settembre turbolento ma non tempestoso, Wall Street sembra aver prezzato tutte le incertezze autunnali, dalle presidenziali al ritorno del virus. Mentre l’Europa resta bloccata da paure e complicazioni

Allora, tutto qui? Dopo la partenza non certo brillante di settembre sulle borse globali, titoli di giornali e tv avvertivano che il crash era in arrivo, che si sarebbe tornati a testare se non sfondare i minimi di marzo, con raffiche di analogie sulla bolla delle dot.com di 20 anni fa e previsioni di una ripresa a V destinata a diventare a W se non peggio. A consuntivo, Wall Street ha chiuso l’ultima settimana piena dell’ultimo mese del terzo trimestre con i tre indici principali, Dow, S&P 500 e Nasdaq, che non sono entrati in territorio correzione, vale a dire una distanza di almeno il 10% dai massimi recenti, che sono anche record storici, con i tecnologici che sono riusciti addirittura a portare a casa un rialzo settimanale grazie al colpo di reni di venerdì. In Europa la situazione è un po’ diversa, i massimi storici sono a grande distanza, e la paura diffusa che possano tornare i lockdown ha depresso il sentiment degli investitori, che solo a giugno contavano su una ripartenza economica europea più rapida di quella americana.

SCARSO RISCONTRO DAI DATI

Una paura alimentata soprattutto dai media e dai dati giornalieri dei tamponi positivi (chiamarli contagi è una forzatura), ma trova scarso riscontro nei dati, soprattutto quelli che vengono dal fronte industriale. La lettura ‘flash’ del PMI composito dell’Eurozona infatti resta sopra la demarcazione tra espansione e contrazione a quota 50,1, in calo dal 51,9 di agosto e ai minimi di tre mesi. La flessione è tutta da attribuire alla componente Servizi, che soffre della paura dei lockdown, e che arretra in area contrazione a 47,5 da 50,5 di agosto al minimo di 4 mesi, mentre la componente manifatturiera resta robusta sia in termini di produzione, con l’indice a 56,8 da 55,6 di agosto ai massimi di 31 (!) mesi, mentre l’attività manifatturiera generale che comprende anche gli ordini è comunque ai massimi da 25 mesi a 53,7 da 51,7 di agosto.

PIL E INDICE PMI COMPOSITO (MANIFATTURA + SERVIZI) NELL’EUROZONA

ECONOMIA A DUE VELOCITÀ

Quella dell’Eurozona sembra diventata un’economia a due velocità, con le fabbriche che lavorano a pieno ritmo sostenute dalla domanda globale in ripresa, mentre i servizi soffrono una clientela locale impaurita dal virus con le imprese del settore costrette a restare chiuse o in attività ridotta. La cosa paradossale è che negli Stati Uniti, che solo un paio di mesi fa sembravano impattati più violentemente dalla pandemia, entrambe le componenti economiche viaggiano robustamente in area espansione, con i servizi che fanno un po’ meglio del manifatturiero, sostenuti da una domanda in miglioramento. Infatti a Wall Street sembrano più preoccupati di un possibile ‘dramma’ presidenziali, con incertezze e contestazioni prolungate su chi ha vinto, che del ritorno dei lockdown.

SORPRESE AL RIALZO

Alla fine, la differenza la fanno i fondamentali, che parlando di azionario significano utili societari. Il secondo trimestre delle società quotate a Wall Street ha sorpreso al rialzo con poche eccezioni, ma gli analisti continuano ad essere scettici e a tenere basse le stime. Tra tre settimane cominciano ad arrivare i conti del terzo trimestre e vediamo chi ha ragione. Qualche anticipazione è già arrivata da Nike, Darden Restaurants e KB Home, impresa di costruzioni che fa parte di Fortune 500, tre società che hanno l’anno fiscale non allineato. Tutte e tre hanno battuto e di molto le attese, con la prima che ha messo a segno un +82% delle vendite digitali con una crescita del 6% in Cina, la seconda ha contenuto la contrazione sotto le attese grazie a ristrutturazioni e nuovi modelli di business, mentre la terza cavalca l’ottima salute del mercato americano della casa, sostenuto da mutui sotto il 2,9% sulle scadenze a 30 anni.

DIREZIONE CHIARA NEL LUNGO TERMINE

La direzione a breve di Wall Street resta incerta, legata a fattori emotivi e appesa agli indicatori tecnici, ma la direzione a medio-lungo sembra decisamente chiara: la ripresa globale c’è, e le aziende americane sono le meglio posizionate al mondo per cavalcarla. L’Europa resta una molla compressa, con il potenziale maggiore nascosto nella parte dei listini oggi più vulnerabile, vale a dire la componente bancaria e finanziaria in generale. Da una parte ci sono il Recovery Fund, il Sure, il bazooka della Bce, che garantiscono la tenuta del sistema finanziario e tutte le risorse necessarie per ripartire. Dall’altra la ragnatela di regole e supervisori comunitari e nazionali (perché l’Europa caso unico al mondo ha bisogno di due autorità di vigilanza bancaria: l’EBA e quella della Banca Centrale?) che rendono difficile la lettura del futuro e le scelte di investimento.

BOTTOM LINE

Il bottom del mercato azionario globale è stato toccato a marzo e lì non si torna, neanche se dovessero essere ripristinati i lockdown da qualche parte. L’America ha i leader mondiali della nuova fase di crescita digitale e tecnologica accelerata dalla pandemia, le turbolenze presidenziali di novembre sembrano alla fine già prezzate da Wall Street e la sfida cinese è una partita di lungo periodo. L’Europa è prigioniera delle sue paure e delle sue complicazioni, che forse sono il vero lockdown.