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Suicidio assistito in una clinica Svizzera, Roberto è morto come voleva: con dingità

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Roberto ha scelto
Roberto ha scelto

Con il suicidio assistito in Svizzera, Roberto Sanna è morto come voleva, preferendo la dignità della scelta ma in un paese che a quella dignità dà sostanza legislativa, mentre il suo è ancora appeso a singoli pronunciamenti giurisprudenziali. Il 34enne sardo, originario di Pula, malato da oltre un anno di Sla, ha scelto una clinica svizzera per il suo commiato alla vita. Lo hanno accompagnato la fidanzata, la madre, il fratello ed uno zio.

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Suicidio assistito in Svizzera, le parole della sindaca

Carla Medau, sindaca di Pula, è stata discreta ed empatica nel commentare la scelta di Roberto. Sulla sua pagina Facebook solo una foto evocativa e un toccante frammento di William Henley (reso celebre dal film L’Attimo Fuggente) con la dicitura “Indomito”. Ha detto la sindaca: “Per me è un momento di grande dolore per un fatto così privato e intimo di fronte al quale bisogna porsi con rispetto, senza pregiudizi né giudizi che non servono a nessuno. Penso solo che sia bene stare vicini alla famiglia con amore, pregare, comunque s’intenda la preghiera: è un momento molto difficile”. Roberto si era ammalato all’improvviso di sclerosi laterale amiotrofica e in un anno la malattia era progredita in maniera drastica. E Roberto ha fatto la sua scelta: fra dignità ed esistenza non ha avuto dubbi.

Italia senza legge sul fine vita

Ma era anche consapevole che in Italia non avrebbe potuto scegliere il suicidio assistito. Una legge sul fine vita in Italia manca da tanto di quel tempo che fu la stessa Consulta a sollecitare il governo ad un adeguamento normativo dopo il caso Dj Fabo-Cappato. Quindi Roberto ha preso di suo contatti con una clinica svizzera e con un’agenzia funebre e ha dato seguito al suo proposito: con dignità e serena consapevolezza.