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Sul tavolo della crisi piomba anche la ratifica della riforma del Mes

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·2 minuto per la lettura
BERLIN, GERMANY - SEPTEMBER 11: (L-R) European Commissioner for Economy Paolo Gentiloni, Eurogroup President and Minister for Finance of Ireland Paschal Donohoe, President of the European Central Bank Christine Lagarde and Managing Director of the European Stability Mechanism Klaus Regling hold a press conference during the informal meeting of European Union ministers for economic and financial affairs on September 11, 2020 in Berlin, Germany. The meeting is taking place under the current German presidency of the European Council. (Photo by Hayoung Jeon - Pool/Getty Images) (Photo: Pool via Getty Images)
BERLIN, GERMANY - SEPTEMBER 11: (L-R) European Commissioner for Economy Paolo Gentiloni, Eurogroup President and Minister for Finance of Ireland Paschal Donohoe, President of the European Central Bank Christine Lagarde and Managing Director of the European Stability Mechanism Klaus Regling hold a press conference during the informal meeting of European Union ministers for economic and financial affairs on September 11, 2020 in Berlin, Germany. The meeting is taking place under the current German presidency of the European Council. (Photo by Hayoung Jeon - Pool/Getty Images) (Photo: Pool via Getty Images)

La grana era nota, ma tale resta. Ora che in Italia si è aperta la crisi di governo, la riforma del Mes è un ulteriore elemento che potrebbe pesare nelle trattative per la nascita del nuovo esecutivo con una nuova maggioranza. Oggi gli ambasciatori degli Stati membri dell’Ue (tranne l’Estonia che ha appena cambiato il governo) hanno firmato il testo sul quale i ministri finanziari hanno raggiunto l’accordo il 30 novembre scorso in Eurogruppo. Significa che da questo momento in poi i Parlamenti nazionali possono avviare l’iter di ratifica.

La riforma del Meccanismo europeo di stabilità deve infatti essere ratificata da tutti gli Stati membri. Il tempo c’è: la previsione europea è di impiegare tutto il 2021 per l’ok di tutti i paesi, in modo che dal primo gennaio 2022 possa entrare in funzione il ‘backstop’, la rete di sicurezza per le banche in crisi. “Il backstop contribuirà a garantire che un fallimento bancario non danneggi l’economia più ampia o provochi instabilità finanziaria - dice il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe - Sarà finanziato dai contributi del settore bancario e non dal denaro dei contribuenti, riducendo così il legame tra banche e sovrani nell’Unione bancaria”.

Ma anche se la riforma del Mes non è argomento di dopodomani per il Parlamento, il governo che nascerà dalla crisi dovrà occuparsene prima o poi. Il Conte II avrebbe avuto problemi.

A fine novembre, il M5s ha mal digerito il sì alla riforma del ‘Salva Stati’. E il premier dimissionario si fece carico delle perplessità del Movimento, chiedendo all’Ue di completare anche il resto del pacchetto di rafforzamento dell’unione bancaria, soprattutto la garanzia comune sui depositi (Edis). Fu questa la condizione posta per la ratifica parlamentare in Italia. Ma su questo argomento in Euro...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.