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Sulla manovra l'ultimo scontro in Cdm è sul RdC. Poi l'intesa e l'applauso

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ROME, ITALY - FEBRUARY 04: Minister of Labour Luigi di Maio  and Premier Giuseppe Conte present the website and the credit card of the Income of Citizenship (Reddito di Cittadinanza in italian), on February 04, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - FEBRUARY 04: Minister of Labour Luigi di Maio and Premier Giuseppe Conte present the website and the credit card of the Income of Citizenship (Reddito di Cittadinanza in italian), on February 04, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Alla fine cambia ancora il reddito di cittadinanza in manovra rispetto alle bozze circolate fino all’ultimo minuto. Il Consiglio dei ministri infatti ha deciso di prevedere il decalage dell’assegno per chi dice no a una proposta di lavoro a partire dal rifiuto della prima offerta. Una richiesta, questa, avanzata dal M5S, e appoggiata dal premier Mario Draghi, per evitare che la decurtazione scattasse per tutti gli occupabili dopo sei mesi e indipendentemente dalle proposte di impiego ricevute, come invece previsto dalla prima versione della legge di bilancio.

A spingere per la versione più dura ovviamente era stato il centrodestra mentre a difendere il Reddito ci hanno pensato i ministri 5 stelle supportati da una telefonata del loro leader Giuseppe Conte al premier Draghi. Lo scontro fra partiti è durato una mezz’ora, fino a quando si è giunti all’intesa sulla penalizzazione solo per chi rifiuti le offerte di lavoro. Una volta superato lo scoglio, il Consiglio dei ministri ha approvato la manovra da 30 miliardi con un applauso liberatorio finale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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