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Sullo scostamento si va verso un voto tra le tensioni

Giovanni Lamberti
·5 minuto per la lettura

AGI - Così non si va più avanti. Il messaggio da giorni arriva da Iv e dal Pd che non a caso hanno cominciato a parlare apertamente delle necessità di ridefinire la compagine di governo. “Fino alla legge di bilancio non succederà nulla ma poi il quadro potrebbe cambiare”, spiega un 'big' dem. Certo, c'e' l'emergenza coronavirus da affrontare (il vertice sulle misure da decidere in vista del Natale è stato rinviato a domani) ma cresce l'insoddisfazione per l'impasse sui dossier sul tavolo.

Dal caso Calabria al Mes, per finire con il tema delle riforme. Ieri sera durante una riunione di partito i capigruppo del Pd hanno ribadito che deve essere il premier Conte, garante dell'alleanza, a sbloccare la situazione. Le fibrillazioni nel fronte rosso-giallo sono all'ordine del giorno ma c'è da registrare un clima sempre più teso (il braccio di ferro sulle nomine e sulla decisione del premier di prorogare Vecchione a capo del Dis senza – lamenta un 'big' del partito del Nazareno - un confronto preventivo è solo un segnale del malessere dei gruppi Pd) alla vigilia della partita considerata piu' importante, ovvero quella sulla gestione dei fondi del Recovery plan.

Ed anche nei ministeri – spiega un tecnico – si avverte la tensione e non si escludono nuovi scenari con l'inizio dell'anno. Al momento però i fari sono puntati soprattutto al Senato dove i numeri restano ballerini. E si prevedono dieci giorni sulle montagne russe per il governo e la maggioranza. Domani il primo appuntamento: i rosso gialli hanno appositamente spinto per il voto sullo scostamento prima alla Camera e poi al Senato (senza l'ok del centrodestra la maggioranza prevede tra i 164 e i 168 voti).

Perché gli azzurri a Montecitorio hanno aperto in maniera più convinta sull'ipotesi del sì mentre a palazzo Madama si registra ancora qualche mugugno. La partita è in mano ai leader che oggi si sono visti (Berlusconi in collegamento) per ribadire che ci sarà una risoluzione e una posizione comune. Al documento ci lavorano sei esperti della coalizione (anche i leghisti Borghi e Bagnai). Ufficialmente in base alla risposta del governo si deciderà il da farsi. Ma Berlusconi ha già deciso a dare il via libera, nel pomeriggio Fdi e Lega ancora propendevano per l'astensione ma non si esclude che tutto il centrodestra viri sul si'.

"Se mi metti le dita negli occhi ti voto contro, se mi accogli le proposte ti voto a favore", ha detto Salvini. Sulla scelta del Cavaliere ha pesato anche la mano tesa del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che ha considerato positive le proposte di FI, promettendo di “incrementare il sostegno a lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti, attraverso l'ampliamento della moratoria fiscale, con il rinvio delle scadenze di fine anno che vada oltre i settori dei codici Ateco direttamente interessati dalle misure restrittive”. 

Non è escluso quindi che alla fine, di fronte alle aperture del governo, sia tutto il centrodestra a convergere per il semaforo verde. Il confronto si gioca anche sul dl ristori quater, il tentativo è quello di far sì che si trasformi in un emendamento e che ci sia un unico provvedimento accomunando i precedenti decreti dell'esecutivo. Fornendo così una prova nero su bianco sulle richieste avanzate dal partito azzurro (a portare avanti la trattativa con il Mef soprattutto Gelmini e Brunetta) ma anche dagli altri partiti del centrodestra.

Ma ci sono diverse date da segnare per verificare la solidità della maggioranza. La Camera dopo la fiducia sul dl immigrazione di lunedì si occuperà della manovra che poi arriverà per il via libera finale il 22 dicembre a palazzo Madama. Nel calendario spiccano poi le comunicazioni del presidente del Consiglio Conte il 9 dicembre in vista del Consiglio europeo. “Quello sarà un passaggio cruciale”, dice un ‘big' del Pd.

Venerdì tra l'altro sarà il ministro dell'Economia Gualtieri a riferire sul fondo Salva-Stati (il premier oggi ha ribadito che “c'e' un piano di rafforzamento della sanità, faremo in modo che le risorse siano adeguate") ma il Pd ha intenzione di non abbassare la guardia e di continuare a porre in prima battuta il tema della riforma del Mes. Poi dopo la pausa di Natale il governo varerà un quinto decreto ristori e chiederà un nuovo scostamento di bilancio.

“Quella sarà l'offerta maggiore per Forza Italia”, spiega un ‘big' del Pd. Ma al di la' delle prove in Parlamento la maggioranza dovra' sciogliere in tempi brevi i nodi sul tavolo, dalla scelta del commissario della sanità in Calabria (c'è l'ipotesi dell'attuale coordinatore del Comitato tecnico scientifico Miozzo) alla struttura della cabina di regia sul Recovery plan che il Pd vorrebbe in capo al Mef e non a palazzo Chigi.

Mentre cresce la fibrillazione anche nel Movimento 5 stelle. Oggi i deputati che hanno votato per il no al referendum sono stati sospesi (tra i nomi quello di Lapia e Colletti) ma lo stesso provvedimento dovrebbe arrivare anche ad alcuni senatori che si sono mossi nella stessa direzione. Alla Camera (dove il gruppo sta discutendo se prorogare la guida di Crippa fino al 12 gennaio e alla gara per il nuovo capogruppo ci dovrebbe essere anche Emilio Carelli) non ci sono problemi.

Al Senato il discorso cambia. E intanto i pentastellati sono sempre più irritati con Casaleggio perche' con 'Rousseau x' ha introdotto le pagelle dei parlamentari. "Ci ha messo tutti alla gogna, ha raggiunto il punto più basso", si lamentava oggi un big del Movimento 5 stelle, con l'auspicio che la trattativa tra Crimi e il presidente dell'associazione non vada certo a buon fine. "Non ne possiamo più", il refrain generale di chi contesta il metodo portato avanti dal figlio di Gianroberto.