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Superlega, Cei tuona: "Sport non è business"

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·2 minuto per la lettura

La Cei tuona contro il progetto Superlega promosso da dodici club per un torneo d’élite che ha scatenato la ‘guerra’ in Europa. “‘Super’ - dice in un'intervista all’Adnkronos don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale dello sport, tempo libero e turismo della Conferenza episcopale italiana - è chi se lo merita! ‘Super’ è chi scende in campo e vince… e partita dopo partita conquista sempre un punto in più degli altri! ‘Super’ è chi non fa dello sport un regno economico, ma chi fa dello sport un giardino di talenti accompagnati a dare il meglio di sé”.

Amara la riflessione dell’esponente Cei: ‘Nulla sarà più come prima’… fase magica già distrutta da una scelta fatta da club che semplicemente pensano di essere migliori e hanno lanciato forte il messaggio che ‘nulla è cambiato’, anzi… chi più ha più pensa di contare… e siamo alle solite! Della scelta che i 12 club hanno fatto non dovrebbe tanto preoccupare il ‘fatto’, quanto ancor di più dovrebbe preoccupare quell’auto celebrarsi come ‘super’!”.

Il responsabile della pastorale Cei per lo sport si rivolge alle squadre big di casa nostra: “Mi verrebbe quasi da chiederlo: Cari presidenti di Juve, Milan e Inter – per rimanere in casa nostra – cos’è che vi fa pensare di essere super, di essere i migliori?’ Presumo che questa auto celebrazione sia dovuta al peso dei conti e delle quotazioni di queste società calcistiche! Ma… il talento? La competizione? Lo sport per tutti?”.

Da qui la sferzata per un rigurgito di coscienza: "Dovremmo riflettere su questa fuga dei presunti migliori, perché mettono ancora una volta in luce la povertà del calcio fatto impresa… economica, non sportiva! E mentre ci sono società sportive che si auto tassano per acquistarsi le magliette per dare la possibilità ai propri giocatori di scendere in campo e dare il meglio di sé, ci sono società sportive che si creano il loro hotel di super lusso, circuito chiuso di business rinchiusi in interessi di parte”.