Fine dell'euro, timori svaniti oppure no?

Stando alle ultime vicende finanziarie appena trascorse, si potrebbe dire che il tanto famigerato D Day della moneta unica è stato superato.
La fine dell'euro era stata fissata infatti per il 12 settembre, una data significativa per l'Eurozona, fitta di appuntamenti il cui esito avrebbe condizionato la stabilità della moneta unica e quindi dell'intera area euro.

Gli occhi erano puntati principalmente sulla pronuncia della Corte Costituzionale tedesca in merito alla decisione di approvare il nuovo Fondo Salva Stati, l'Esm. Con il responso positivo dei giudici di Karlsruhe, che prevede la partecipazione condizionata della Germania al Fondo con 190 miliardi di euro, l'European stability Mechanism da oggi  è in vigore e affiancherà, per poi sostituire, il già esistente Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf). Un meccanismo già utilizzato a giugno per il salvataggio della Spagna, che garantisce maggiori poteri alla Bce e sarà gestito dai ministri delle FInanze dei Paesi membri, ai quali spetterà di decidere sull'erogazione da fornire agli Stati che ne faranno richiesta.
Poteri che potrebbero accrescere ulteriormente, se verrà messo in atto quello che ha affermato ieri da Strasburgo il presidente della Commissione Europea José Barroso.Durante il discorso sullo Stato dell'Unione, Barroso ha avanzato la proposta per una nuova federazione di Stati-nazione e una nuova, unica, vigilanza bancaria europea affidata alla Bce, organismo supervisore che controllerà tutti i 6 mila istituti bancari della Ue. Consentendole inoltre di intervenire nel sistema bancario e rifinanziarlo senza l'approvazione dei Paesi membri.
Una proposta che, se approvata dal Parlamento europeo, partirebbe non prima della prossima estate, attraverso un monitoraggio sulle banche europee sistemiche, per proseguire dal  primo gennaio 2014 ad un controllo esteso a tutte le altre.
Iniezioni di ottimismo all'Unione Europea, di cui Barroso ne rivendica "l'integrità e l' irreversibilità dell'euro'', evidenziando anche l'esigenza di una ''democrazia europea transnazionale'' che sappia  fronteggiare ''i mercati che sono transnazionali''.
Un 12 settembre che sarà ricordato per questa serie di smacchi dati agli euroscettici e agli anti europeisti. Giunti anche dall'Olanda, con la vittoria del liberale Mark Rutte e del centrodestra, garantendo un governo di coalizione filo europeo, diversamente da quanto avanzato dai socialisti anti moneta unica di Diederik Samsom.

Pare quasi che tutti i timori sulla fine dell'Euro e dell' Eurozona siano svaniti. Restano da definirsi i destini di tre Paesi, rispettivamente Spagna, Italia e Grecia.
Proprio oggi il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, si recherà ad Atene per incontrare il premier ellenico Antonis Samaras e il ministro delle Finanze Yannis Stournaras, per discutere delle nuove misure di austerity emanate da Atene per il biennio 2013-2014, pacchetto che sarà reso noto domani durante la riunione dei ministri delle Finanze dei Paesi della zona euro a Nicosia.
In Italia, intanto, la situazione economica non è delle più rosee: con l'inflazione ad agosto a +3,2% rispetto ai mesi precedenti e con il Pil del 2012 a -2,4%, gli economisti del Centro Studi Confindustria parlano di un'economia "in profonda recessione", con una dinamica del prodotto interno lordo "peggio della prima guerra mondiale".

"Sì" della Corte costituzionale tedesca a Fondo salva-stati