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Taiwan, galvanizzata dal patto Aukus anti-Cina, si riarma

·5 minuto per la lettura
Cm32 armoured vehicles  are deployed to carry out a shore defense operation as part of the 37th edition of the HanKuang military exercise, in Taipei, Taiwan, 16 September 2021. Training including risks assessment and monitoring of enemies have been conducted in the face of the intensifying #threats from China, with the US offering arms sale to the self-ruled island, whilst the island has been building better relations with Japan and other European countries such as Czech Republic, Lithuania and Poland. (Photo by Ceng Shou Yi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Cm32 armoured vehicles are deployed to carry out a shore defense operation as part of the 37th edition of the HanKuang military exercise, in Taipei, Taiwan, 16 September 2021. Training including risks assessment and monitoring of enemies have been conducted in the face of the intensifying #threats from China, with the US offering arms sale to the self-ruled island, whilst the island has been building better relations with Japan and other European countries such as Czech Republic, Lithuania and Poland. (Photo by Ceng Shou Yi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

La risposta di Taiwan al clamoroso varo della nuova alleanza in chiave anti-Cina di Usa, Gran Bretagna e Australia, l’AUKUS, alla fine è arrivata. Anche se si tratta di una risposta indiretta, il segnale è chiaro: galvanizzata dalla nuova protezione militare garantitagli da Aukus, Taipei ha annunciato il riarmo e ha concluso imponenti esercitazioni militari, veri e propri “giochi di guerra” in una scala mai vista prima. Con il risultato di portare alle stelle il nervosismo di Pechino, che da tempo ha promesso “al popolo cinese” di riunire l’isola alla Cina continentale, se necessario con la forza, entro il 2049.

A una nave da guerra tedesca, la fregata Bayer da 4.000 tonnellate, partita da Wilhelmshaven il 2 agosto per un viaggio di sei mesi nell’Indo-Pacifico al fine di rafforzare la presenza tedesca nella regione (si tratta del primo viaggio di questo tipo della marina tedesca in 20 anni) è stato negato oggi il permesso di visitare Shanghai, Secondo le dichiarazioni del Ministero degli Esteri cinese, la missione della Bayern non sarebbe altro che un’ulteriore “provocazione”.

La più grande provocazione nei confronti delle mire sovraniste di Pechino, però, è stata sicuramente la dichiarazione odierna della presidente indipendentista della “ribelle” (secondo i cinesi) Taiwan, Tsai Ing-wen, la quale, annunciando la fine degli “Han Kang”, le maxi esercitazioni militari annuali, ha dichiarato: “Le forze armate di Taiwan sono pronte su terra, aria e mare per rispondere a qualsiasi minaccia (…) Abbiamo mostrato al mondo la forza del nostro impegno per la difesa nazionale”. Le manovre militari hanno simulato la risposta a un’invasione dell’isola proveniente dalla Cina e hanno mobilitato, malgrado le limitazioni imposte dalla pandemia, migliaia di soldati, forze speciali e unità aeree, navali e di terra. Uno spiegamento di forze imponente, che ha visto, nel corso della prima giornata, anche la simulazione di un attacco biochimico, facendo entrare in azione i Mirage 2000s e gli F-16V in dotazione all’esercito di Taipei, mentre i P-3C andavano a caccia di sottomarini. Nella base sotterranea antiatomica di Hualien, sulla costa orientale dell’isola, che può accogliere fino a 200 aerei, si è simulata la reazione a uno sbarco anfibio, fino alla messa in scena di un attacco agli impianti di telecomunicazione nel nord dell’isola. Un tema che è in cima alle preoccupazioni del Ministero della Difesa taiwanese, che nel suo report annuale ha messo nero su bianco le forti preoccupazioni che la Cina possa essere in grado di “paralizzare” le difese militari taiwanesi e di bloccare le comunicazioni del comando marittimo e di quello aereo, oltre a quelle con le isole minori sotto il controllo di Taipei.

Ma a portare alle stelle l’irritazione cinese e la tensione già altissima con Pechino, è stato l’annuncio di nuovi massicci investimenti per il riarmo dell’esercito dell’antica Formosa, con l’annuncio ufficiale che Taiwan spenderà altri 8,69 miliardi di dollari nel settore della difesa a causa delle crescenti minacce provenienti dalla Cina. Un riarmo massiccio, che prevede anche l’acquisto di missili da crociera e navi da guerra, insieme ad altre attrezzature militari, e si aggiunge al bilancio militare precedentemente approvato per il 2022 che già prevedeva investimenti pari a 471,7 miliardi di dollari di Taiwan (circa 15 miliardi di Euro). “I comunisti cinesi hanno continuato a investire pesantemente nei bilanci della difesa nazionale e la loro forza militare è cresciuta sempre di più”, si legge in una nota del ministero della Difesa taiwanese. “L’esercito cinese ha inviato sempre più spesso aerei e navi per molestarci e invadere i nostri mari e il nostro spazio aereo (…) Di fronte alle gravi minacce del nemico, l’esercito della Repubblica di Taiwan è attivamente impegnato nella costruzione di una difesa efficace e nel lavoro di preparazione militare, per questo è urgente ottenere armi ed equipaggiamenti in breve tempo”, si legge ancora nella nota.

Le “grandi manovre” a Taiwan e la nascita del nuovo asse militare Aukus nell’Indo Pacifico che mira, come espressamente dichiarato ieri, a “mantenere libere le acque del Mar cinese Meridionale” (sulle quali la Cina accampa unilateralmente da tempo pretese di sovranità tanto ostinate quanto regolarmente frustrate dalla comunità internazionale), ha spinto oggi lo stesso presidente cinese Xi Jinping ad esprimersi personalmente. Parlando a una riunione dei capi di stato dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) in Tagikistan tramite collegamento video, Xi ha esortato i membri del gruppo a “resistere risolutamente alle forze esterne che cercano in tutti i modi di interferire nella regione con qualsiasi scusa, attentando al futuro dello sviluppo e del progresso dei nostri Paesi, che resta invece saldamente nelle nostre mani”.

Il ministero degli Esteri di Taiwan non ha voluto commentare se si potesse ipotizzare un coinvolgimento del Regno Unito in un eventuale conflitto con la Cina. Il ministro degli Esteri Joseph Wu ha dichiarato al quotidiano the Guardian che si aspetta da Londra, così come da Paesi amici come l’Australia e il Giappone, supporto logistico o di intelligence, piuttosto che militare. Wu ha affermato che Taiwan ha accolto con favore la formazione di Aukus “ma ciò non implica che stiamo chiedendo al Regno Unito di essere coinvolto nel conflitto attraverso lo stretto di Taiwan”. “Siamo responsabili della sicurezza nazionale di Taiwan, ma non stiamo chiedendo a nessun altro paese di combattere per nostro conto”, ha detto ancora il capo della diplomazia di Taipei. “Naturalmente apprezzeremmo molto il sostegno della comunità internazionale e dei paesi che la pensano allo stesso modo, ma questo non è un imperativo”.

E Stati Uniti e Australia vanno avanti senza tentennamenti nella loro politica pro-Taiwan. Oggi, nel corso dell’annuale incontro della conferenza ministeriale annuale Stati Uniti-Australia (Ausmin), i governi di Washington e Canberra hanno ribadito l’intenzione reciproca di “rafforzare i legami con Taiwan”, che hanno descritto come una “democrazia leader e un partner fondamentale per entrambi i paesi”. Il testo della dichiarazione della conferenza Ausmin è molto critico nei confronti della Cina per le sue azioni nel Mar Cinese Meridionale e per le violazioni dei diritti umani. In risposta, l’ambasciata cinese a Canberra ha affermato che “si opporrà fermamente e rifiuterà le accuse infondate e le osservazioni errate”.

“Questa piccola mossa per fare pressione sulla Cina non servirà a nulla” hanno detto i cinesi, “sarà soltanto un’inutile farsa, l’ennesima messa in scena”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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