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Tante nubi sulle Borse. Piazza Affari è da comprare più in basso

Davide Pantaleo
 

Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giovanni Lapidari, privato e professionista specializzato sul mercato dei futures, indici e cfd, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati, con uno sguardo rivolto in particolare a Piazza Affari.

I mercati azionari continuano a rimanere oggetto di non poco nervosismo, appesantiti da vari fattori. Cosa aspettarsi in Borsa in questo primo scorcio del 2019?

Vi sono numerosi temi macroeconomici su cui possiamo e dobbiamo porre la nostra attenzione.

In collegamento video con una emittente televisiva specializzata, lunedì mattina anticipato che probabilmente le Borse avrebbero potuto somatizzare le preoccupazioni dei managers delle aziende quotate per la congiuntura 2019.
In questo senso mi attendevo poca positività sulle guidance durante le prossime uscite trimestrali.

Nella serata di ieri è poi arrivata la comunicazione di Apple (NasdaqGS: AAPL - notizie) : le dichiarazioni di Tim Cook confermano i timori da parte di chi, meglio di altri, ha il polso dell’economia sui venti recessivi, e comunque di contrazione, per la crescita mondiale.

Dal punto di vista macro i numeri stanno continuando ad uscire brutti un po’ in tutto il mondo:
    a) Pmi cinesi male (l'indice Caixin, che sotto quota 50 indica una contrazione, è sceso a 49,7, sui minimi dal 2017. Questi dati arrivano in un momento di crescenti preoccupazioni per un rallentamento globale che potrebbe influenzare la performance economica degli Stati Uniti).

   b) Male anche i Pmi in Europa, ai minimi degli ultimi due anni

   c) Il dato Usa sull'Ism manifatturiero di dicembre è andato in calo, chiudendo a 54,1 in discesa rispetto al 57,7 atteso e al precedente 59,3 e ne abbiamo avuto ulteriore riprova dai forti ordini di vendita intervenuti sul rame, a dispetto di una seduta in forte rialzo per la valuta del Canada (paese che con il rame ha più di un “rapporto”).

Il dollaro comincia a soffrire questo rallentamento del ritmo di crescita dell’economia USA, che soltanto tre mesi fa aveva presentato lo stesso indice Ism a 61,3, anche se per adesso non siamo sui minimi di gennaio 2018 che erano pari a 48 punti.

Sono però ormai settimane che i dati macroeconomici sono in flessione, soprattutto con l’aumento dei prezzi alla produzione (questo maggiormente in Europa, va detto) e il calo invece sia di consumi che di nuovi ordini all’industria.

Abbiamo pertanto la conferma che i mercati finanziari, sia l’azionario che l’obbligazionario, sono diventati nuovamente molto più dipendenti dai dati economici che dai tweet di Trump.

Credo che la mazzata finale sulle Borse, nel mese di dicembre, sia stata proprio la sostanziale sconfitta del presidente americano nel dibattito che sta portando avanti contro il governatore della Fed, Jerome Powell.

Sicuramente nella debolezza del dollaro c’è anche una scommessa (che però, come molte altre del 2018, potrebbe essere perdente) verso l’atteggiamento della Banca centrale: alcuni analisti pensano che l’incremento dei tassi verrà sterilizzato per alcuni mesi, e questo potrebbe dare nuovo vigore all’Euro.

Io non la penso così, perché credo che comunque la forza della nostra valuta sia relativa, dal momento che pure nel Vecchio Continente i problemi non mancano a partire da Italia e Brexit.
Sulla base di quanto sopra esposto, a meno di una discesa di VIX sotto 22, e di VStoxx e VDax sotto 21, la natura persistente della volatilità potrebbe ancora accompagnarci.

Sulle Borse sono stati realizzati dei minimi di una certa importanza, che nel breve potrebbero anche tenere e favorire un rimbalzo.
Non ritengo che però siano definitivi, se non a breve (ma manca ancora la seduta importante di oggi con i dati sul lavoro Usa).

Il limite della mia analisi è però il fatto che io scrivo sul vostro sito con cadenza mensile, e la velocità dei mercati potrebbe invalidarla anche nelle prossime sedute.

Mi limito pertanto a pensare che le numerose questioni aperte (non secondaria quella della ridicola manovra economica e delle sorti dei conti pubblici del nostro Paese), e soprattutto il progressivo indebolimento del quadro macroeconomico globale, sono tutti elementi che si faranno sentire durante il 2019.

Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) breve, ripeto, un nuovo sell-off sulle Borse potrebbe servire per un rimbalzo più convinto; una prova potremmo averla dal progresso ai limiti dell’isterico dei titoli di Stato di qualità.

Abbiamo il Bund con rendimenti quasi a zero e questo non credo che possa essere un tasso tecnico sostenibile per molto. A tal proposito invito a visionare il grafico di seguito relativo allo spread S&P500/T.Bond.

Urge però un risveglio a partire da questa seduta, che però arriva chiudere il weekend e che potrebbe essere più movimentata del solito, per l’uscita dei numeri sull’occupazione negli Stati Uniti.

Più che formulare aspettative, dobbiamo quindi posizionarci dalla parte dei suggerimenti di buon senso, che, per come la vedo io, devono anzitutto coinvolgere la mentalità dei risparmiatori e degli investitori: in questa fase molto nervosa conviene ridurre la grandezza dei propri investimenti anche di tre e forse quattro volte rispetto alle nostre consuetudini.

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A Piazza Affari il Ftse Mib viaggia a poca distanza dai minimi segnati alla fine del 2018. Prevede un recupero dai livelli attuali o bisogna mettere in conto nuovi ribassi?

Non sono ottimista sul nostro mercato anche se un rimbalzo ci sta tutto. Fondamentale è la tenuta di quota 18.200 di Ftse Mib: sarei più ottimista se vedessi chiudere la settimana intorno ai 18.500/18.700 punti.

Ci sono probabilmente molti stop loss posizionati in area 17.900; questa quota è stata difesa con un certo successo nelle ultime quattro sedute, ma proprio per questo è diventata assai visibile.

Sui grafici a time frame quattro ore si nota un iniziale tentativo di stabilizzazione e di costruzione di base accumulativa, ma al momento mi parrebbe ancora piuttosto acerbo.

L’ipervenduto di breve potrebbe favorire improvvise ricoperture, anche a partire dal settore bancario. Settore che nelle mie idee resta comunque fragile e purtroppo soggetto alla congiuntura italiana, così poco positiva e poco incline a favorire il lavoro e il progresso delle aziende quotate (la manovra finanziaria ha già ricevuto il suo voto dai mercati, e non ritengo sia da parte mia degna di ulteriori commenti).

Credo che i tempi non siano comunque favorevoli per intraprendere iniziative di posizione più stabili. Probabilmente un intervento di maggior corpo e struttura lo si vedrebbe a prezzi inferiori agli attuali di almeno 1000/1500 punti.

L'euro-dollaro continua a muoversi in trading range, mentre il dollaro-yen sta inviando segnali di maggiore direzionalità. Quali sono le sue attese per questi due cross?

Come dicevo prima, non credo che l’euro sia in grado di avere una vita propria.
Mi aspetto che vada pertanto a traino del dollaro, con tutti i rischi del caso, primo fra tutti quello che le scommesse su una Fed buonista non si avverino.

La resistenza di 1,15 è piuttosto evidente per l'euro-dollaro, e soltanto notizie davvero brutte dall’America potrebbero spingere i prezzi a superarla.

Un aiuto lo sta dando l’Oro, che sembra voler traguardare area 1.300 (si leggono target di 1500, come se non ci fosse un domani, ma non è la prima volta che sul metallo giallo vediamo numeri sparati a caso), ma anche sul Gold c’è l’aiuto della debolezza della divisa americana.

Sul rapporto fra quest’ultima e lo yen ovviamente pesa la congiuntura mondiale e la contrazione, last but not least. dei mercati asiatici, e la naturale chiusura delle operazioni di carry trade finanziate con la valuta giapponese per investire in Borsa.

Il quadro tecnico si è però rovinato con il flash crash di mercoledì/giovedì notte, quando gli allarmi su Apple hanno scatenato ordini di vendita sul dollaro-yen (e anche su altri cross) che hanno provocato su questo cross circa quattro figure di discesa in un’ora, da 108 a 104, in parte recuperate.

Questo incidente però per me lascerà degli strascichi, e suggerirei di prestare particolare attenzione alla tenuta di area 107 e a quella del successivo supporto di 105,20.

La zona di 104,72 mi pare un sostegno con buone possibilità di essere visto, in caso di discesa delle Borse. Il livello appena segnalato potrebbe essere adoperato per mettervi degli allarmi, al fine eventualmente di valutare un rientro borsistico a prezzi più bassi di almeno il 5% rispetto agli attuali (su Wall Street, quindi parliamo di 2.380/2 Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online