Tares rinviata, la raccolta dei rifiuti è a rischio paralisi

Blocchi, scioperi e proteste. Questo è lo scenario che si appresta a verificarsi in Italia in seguito al rinvio della Tares, la nuova tassa sui rifiuti varata dal governo Monti, prevista per quest'estate.

La prima rata della tassa che sostituisce le vecchie imposte sui rifiuti - TIA e TARSU - sarebbe dovuta essere pagata già il 1 gennaio 2013, quando è entrata in vigore in seguito all'approvazione del decreto Salva-Italia. Poi, a causa delle elezioni, specie quelle amministrative, si è pensato di rinviare il pagamento, prima ad aprile, poi a luglio.
Un rinvio che ha tutte le probabilità di rendere l'emergenza rifiuti un problema a livello nazionale. Perchè le aziende incaricate per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti non incasseranno alcun corrispettivo dei cittadini prima di 8-9 mesi, con il pericolo di non avere le risorse necessarie per svolgere adeguatamente il servizio.

Ritardi che, sommati anche alle nuove regole di pagamento (è previsto solo l'F24 o il bollettino postale, con incasso diretto al Comune, per cui milioni di versamenti automatici o multipli sono destinati a saltare), creerà non pochi disagi per quanto riguarda gli incassi, provocando una paralisi amministrativa nella gestione ambientale delle città italiane.

Un vero e proprio problema per i conti delle imprese di smaltimento che si troveranno molto presto ad affrontare una crisi di liquidità difficilmente gestibile, tra costi per l'attivazione degli impianti e il pagamento degli stipendi dei dipendenti che dovrebbero lavorare gratis almeno fino a settembre-ottobre, quando le imposte si tramuteranno in incassi effettivi.

Molta preoccupazione nelle parole di Maurizio Chiarini, amministratore delegato del Gruppo Hera, maxi società che lavora con oltre 180 Comuni italiani nel servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. "I nostri servizi - dichiara Chiarini in un'intervista su Il Sole 24 Ore - fatturano 30 milioni al mese, per cui un ritardo nei pagamenti fino a settembre vale qualcosa come 270 milioni di euro". Un vero e proprio problema, perchè "in queste condizioni - spiega l'AD di Hera -  faccio fatica a vedere in tutta Italia un'azienda di igiene ambientale che non sia a rischio paralisi".
Per evitare la catastrofe, si sta pensando di fare accordi con i sindaci per l'emissione di fatture mensili da scontare in banca, "ma nemmeno questo stratagemma è semplice - conclude Chiarini -  perché prima ogni Comune deve approvare un nuovo piano finanziario e riaffidarci i servizi".