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Tari: danno e beffa per le imprese, tassa in aumento nonostante chiusura lockdown

Valeria Panigada
·1 minuto per la lettura

Danno e beffa per le imprese italiane, che nell'anno della pandemia hanno visto aumentare la tassa rifiuti nonostante la chiusura forzata del lockdown. Nel 2020, nonostante il blocco delle attività economiche causa Covid e la conseguente drastica riduzione della quantità di rifiuti prodotta – oltre 5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2019 – il costo totale della tassa rifiuti (Tari) non ha arrestato la sua corsa e ha raggiunto il livello record di 9,73 miliardi, con un incremento dell’80% negli ultimi 10 anni. E’ la fotografia scattata dall’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio, denunciando il paradosso che penalizza ulteriormente le imprese del terziario, già duramente colpite dagli effetti della pandemia, con costi che restano ancora troppo alti e sproporzionati. Quello che emerge dall’analisi è un quadro particolarmente preoccupante considerando che proprio il 2020 avrebbe dovuto rappresentare un anno di svolta. L’Arera, l’autorità di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, aveva, infatti, stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del nuovo Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) con l’obiettivo di evitare voci di costo improprie, inefficienze e una maggiore aderenza tra le tariffe pagate dalle utenze e la reale produzione dei rifiuti nel rispetto del principio europeo “chi inquina paga”. Ma i dati analizzati dall’Osservatorio evidenziano come il 60% dei Comuni abbia mantenuto le tariffe invariate, mentre il 17% le ha diminuite (mediamente del 5%) e il 23% le ha addirittura aumentate (mediamente del 3,8%).