Italia Markets open in 2 hrs 26 mins

Taroccare i mercati col mito fasullo del MAGA

Francesco Simoncelli
 

Non diamo tanto retta alle chiacchiere della CNN/MSM secondo cui Donald rappresenti una fonte di bugie senza fine.

La maggior parte di ciò che definiscono "bugie" sono fatti discutibili su proposizioni che non gli piacciono, come la verità che la storia della Russia non solo fosse falsa sin dal primo giorno, ma fosse in realtà un tentativo da parte dei Democratici e dei loro compari del Deep State di invertire incostituzionalmente l'esito delle elezioni presidenziali.

Ma non ci sono dubbi sul fatto che Donald abbia detto una frottola quando di recente ha visto il mercato dei futures immerso nel rosso; quindi, per arginare la marea, Donald ha affermato da Biarritz, in Francia, che "la Cina ha chiamato ieri sera" e ha indicato il desiderio di riprendere i colloqui commerciali, dicendo successivamente che due funzionari cinesi di "alto livello" avevano contattato la Casa Bianca chiedendo di riavviare i negoziati in stallo.

Non sorprende che i cinesi abbiano immediatamente negato tutto, ma a quel punto i robo-trader avevano già premuto le loro chiavi di accensione e avevano trascorso il resto della settimana a tentare di cancellare le ferite del venerdì precedente.

Ma ora è anche abbondantemente chiaro che le presunte chiamate cinesi non sono mai avvenute e che Donald ha cercato di manipolare in modo grottesco i mercati, cosa per la quale qualsiasi CEO o altri addetti ai lavori sarebbero stati accusati in un baleno.

Anche gli addetti ai lavori della Casa Bianca hanno confessato il maldestro stratagemma. Il nostro punto non è quello di puntare il dito contro Donald, ma di sottolineare come la sua strategia (MAGA) sia sciocca e come il mercato azionario che cerca continuamente di far salire sia una testimonianza di decenni di follia monetaria delle banche centrali.

Quindi bisogna dirlo di nuovo: Donald è uno sconclusionato le cui opinioni su commercio, debito e denaro sono un chiaro pericolo per la prosperità; e ciò sta accadendo in un momento in cui i frutti economici marci di 30 anni di eruzione del debito e stampa di denaro da parte della FED stanno avvelenando definitivamente l'economia.

Per quanto riguarda la questione dei nostri banchieri banchieri centrali keynesiani, Trump ha superato sé stesso, dimostrando che la nave di sciocchi domiciliata nell'Eccles Building non può reggere il confronto con e sue gigantesche insensatezze.

Ed è anche un promemoria del perché Donald non si preoccupi dei conti fiscali emorragici della nazione. Durante i suoi primi 31 mesi in carica, e nel più lungo ciclo economico della storia, ha aggiunto $2,700 miliardi al debito pubblico, ma pensa che sia solo una fortuna che il governo tedesco venga pagato per prendere in prestito denaro.

Al contrario, la corsa verso il basso da parte dei tassi d'interesse è una catastrofe finanziaria storica, non una sorta di competizione internazionale che Donald sta perdendo; e se gli altri leader del G-7 fossero "ignari" della distruzione al rallentatore dei loro mercati obbligazionari e dei sistemi bancari europei, allora scemi sarebbe un termine migliore per le loro condizioni mentali.

  • Germania: -0,71%
  • Belgio: -0,38%
  • Olanda: -0,58%
  • Francia: -0,44%
  • Italia: 0,98%
  • Spagna: 0,05%
  • Portogallo: 0,09%
  • Grecia: 1,57%

I rendimenti ridicoli qui sopra ci dicono che gli speculatori e gli sciocchi hanno spinto i prezzi delle obbligazioni a livelli ben al di sopra della parità e, quindi, assisteremo ad enormi perdite di capitale al momento del rimborso o della correzione del mercato.

Il decennale italiano, ad esempio, è stato emesso di recente con un coupon del 3,0%, il che significa che l'acquirente di oggi riceverà una perdita del 65% al momento del rimborso. Allo stesso modo, un anno fa le obbligazioni portoghesi venivano scambiate con un rendimento dell'1,87% e le obbligazioni spagnole all'1,46%, il che implica enormi perdite di capitale per gli speculatori che comprano ai rendimenti minimi di oggi.

Inutile dire che se la BCE è abbastanza sciocca da riavviare il QE e portare il suo tasso di deposito persino più in basso dell'attuale -0,40%, causerà letteralmente l'esplosione del sistema finanziario europeo con la Deutsche Bank in prima fila.

Eppure Donald vuole che la FED emuli questa follia, perché secondo lui la FED è "mentalmente" incapace di tenere il passo con le altre banche centrali del pianeta.

Quando si tratta di commercio, ovviamente, Donald è ancora più fuori di testa e la sua escalation nella guerra commerciale contro la Cina non ha lasciato spazio a dubbi.

Spingendo i dazi al 30% sui $250 miliardi di importazioni cinesi già tassate (più il 15% promesso per i restanti $300 miliardi), Donald si è spinto letteralmente oltre i limiti di qualsiasi parvenza di razionalità.

Vale a dire, quando l'intero pacchetto di dazi entrerà in vigore il 15 dicembre, e non abbiamo dubbi sul fatto che le cose andranno così, Donald avrà imposto una tassa di $122 miliardi, o il 22%, sull'afflusso annuale di $543 miliardi di merci dalla Cina.

Questo è così esagerato che possiamo dire con assoluta fiducia che nessun occupante dell'Ufficio Ovale, o consulente economico di alto livello, ha mai contemplato qualcosa di così tanto remoto. Infatti nessuno nell'attuale Casa Bianca, a parte Donald e forse Peter Navarro, ha mai contemplato questo livello di insensatezza.

Il fatto è che tutto questo è sui generis. È la strana azione dell'ego scatenato di un uomo e della semplice idea che il sistema commerciale globale da $18.000 miliardi non sia altro che uno sport all'aria aperta in cui gli arbitri sono corrotti e l'America viene derubata.

Perfino il dazio del 10% di Nixon nel 1971 su tutte le importazioni era molto, molto meno stupido di questi di oggi. Venne progettato per costringere i governi esteri a rivalutare i loro tassi di cambio rispetto al dollaro (sic!), ma venne rapidamente abbandonato dopo che l'Accordo Smithsonian stabilì nuove parità, sebbene di breve durata, pochi mesi dopo.

Inoltre il dazio di Nixon era generale, non un missile termonucleare mirato singolarmente al più grande partner commerciale americano.

Tuttavia quest'ultimo aspetto è ciò che rende i dazi attuali di Donald così minacciosi per l'intera economia globale: sta danneggiando le complesse catene di approvvigionamento che riforniscono di prodotti finiti i magazzini della Cina e che poi quest'ultima esporta.

Pertanto, al fine di generare $543 miliardi di esportazioni negli Stati Uniti l'anno scorso e $2.490 miliardi in tutto il mondo, la Cina ha importato $2.130 miliardi di roba.

Ciò includeva $342 miliardi di semiconduttori, parti e apparecchiature di produzione, $175 miliardi di altri macchinari elettrici, $202 miliardi di macchinari meccanici e $102 miliardi di dispositivi ottici, fotografici, di misurazione e relativi beni strumentali d'alta ingegneria.

Ha anche importato $348 miliardi di petrolio, carbone e altri combustibili, $202 miliardi di ferro, alluminio, nichel e altri minerali metallici, e $83 miliardi di semi di soia, cereali, frutta, carne e altri prodotti agricoli.

Inutile dire che questo potenziale cuneo fiscale del 22% contro i prodotti finiti cinesi rispetto a quelli di tutti i suoi concorrenti globali, ha innescato un frenetico re-indirizzamento verso Paesi a basso salario: Vietnam, Indonesia, India, Malesia, Cambogia, Thailandia, Bangladesh, Pakistan, Brasile e Messico, solo per citarne alcuni.

Nel processo, ovviamente, le catene di approvvigionamento saranno massicciamente distrutte, gli investimenti sommersi nelle attuali rotte commerciali cinesi saranno deprezzati e l'incertezza e l'indecisione delle imprese diverranno dilaganti.

E in che momento storico l'economia globale viene inserita in questo tritacarne economico senza precedenti?

Beh, proprio nel momento in cui è stata sepolta sotto un debito da $250.000 miliardi, a riflesso di un'eruzione di $100.000 miliardi solo per disinnescare l'ultima crisi e le banche centrali hanno spinto i mercati obbligazionari globali sotto lo zero.

Vale a dire, hanno poco spazio per tagliare i tassi e qualsiasi ritorno al QE ucciderà qualsiasi rendimento positivo ancora in circolazione e quindi segnali di prezzo razionali nei mercati obbligazionari mondiali.

Quindi questa volta non ci sarà alcun salvataggio da parte delle banche centrali, o una rapida reflazione come dopo il marzo 2009. La grande recessione trumpiana si diffonderà ai quattro angoli del pianeta e durerà per diversi anni a venire, mentre il debito pubblico, delle famiglie e commerciale accumulatosi sin dal 2007 innescherà fallimenti e svalutazioni di entità mai viste prima.

Quindi la domanda è: perché Donald sta rischiando la grande recessione trumpiana nella sua sciocca guerra commerciale contro la Cina?

  1. La presunta minaccia tecnologica della Cina;
  2. Il coro di K-Street sul presunto furto commerciale cinese di segreti commerciali e brevetti;
  3. La piagnucolosa campagna Fortune 500 su come i loro investimenti vengono maltrattati quando scelgono volontariamente di mettere in campo beni e operazioni nello Schema Rosso di Ponzi;
  4. Lo squilibrio commerciale bilaterale che ha visto le importazioni cinesi da $543 miliardi nel 2018 ridotte a soli $120 miliardi esportati in Cina da società domestiche statunitensi.

Basti pensare che il n° 1 è un caso palese del bue che dà del cornuto all'asino. La fonte delle intrusioni informatiche ostili negli affari di altri Paesi, e in particolare i loro settori militari e tecnologici connessi, è il budget da $80 miliardi della cosiddetta US Intelligence Community (IC).

Qual Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online