La Tassa di Concessione Governativa sui cellulari va pagata. Per la Cassazione è legittima

Niente da fare per chi sperava di eliminare l'imposta di concessione governativa per il telefonino

Brutte notizie per i titolari di abbonamento con le compagnie telefoniche: la tassa di concessione governativa sui cellulari si continuerà a pagare.

E’ quanto stabilisce la recente sentenza – la numero 23052 – della Corte di Cassazione che ha definito legittima l’imposta e stroncato proteste e polemiche provenienti dalle associazioni dei consumatori che avevano chiesto rimborsi per aziende e cittadini.

La tassa è pari a 12,91 euro mensili per le utenze di business e a 5,16 euro per i clienti privati.

Il dibattito nato sulla vicenda è legato al fatto che in regime di concorrenza privata dovrebbe automaticamente essere abrogato l’articolo 21 della tariffa allegata al dpr n. 641/1972, che indica tra gli atti soggetti alla concessione governativa “la licenza o documento sostitutivo per l’impiego di apparecchiature territoriali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione”.

Una licenza che nel libero mercato non ha alcun senso, ma non per la Cassazione.

La sentenza infatti spiega che allo stato attuale la fornitura di servizi di comunicazione elettronica è ancora “soggetta a un’autorizzazione generale, che consegue alla presentazione della dichiarazione, resa dall’interessato, di voler iniziare la fornitura è costituente denuncia di inizio attività”. Il legale dell’Anci – che rappresenta circa 200 amministrazioni comunali – non è però convinto di questa lettura: “Rispettiamo la sentenza ma non la condividiamo. Anche il procuratore generale ha sposato le nostre tesi” – sottolinea il legale – “ ribadendo che il tributo è illegittimo. In primis perché l’articolo 160 del dlgs n. 259/2003 disciplina ipotesi diverse rispetto ai cellulari. E soprattutto perché l’ingresso nel mercato e l’erogazione di servizi di telefonia sono attività libere. Non c’è alcuna controprestazione dello Stato che giustifichi la tassa. Siamo fiduciosi che l’indirizzo assunto da questa sentenza possa essere ribaltato in un futuro prossimo”.

La sentenza della Cassazione rappresenta una netta inversione di marcia rispetto a quanto accaduto dal 2009 a oggi. In questi anni infatti decine di comuni del Nordest hanno chiesto all'Agenzia delle entrate i rimborsi della Tcg versata, infatti, in oltre 180 casi Ctp e Ctr hanno dato ragione agli enti locali (si veda, tra gli altri, ItaliaOggi del 25 gennaio 2011).

I verdetti pro-contribuenti sono stati circa il 95% del totale sembravano aver indirizzato definitivamente una vicenda che vale complessivamente circa 2,4 ,miliardi di euro e su cui sia le Entrate sia il Mef hanno sempre mantenuto una posizione rigida sull'argomento, nonostante le sconfitte in commissione tributaria.

Ma adesso è tutto da rifare.