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Tassi, il dilemma della Bce fra inflazione e recessione

(Adnkronos) - Affrontare il problema dell'inflazione ma con un alto rischio di recessione nell'Eurozona oppure adottare un approccio più cauto ma con il pericolo di un ulteriore indebolimento dell'euro. Ha molte ‘facce’ il dilemma che deve affrontare la Bce in occasione della riunione del Consiglio direttivo che con un rialzo atteso dei tassi di 50 punti (ma più probabilmente di 75) li riporterà tutti in positivo dopo molti anni. Una decisione che arriva dopo quelle di tutte le altre grandi banche centrali, a loro volta decisamente aggressive nell’irrigidimento delle rispettive politiche monetarie.

Per Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P, dopo essere rimasta un po’ insetro rispetto alla Fed “la BCE deve fare molto di più sui tassi, poiché le prospettive di inflazione a breve termine continuano a deteriorarsi, mentre l'attività e il mercato del lavoro rimangono abbastanza resistenti. Come minimo, per tornare in territorio neutrale, la politica monetaria dovrebbe aumentare il tasso di deposito di 100 punti base rispetto a quello attuale”. Broyer ricorda come alcuni membri del Consiglio siano per una logica da piccoli passi, visto che “aumentare il tasso di deposito di 50 punti base questa settimana, incrementando al contempo il tasso repo e il tasso di rifinanziamento marginale di 75 punti base, potrebbe contribuire a normalizzare ulteriormente le condizioni monetarie senza sconvolgere eccessivamente le condizioni di finanziamento”.

Secondo Frederik Ducrozet, di Pictet Wealth Management "dopo la svolta 'hawkish' a Jackson Hole, è probabile un rialzo dei tassi di 75pb a settembre ed è improbabile che la BCE sorprenda in senso 'dovish': l'obiettivo principale della BCE sarà quello di anticipare la stretta monetaria, a prescindere dalle interruzioni, fino a quando i tassi raggiungeranno un livello più "neutrale", tra l'1% e il 2%. Ma continuiamo a credere che la Bce sospenderà il suo ciclo di rialzi in una recessione che appare ogni giorno più grave, anche se la normalizzazione delle politiche potrebbe riprendere più avanti, nel 2023".

Per Gergely Majoros, membro del Comitato investimenti di Carmignac, “la situazione che la BCE si trova ad affrontare è diventata molto delicata. Viste i recenti segnali di un rialzo dei dati sull'inflazione al di là delle pressioni sui prezzi dell'energia e il notevole indebolimento dell'euro, di per sé inflazionistico, riteniamo che la probabilità di un rialzo dei tassi dello 0,75% per la prossima riunione della BCE sia aumentata in modo significativo. La domanda principale, tuttavia, è se la Bce indicherà un cambio di strategia per i restanti meeting di quest'anno”. “Poiché la Bce è desiderosa di colmare il divario che la separa dalla neutralità il più rapidamente possibile, riteniamo che sia altamente probabile un'accelerazione dei rialzi dei tassi d'interesse a 75 punti base per volta. I rialzi dei tassi potrebbero infatti essere molto più difficili da realizzare nel 2023, a causa del contesto potenzialmente recessivo, del superamento del picco di inflazione e della pausa del ciclo di rialzi della Fed statunitense”.

Valutando lo possibili scelte di Francoforte, gli analisti di Ebury osservano come “l'annuncio di venerdì scorso da parte di Gazprom che avrebbe chiuso il gasdotto Nord Stream 1 "a tempo indeterminato" non solo induce un chiaro rischio al ribasso per l'economia, ma rappresenta una motivazione in più per adottare un approccio leggermente più cauto nell'inasprimento delle politiche. Prevediamo che tutto ciò si rifletterà in una serie di comunicazioni più accomodanti del presidente Lagarde, in una revisione al ribasso delle previsioni del Pil di questo mese per il 2022 e nell'ammissione che una lieve recessione tecnica potrebbe essere in arrivo nell'area dell'euro alla fine del 2022 o all'inizio del 2023. Detto questo, riteniamo che l'entità dell'aumento sarà ampiamente dibattuta tra i policy makers. Alcuni membri della Bce hanno già espresso preoccupazione per un ritmo più rapido di normalizzazione delle politiche monetarie, incluso il capo economista Lane, che la scorsa settimana ha sollecitato un 'ritmo costante' di aumenti dei tassi di interesse. Riconosciamo il merito di tale argomentazione, in particolare il rischio di una maggiore frammentazione e la possibilità che la banca possa essere costretta ad attivare il suo strumento di protezione (TPI). Tuttavia, riteniamo che il rischio di lasciare che l'inflazione sfugga al controllo sia troppo alto e che la maggior parte dei membri sarebbe d'accordo con questa valutazione”.

Da eToro l’analista Gabriel Debach, spiega che “i futures sul mercato monetario non credono che prevarrà la posizione “accomodante”, prezzando quello che sarebbe il più grande rialzo della Bce, insieme ad ulteriori aumenti fino al 2% entro febbraio” anche se “l’impatto della decisione sul versante di lotta all’inflazione resta incerto. Di sicuro aumenterà i rischi di recessione, già alti in Europa, ma consentirà di poter sfruttare eventuali politiche di supporto, tagli dei tassi, in tale futuro scenario.

Filippo Diodovich, Senior Market Strategist IG Italia, ricorda come “gli ultimi dati sull’inflazione di agosto (al 9,1% annuo) hanno aumentato le probabilità di un incremento molto significativo che ha portato qualche addetto ai lavori a pensare anche a un rialzo di 100 punti base sulle pressioni dei paesi della Zona Euro con un indice dei prezzi al consumo su livelli astronomici (come i paesi baltici superiore al 20%, Estonia al 25,2%, Lituania 21,1% e Lettonia 20,8%)”. “E’ evidente – osserva - che all’interno del Consiglio Direttivo ci siano opinioni molto differenti” con alcuni atteggiamenti ‘soft’ come quello del capo economista Philip Lane e del membro del Consiglio Direttivo della Bce, l’italiano Fabio Panetta, “che aveva sostenuto un atteggiamento più soft sul rialzo dei tassi per evitare di portare i paesi della Zona Euro in recessione”.

“Le nostre aspettative sono fissate per un rialzo da parte della Banca Centrale Europea di 75 punti base” perché – aggiunge - l’Eurotower “deve mostrare, a nostro avviso, un atteggiamento hawkish, per evitare che il cambio eurodollaro possa evidenziare ulteriori accelerazioni ribassiste in quanto ciò comporta ulteriori pressioni di crescita sui prezzi”.

Da Vontobel, infine, Claudia Fontanive-Wyss e Mondher Bettaieb-Loriot ricordano che "il mercato prezza fortemente un rialzo di 75 punti base per la riunione di domani, rafforzato dai commenti da “falco” di vari membri della Bce negli ultimi giorni. Solo Philip Lane sembra avere qualche riserva, sostenendo un approccio più misurato. Ci piacerebbe vedere un rialzo di 75 punti base, poiché riteniamo che i dati siano a favore di un'azione immediata piuttosto che tardiva, mentre non escludiamo del tutto la possibilità di un rialzo di 50 punti base".