Tax shelter, cos'è e come funziona

La definisce "una vergogna" l'attuale situazione della cultura in Italia il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, intervenendo ieri agli Stati Generali della Cultura, iniziativa promossa da Il Sole 24 Ore, l'Accademia Nazionale dei Lincei e l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.
Una situazione che però - secondo il ministro - era inevitabile, perchè ha visto il taglio delle risorse in questo settore per gestire "un'emergenza clamorosa" che ha spinto il governo a non dare "la necessaria importanza alla cultura". Perchè il Paese, continua, "rischiava di perdere tutto, il welfare, gli stipendi pubblici e la sovranità".

La promessa è quella di impegnarsi seriamente, passata l'emergenza, nella promozione e lo sviluppo delle attività culturali in Italia, invitando però a non puntare solo su investimenti e nuove risorse, perchè "non ci sono". Al contrario, per promuovere la cultura, continua il ministro "bisognerà usare in modo più intelligente il Fisco [...] con meccanismi come il Tax shelter che ha permesso di attivare nel cinema investimenti che altrimenti non sarebbero arrivati", meccanismi che altri Stati europei - vedi Regno Unito e Francia - applicano da anni.

Ma cosa è il Tax shelter?  Consite in un'agevolazione fiscale specifica per il mondo cinematografico. Permette la detassazione degli utili di impresa "con la possibilità di beneficiare di uno scudo fiscale - come spiegato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  Direzione Generale per il Cinema -  per la parte di utili investiti nella produzione e nella distribuzione cinematografica".
Possono beneficiare di questa agevolazione - stabilita attraverso il decreto 7 maggio 2009 e prorogato fino al 2013 - tutte le imprese di produzione cinematografica, richiedendola direttamente nella dichiarazione dei redditi "relativa all’esercizio cui si riferiscono gli utili accantonati" e viene garantito a condizione che il cosidetto "visto censura" del film su cui versa l'istanza sia richiesta entro 18 mesi dalla data di approvazione del bilancio.

Requisito fondamentale affinchè le case di produzione possano beneficiare di questa detassazione è il riconoscimento dell’eleggibilità culturale dei film prodotti, che viene garantita dalla Direzione generale per il Cinema. Ciò significa che deve essere assicurata la matrice culturale italiana o europea dei film. Un mese prima dell'approvazione del bilancio, oltre a questa "garanzia", la casa di produzione deve presentare al Mibac la modulistica necessaria, tra cui: l'indicazione dell'utile accantonato di cui si chiede la detassazione, l'indicazione di massima del costo complessivo di produzione, del totale di giornate di ripresa previste, di quelle previste sul territorio italiano e delle spese che si prevede di sostenere all'estero. E ancora, la richiesta del riconoscimento di film difficile o con risorse finanziarie modeste o con entrambe le qualifiche, oppure il bilancio d'esercizio cui si riferiscono gli utili destinati alla produzione delle opere agevolabili.

Attualmente, viene applicato solo il Tax shelter interno, che garantisce fino al 100% degli utili reinvestiti in produzione di film di nazionalità italiana, mentre quello esterno - che consiste nel 30% degli utili reinvestiti - al 2011 era ancora inapplicato.
Dati del Ministero dimostrano che al 2011 le società che hanno presentato domanda per il Tax shelter sono state due, con una richiesta totale di 6 milioni di euro, di cui sono stati concessi circa 3 milioni di euro per una singola pratica.

Il Tax shelter, assieme al tax credit e al Fus, è un meccanismo di finanziamento "indiretto" del settore cinematografico e dell'audiovisivo, che va ad affiancarsi a quello diretto del sostegno pubblico, da anni ormai ampiamente in crisi.