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Telecom Italia, da Kkr proposta non vincolante da 10,8 mld, titolo +30%

·4 minuto per la lettura
Il logo di Telecom Italia per il marchio TIM

MILANO (Reuters) -Telecom Italia (Tim) vola in borsa dopo che ieri il consiglio di amministrazione ha esaminato una manifestazione di interesse non vincolante da parte del fondo statunitense Kkr che punta a ottenere il controllo del gruppo, valutato 10,8 miliardi di euro.

Kkr ha indicato l'intenzione di effettuare una possibile operazione sulle azioni Tim attraverso un'offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni ordinarie e di risparmio della società, volta al delisting, si legge in una nota diffusa ieri sera dal gruppo di tlc.

Il prezzo indicato dal fondo Usa per la possibile offerta è pari a 0,505 euro per azione ordinaria o risparmio, un premio del 45,7% per le azioni ordinarie rispetto alla chiusura di venerdì.

Il titolo mette a segno un rialzo del 30,25% a 0,4513 euro, dopo essere salito fino a 0,4608. Molto vivaci i volumi, pari a oltre 11% del capitale ordinario e a quasi 15 volte la media a 90 giorni. Le risparmio sono balzate del 29,53% a 0,454.

La manifestazione di interesse sarebbe soggetta alla condizione del raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale sociale di entrambe le categorie azionarie, prosegue la nota.

La manifestazione di interesse è stata qualificata da Kkr "amichevole" - si legge ancora nel comunicato - e aspira ad ottenere il gradimento degli amministratori della società e il supporto del management. Allo stato è condizionata tra l'altro allo svolgimento di una due diligence confirmatoria di durata stimata in quattro settimane, nonché al gradimento da parte dei soggetti istituzionali rilevanti (la società è soggetta al Golden Power).

Il governo seguirà con attenzione gli sviluppi della manifestazione di interesse "e valuterà attentamente, anche riguardo all'esercizio delle proprie prerogative, i progetti che interessino l'infrastruttura", ha commentato il Mef in una nota.

L'interesse di investitori esteri in aziende italiane è definito "una notizia positiva per il paese" e sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto, aggiunge il Mef.

La mossa di Kkr arriva in un momento cruciale per l'AD del gruppo telefonico Luigi Gubitosi, sotto il fuoco delle critiche dell'azionista Vivendi, dopo due profit warning in tre mesi.

E' stato proprio Gubitosi a fare l'accordo, lo scorso anno, con il fondo di investimento newyorkese, che ha preso per 1,8 miliardi il 37,5% di Fibercop, la società propietaria della fibra per l'ultimo miglio di Tim.

Il piano di Kkr, che ha come adviser JPMorgan, Citi e Morgan Stanley, sarebbe quello di separare la rete fissa dal gruppo per poi essere gestita in un sistema regolamentato, sul modello delle reti elettriche e del gas di Terna e Snam, secondo due fonti vicine al dossier.

"L'obiettivo del governo è assicurare che questi progetti siano compatibili con il rapido completamento della connessione con banda ultralarga, secondo quanto prefigurato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con gli investimenti necessari nello sviluppo dell'infrastruttura, e con la salvaguardia e la crescita dell'occupazione", ha detto ieri il Tesoro nella nota in cui prende atto della manifestazione di interesse di Kkr.

Il piano di unire la rete fissa di Tim con quella della rivale Open Fiber, riproposto da Gubitosi e sostenuto dal precedente esecutivo, durante il governo guidato da Mario Draghi si è per ora arenato.

PREZZO TROPPO BASSO

Vivendi, che preme per sostituire Gubitosi considerandolo una soluzione a breve scadenza, secondo una persona vicina al gruppo media francese ritiene che la proposta di Kkr non valorizzerebbe adeguatamente Tim.

Il gruppo francese ha una posizione in perdita sul suo 24% dopo aver pagato in media Telecom 1,071 euro per azione. Secondo un portavoce resta impegnata per lavorare assieme alle autorità e le istituzioni italiane per il successo a lungo termine di Tim.

Anche i fondi di private equity Cvc e Advent hanno studiato possibili piani strategici per Tim, lavorando con l'ex AD del gruppo Marco Patuano, ora senior adviser di Nomura in Italia, ma hanno negato di avere contatti con Vivendi.

Il secondo maggiore azionista di Tim, dietro Vivendi, è Cdp, che ha una quota appena sotto il 10%.

La rete è un asset chiave che sostiene il peso del debito del gruppo, 29 miliardi quello lordo, che è stato tagliato a 'BB' da S&P venerdì.

(In redazione Sabina Suzzi, Stefano Bernabei)

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