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Terapie intensive cardio convertite Covid. "Rischio a breve più morti d'infarto che per virus"

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·1 minuto per la lettura
(Photo: sudok1 via Getty Images)
(Photo: sudok1 via Getty Images)

Malati di cuore gravi e infartuati potrebbero rischiare, in caso di bisogno, di non trovare posto nelle terapie intensive cardiologiche, che in questa situazione di emergenza pandemica vengono convertite in molti casi in terapie intensive Ciovid. La denuncia arriva dalla Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce).

“Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali a danno dei pazienti cardiologici. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica e convertite in terapie intensive Covid. Il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid”, è l’allarme della Foce. L’infarto, spiegano gli specialisti, è “tempo-dipendente e va garantita l’operatività delle strutture”. Ciò vuol dire, chiariscono il vicepresidente Foce Ciro Indolfi e il segretario Francesco Romeo, che la “tempestività dell’intervento fa la differenza fra la vita e la morte. Non possiamo permettere il depotenziamento dei centri”.

“Durante la prima ondata della pandemia, uno studio della Società Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali italiani, ha valutato la mortalità dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno - afferma Indolfi, anche presidente SIC -. A marzo 2020, si è registrata una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13,7% dal 4,1%. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. La tempestività dell’intervento può fare la differenza fra la vita e la morte. Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.